Aprite bene le orecchie, musei del mondo, e siate felici! Finalmente il virtuale è anche per voi, alla portata delle vostre tasche. Finalmente oggi è caduta anche l'ultima barriera, quel teatro virtuale dove, indossando occhiali stereoscopici, si ammira la scena in tre dimensioni provando l'esaltante illusione di esservi fisìcamente immersi. Fino a ieri potevano permetterselo solo grandi aziende o importanti istituti di ricerca. Ora è in commercio anche una versione portatile. L'abbiamo sperimentata il 4 ottobre scorso a Roma al workshop italo-statunitense su «La ricostruzione del paesaggio archeologico con tecnologie digitali». L'ha realizzata la Barco e costa circa 20.000 euro. Ma c'è già chi il teatrino se l'è fatto in casa spendendo attorno ai 5.000 euro. Insomma i costi si stanno abbattendo, proprio come una decina di anni fa l'abbattimento del costo del software, e in seguito la possibilità di lavorare in 3D anche su personal computer, hanno consentito al virtuale di entrare anche nel povero mondo dei beni culturali. Non è più proibitivo costruirsi la propria «macchina del tempo». Offrire a tutti la possibilità di rivivere il passato, muoversi al suo interno per capirlo meglio. In modo immediato, percettivo, coinvolgente. Anche perché, collegando la ricostruzione virtuale a database, è possibile organizzare "visualmente" un'infinità di informazioni. Come in un videogame, si fa click e le informazioni appaiono. Tecniche destinate agli addetti ai lavori, più discorsive se pensate per tutti. Al workshop regnava la convinzione che il 3D real-time sia lo strumento del XXI secolo così come le diapositive lo sono state del XX. Si diceva che presto non potremo più farne a meno. A condizione che sia un 3D realizzato sulla base di dati scientifici. «Qui c'è solo gente che, zaino in spalla, i dati se li va a pigliare sul campo», chiarisce Maurizio Forte del Cnr, l'anima del workshop. Un chiarimento necessario perché nel settore c'è ancora tanta confusione, non c'è ancora un vero distinguo tra l'antichità di cartapesta che fa solo spettacolo, e il prodotto "scientifico" che diventa reale strumento di conoscenza e di divulgazione. Per capirci, c'è la ricostruzione di Roma antica del Gladiatore di Ridley Scott, fantastica e variopinta. E c'è quella del Cultural Virtual Reality Lab di Ucla dirette da Bernard Frischer, meno spettacolare ma basata sui rilievi più precisi dei monumenti e sugli ultimi studi filologici. Un'opera colossale in fieri da oltre sei anni. Che però, come un po' tutto il virtuale "serio", è ancora appannaggio di pochi pionieri. Gente che si lancia in temerari esperimenti sia nell'acquisire dati dalla realtà che nel visualizzarla. Che si accanisce su come coniugare accuratezza e rapidità d'uso. Gente che comunque, se sa oramai gestire con relativa disinvoltura la resa in 3D di singoli monumenti, si trova ancora in una terra incognita quando si avventura nella ricostruzione di un intero paesaggio, ricercando a fatica il metodo ottimale per far convivere dati georeferenziati della ricerca geologica, archeologica, botanica. Al workshop si sono visti esperimenti come il paesaggio di Axum, già noto ma perfezionato con effetti speciali sonori e meteorologici, e il neonato parco dell'Appia antica. Ma sono anche emersi i germi della svolta. Si è finalmente parlato di andare oltre gli asettici e noiosi paesaggi virtuali per farli diventare più spettacolari e soprattutto animati. Insomma più appetibili per il pubblico. Come? Per Maurizio Forte non ci sono dubbi, bisogna servirsi dei software da videogame. Un bel passo per far finalmente uscire la cultura 3D dal nucleo di pionieri e farla diventare patrimonio condiviso. Ma poi, avremo seri professionisti a sufficienza? È il chiodo fisso di Marco Caiani del Politecnico di Milano, pioniere del 3D ora tutto proiettato sulla didattica, con 900 allievi l'anno. Anche per questo, musei del mondo grandi e piccoli, aprite le orecchie. Oramai il virtuale è davvero per tutti voi.
Anche tu puoi diventare virtualmente archeologo
Il virtuale è finalmente entrato nel mondo dei beni culturali, consentendo la ricostruzione di paesaggi e monumenti in 3D. Le tecnologie digitali consentono di creare teatri virtuali dove si può ammirare la scena in tre dimensioni, provando l'illusione di essere fisicamente immersi. I costi si stanno abbattendo, rendendo accessibile anche la ricostruzione virtuale per piccoli istituti e musei. Il workshop italo-statunitense su La ricostruzione del paesaggio archeologico con tecnologie digitali ha mostrato esempi di paesaggi virtuali come Axum e il parco dell'Appia antica. Si è discusso anche sulla possibilità di utilizzare software da videogame per rendere i paesaggi virtuali più spettacolari e animati.
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