Nel giro di una manciata di anni dal nulla è spuntato un quartiere nella frazione di Porchera, a due passi dalla provinciale La giunta di centrosinistra ha perso il capogruppo, che si è dimesso in segno di protesta: «Troppo cemento in quell'area» Un quartiere spuntato dal nulla e che, nel giro di pochi anni, ha letteralmente trasformato il paese. Accade a Olgiate Molgora, profonda Brianza meratese. Già, perchè non esiste soltanto «il lago ferito». C'è anche un «paesaggio ferito». E la Brianza, la verde Brianza di una volta, è un po' il simbolo di un processo di cementificazione che sembra inarrestabile. Olgiate Molgora, dunque, tra Porchera e San Zeno, proprio in fondo a via Cantù ed a fianco della nuova rotonda di Beverate: decine di palazzine hanno occupato quella che fino a qualche anno fa era una zona verde. «Residenziale di completamento», lo chiamano gli urbanisti e gli amministratori. Ma in realtà è un artificio tecnico per dire «cemento a go-go» come, assai più prosaicamente, lo chiamano i cittadini. A parte forse quelli che ci sono andati ad abitare, ma si tratta di una minoranza. Il colpo d'occhio è imbarazzante. Soprattutto per chi conosce come era quella zona di Olgiate. Lo stesso sito internet del Comune - con un eccesso di enfasi - definisce Porchera «nucleo storico dall'intatto aspetto medioevale». Adesso di medioevale non c'è proprio nulla ma soltanto una selva di abitazioni - alcune delle quali di indubbio gusto architettonico, sia chiaro - che si estendono a macchia d'olio dal cimitero di San Zeno fino alla strada provinciale 72, battuta da qualcosa come 20 mila mezzi al giorno. Si tratta dei piani di lottizzazione decisi dalle amministrazioni comunali guidate da Renato Sala prima e da Alessandro Brambilla ora (tutte di centrosinistra) e che hanno provocato - tra le altre cose - anche le dimissioni del capogruppo di maggioranza Roberto Pezzuto che ne contestava la necessità e le dimensioni. «Ho più volte sottolineato come il piano regolatore approvato nel 2000 in fase di pianificazione attuativa di alcuni piani di lottizzazione sia stato ripetutamente adattato alle esigenze dellinteresse privato dei vari imprenditori senza tenere in sufficiente considerazione limpatto negativo di tali adattamenti sulla qualità della vita del nostro paese»: questo diceva Pezzuto nel lasciare l'incarico. Nessuno lo ha richiamato, naturalmente. Si è letto qualche frase di circostanza (le colpe non sono nostre, ecc) e avanti tutta. Anche adesso le gru sono al lavoro per finire il complesso di nove palazzine della «Residenza i Giardini», l'ultimo monumento al cemento residenziale spuntato come un fungo proprio a margine della rotondina in fondo a via Cantù, tra via Parini e via Stoppani. Nove palazzine da dodici appartamenti ciascuna, anche gradevoli esteticamente, con mattoni a vista e tetti in legno, ma con un impatto al suolo impressionante. Cento nuove famiglie strette in nove palazzi a pochi metri di distanza uno dall'altro «in stile Cinisello», come dice l'ambientalista calchese Anselmo Brambilla. Addirittura uno dei balconi si affaccia direttamente sulla strada, con pochi centimetri di distanza, segno che si è voluto sfruttare tutto lo spazio disponibile fino all'ultimo pezzo di terra. Si aggiungono agli altri condomini, sempre raggruppati in pochissimo spazio, senza verde, che si trovano proprio dietro, ed a cui si accede da via Parini e che sono stati realizzati negli anni precedenti. Anche in questo caso non si è badato a nient'altro che allo sfruttamento intensivo dello spazio a disposizione, con l'aggravante di una interpretazione il più possibile elastica della legge regionale sui sottotetti che ha aumentato le volumetrie realizzabili, a tutto scapito degli spazi verdi, dei parcheggi, delle piazze e del verde. E' una prassi consolidata presentare un progetto di palazzine con solaio, poi giocare sul recupero dei sottotetti per aumentare la superficie da destinare ad abitazione in una fase successiva: meno costo per chi costruisce, più appartamenti da vendere, maggior guadagno. A corredo di questo quartiere c'è solo uno striminzito parco giochi per bambini proprio a lato della strada, ed a poche decine di metri dalla provinciale dove passano migliaia di auto al giorno. Anche se definirlo parco giochi è forse un eccesso: si tratta di un campetto di calcio in terra battuta dalle dimensioni di 30-40 metri per 15-20. Di negozi, naturalmente, neppure a parlarne. L'unica opera per così dire sociale è rappresentata dal nuovissimo e colorato asilo che però è stato costruito dalleFerrovie dello Stato in cambio della struttura requisita a Olcellera durante i lavori del raddoppio della Lecco-Milano. E non è cambiata neppure la strada: quella striscia di asfalto che prima serviva una frazione residenziale adesso deve servire - con le stesse dimensioni - un quartiere che potrebbe fare comune a sè. A quando le prime proteste per il traffico, la pericolosirtà, i bambini che non possono attraversare senza il rischio di essere travolti? La morale comunque è chiara. E' sorto un quartiere con almeno cinquecento abitanti nel giro di pochi anni. E una delle poche zone verdi di Olgiate Molgora è diventata terra di conquista. Tutto regolare, tutto certificato, tutto in ordine. Ma questa patente di legittimità - si chiedono in molti - giustifica davvero una simile colata di cemento? Olgiate Molgora, famoso sin dall'ottocento per le sue ville patrizie e i suoi giardini all'italiana, aveva davvero bisogno di questa svolta residenziale?
Olgiate, quella verde Brianza che non esiste più
Il comune di Olgiate Molgora, in Brianza, ha autorizzato la realizzazione di un quartiere residenziale con decine di palazzine in pochi anni. Il progetto è stato approvato dalle amministrazioni comunali guidate da centrosinistra, nonostante le dimissioni del capogruppo di maggioranza Roberto Pezzuto che ne contestava la necessità e le dimensioni. Il quartiere si è formato a spese della zona verde, che è stata sostituita da palazzine con mattoni a vista e tetti in legno. La zona è stata anche ridotta a un solo parco giochi per bambini, mentre mancano i negozi e le attività sociali.
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