Il genio, attorniato da vittorie alate, grifoni, sfingi, ha un copricapo moderno, a tre punte, che spicca beffardo nel rosso pompeiano. Ci troviamo fra gli affreschi dello studiolo di Augusto, una delle stanze della casa che il futuro imperatore s'era costruito in età repubblicana sul Palatino, il colle del potere, dove inizia la storia di Roma. Scoperte negli anni '70, dopo un restauro durato vent'anni, queste stanze che compongono l'ala est della casa saranno aperte al pubblico a partire dal 2 marzo 2008. L'annuncio ieri del ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli con il sindaco Walter Veltroni e il soprintendente archeologico Angelo Bottini. Con loro anche Claudio Baglioni, testimonial della campagna di Maratonarte. «Il restauro è frutto dell'impegno della città di Roma e dello Stato - ha detto Rutelli - È un evento straordinario». Dodici milioni di euro il finanziamento derivante dalla legge pluriennale di Roma Capitale, ai quali si aggiungeranno quelli derivanti da Maratonarte, oltre a 300mila euro assicurati dal World Monuments Fund Europe per il ripristino di alcune superfici pittoriche. Gli ambienti, tre sale al piano inferiore più una stanza al piano superiore, sono affrescati con gusto raffinato; scene di vita quotidiana, ma anche riferimenti a una architettura ideale secondo la metodologia di Augusto di volersi circondare di elementi tipici della Grecia. Alcuni soffitti a volta sono decorati con tecnica mista: affreschi e bassorilievi in stucco. Piuttosto anguste, le stanze potranno ospitare solo cinque visitatori per volta. Contestualmente alla casa di Augusto riaprirà anche la casa di Livia, aperta fino agli anni Ottanta. «Roma non è come Madrid, dove per scavare una metropolitana si può procedere con le ruspe - ha detto Veltroni - Ogni due centimetri si trovano cose. Roma è una scatola a sorpresa». Due giorni fa le ultime due sempre sul Palatino. Scavando nel criptoportico che sostiene gli orti farnesiani, a due passi dalla casa di Augusto, sono state scoperte due splendide ali in marmo probabilmente di una monumentale vittoria alata e una statua, sempre in marmo, alta due metri. Probabilmente è la rappresentazione di un principe divinizzato; il panneggio che gli copre le gambe ha ancora tracce di colore. E si annuncia un'altra sorpresa il 21 dicembre prossimo, quando l'archeologo Andrea Carandini riferirà su alcune scoperte riferibili al Lupercale, la grotta nella quale la leggenda vuole siano stati allattati dalla lupa Romolo e Remo, scoperto a luglio sotto le fondamenta della casa di Augusto.