UNA fiera sul contemporaneo che, a dieci anni dalla nascita, è considerata un appuntamento da non perdere per il mondo dell'arte internazionale, anche per quello più snob. Con un contorno di eventi che vanno dalle visite esclusive alle raccolte private organizzate per i collezionisti stranieri all'apertura in notturna delle gallerie, con vernissage che si susseguono in ogni angolo della città. Mostre che spaziano dall'antico al contemporaneo, passando per l'Impressionismo e la Metafisica e alcune incursioni nella fotografia, nel cinema, nella pubblicità. E poi le «Luci d'Artista», museo a cielo aperto. Che cosa succede a Torino? E' forse diventata una capitale dell'arte? Abbiamo girato la domanda a Francesco Bonami, curatore del Museo d'arte contemporanea di Chicago, direttore della Biennale di Venezia e anche della torinese Fondazione Sandretto, dove giovedì si è aperto con la mostra «Lei» l'anno dedicato alle donne nell'arte. Bonami, dopo tanti sforzi Torino ce l'ha fatta? «Già da qualche anno era la città italiana più viva per l'arte, ora sta raccogliendo i frutti di un lavoro sul contemporaneo che negli ultimi cinque o sei anni è stato davvero intenso. In questi giorni "Artissima" ha calamitato gente da tutto il mondo: una conferma in più che ci troviamo di fronte a una realtà ben strutturata». In che senso? «Nel senso che Torino dispone di spazi, energie, elementi importanti. Ci sono due musei come Rivoli e la Gam e c'è la Fondazione Sandretto, che si propone come una «Kunsthalle». Per non parlare delle importanti collezioni private e gallerie. Insomma, ha le carte per giocare su un piano europeo, internazionale. I frutti si iniziano proprio a vedere, grazie anche a un investimento ragguardevole da parte degli enti pubblici e dei privati, che ci hanno creduto. E hanno puntato anche sui giovani, penso a iniziative come Big. Ecco, Torino sta dando un segnale forte al resto d'Italia, sta dimostrando che se si crede in un programma e lo si persegue i risultati arrivano». Lei si divide fra gli Stati Uniti e l'Italia, il suo è il punto di vista di chi giudica da un osservatorio internazionale, ma i torinesi non sembrano altrettanto convinti del traguardo raggiunto. Che ne pensa? «Non credo che questo sia un problema torinese, se mai italiano. Qui si è scettici per natura, succede anche a Firenze o a Milano, dove finora non si è fatto molto. Ci vuole tempo perché le cose sedimentino: poi le apprezzeranno anche i cittadini più distratti. Non so se abbia ancora un senso parlare di «torinesità»: lei pensa che a Berlino esista la questione di uno specifico berlinese, o a Parigi e Londra? Oggi c'è un pubblico internazionale, bisogna investire e avere fiducia, il discorso vale ormai anche per Torino». In questi giorni la città è letteralmente invasa da iniziative ar-tistiche: non c'è il rischio di una certa dispersione? «No, va tutto bene, purché ci sia la qualità. Anche perché esiste un pubblico vasto, che non ha gusti uniformi. Ci sono i visitatori che prediligono l'antico, altri sono più attratti dal contemporaneo: la possibilità di scegliere rafforza e crea vasi comunicanti, chi va a vedere le mostre classiche poi può spostarsi verso l'arte più recente. Penso ancora a città come New York, Parigi e Londra, dove è normale che l'offerta sia vasta e differenziata. A Torino, lo ripeto, ci sono concretezza e solidità di programmazione. La mostra sull'Africa ha avuto una pagina di presentazione su "Le Monde": un segno in più che la qualità è ritenuta alta».
La città più viva nell'arte. Giusto premio per Torino
La città di Torino sta raccogliendo i frutti di un lavoro intenso negli ultimi cinque o sei anni per diventare una capitale dell'arte. L'evento "Artissima" ha attirato gente da tutto il mondo, confermando la realtà ben strutturata della città. Torino dispone di spazi, energie e elementi importanti, come due musei e una fondazione, e ha investito in giovani artisti con iniziative come Big. I torinesi sono scettici del traguardo raggiunto, ma il punto di vista di Francesco Bonami, curatore del Museo d'arte contemporanea di Chicago, è che la città sta dimostrando di avere fiducia e di investire nel programma.
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