SONO STATI I COLORI, rosso pompeiano a sfumare ora nell'amaranto ora nel geranio, verdemare, giallo sulfureo, la ricompensa ad una mattinata nebbiosa e piovosa sul Palatino: dove, fidando (troppo) in un regalo di sole, si era programmata una poetica visita e conferenza stampa in itinere, con Francesco Rutelli, Walter Veltroni, e i Soprintendenti, Angelo Bottini ed Eugenio La Rocca, per andare a vedere la Casa di Augusto: che, miracolosamente e ancora soltanto parzialmente restaurata - la si è cominciata a scavare soltanto negli Anni Settanta, per iniziativa di Adriano La Regina - si potrà visitare, dal prossimo 2 marzo, in minuscoli gruppi di 5 persone alla volta, vigilati dal personale della Soprintendenza. Perché è un gioiello prezioso e fragile questo labirintico insediamento: dove, e parliamo della parte restaurata, in quattro piccole "aule" si è ricomposto «quel favoloso puzzle di colori», (la frase è di Rutelli) di cui accennavo all'inizio. Affreschi, bassorilievi e stucco (quest'ultimo quasi completamente perduto) decoravano i quattro ambienti; e ci spiega l'ar-cheologa Silvana Rizzo, consigliere culturale del Ministro: «Erano frammenti minutissi-mi di pittura romana della fine del primo secolo a.C. che sono stati pazientemente recuperati, rinfrescati nei colori e rimessi sulle pareti, in questo cubicolo inferiore». Ma le meraviglie seguono nel grande oecus, ambiente di soggiorno e ricevimento, e nei locali denominati della rampa e del-l'antirampa: aldilà del tecnicismo - che ovviamente non mi appartiene - voglio provare a raccontare che cosa ho visto, pur strattonata nella bagarre che sempre si verifica quando, improvvidamente, si mescolano le troupes tv e noi obsoleti cronisti della carta stampata, con soltanto un paio d'occhi, una biro e un taccuino. Ma torniamo agli incantamenti: grottesche maschere teatrali e mirabili prospettive con archi e colonne e labili paesaggi tur-chesini... Poi in un affresco laterale apparentemente modesto, fatto rivivere nei toni delle foto ottocentesche virate in co-lor seppia, (da coloro che Veltroni ha dichiarato «I migliori restauratori del mondo»), scopro una «scena di vita quotidiana» nella Roma augustea: due donne, io le chiamerei «La matrona e la fanciulla», una alta e imponente, l'altra sottile e graziosa, chiacchierano sostando sull'angolo di una strada circondata da case altissime e strette... Ma saliamo al piano superiore, allo stu-diolo dell'imperatore. L'arche-ologa Silvana Rizzo, consulente culturale del Ministro, ci illustra la figura femminile - probabilmente una dea seguita da una donna anziana. «No, non è la nutrice, figura classica della cultura greca e romana. Forse é l'aruspice, l'indovina che suggerisce alla divinità femminile i comportamenti da scegliere». La Casa ospitò Augusto prima che diventasse imperatore. Ce lo dicono sia il Soprintendente Angelo Bottini che la dottoressa Irene Jacobbi - «È stata lei a seguire i tre decenni del restauro», sottolinea il Soprintendente, «è lei che dobbiamo ringraziare. .». E, all'origine, si trattava ella dimora di una ricca famiglia di epoca tardo-repubblica-na, (all'incirca il 30 a.C.). Riattraversiamo il peristilio, dove gli scavi dei grossi blocchi di tufo, le fondazioni della Biblioteca augustea, sono protetti da convenienti tettoie, ed arriviamo alla Casa di Livia. «Anche qui sono in corso restauri, perché -spiega Rutelli- le visite tu-ristiche ne avevano pregiudicato la conservazione». E questo è il nuovo problema del Palatino, invaso da turisti di tutto il mondo, in quantità mai viste prima. Si prevede quindi una diversa regolazione dei flussi. E Walter Veltroni sottolinea: «Francesco ed io, scambiandoci i ruoli, in tutti questi anni, abbiamo aperto alla città e ai turisti una quantità di luoghi unici al mondo, che prima erano chiusi. Dalla Galleria Borghese alla Casa di Augusto...». Quella frase, «scambiandoci i ruoli», è un invito alla candidatura di Rutelli alla carica di sindaco? Ma io non sono una cronista politica... Per cui - ed intanto è spuntato il sole meridiano tra i vapori rosei (e saran pure tossici..) della città - me ne torno felice a casa con la foto dell'ultimo dono estratto dalla "cassaforte" del Palatino: «Un'ala marmorea, forse di una Nike», dice entusiasta la appassionata archeloga Maria Antonietta Tomei. «Lo abbiamo ritrovato 48 ore fa...».