SONO I MUSEI, le chiese, i palazzi le più efficaci macchine del tempo sulle quali hanno fantasticati tanti scrittori e lettori - dice Cristina Acidini, soprintendente al Polo Museale fiorentino - dopo il pianerottolo del primo piano ci si trova nell'Europa del 700. Quel limpido verde dei muri ci porta a San Pietroburgo, a Vienna, altrove». È stato presentato ieri il restauro dello scalone e del ricetto lorenese degli Uffizi, il verde è uguale a quello, tipico dei Lorena, di quando nel 1781 Pietro Leopoldo volle dare un accesso nuovo alla Galleria che diventava primo museo pubblico. «Per avere la certezza che fosse proprio quello il verde originale, che ormai si era perso sotto tante ridipinture, siamo andati a controllare quello rimasto intatto da allora nella villa di Poggio Imperiale» dice Antonio Natali, direttore degli Uffizi. La luce, esaltata dalle pareti restaurate, avvolge tutta l'imponente scalinata dandole un' ariosità monumentale e leggera che davvero ricorda le atmosfere delle regge europee. Giunti al vestibolo ci accolgono i marmi antichi il cui restauro, diretto da Antonella Romual-di, è stato donato dall'Associazione Amici degli Uffizi e dalla sua "costola" statunitense che con 135mila euro ha permesso il restauro anche delle "Nozze di Caterina de' Medici" di Jacopo da Empoli. Il recupero allo splendore originario dello scalone e del ricetto era in programma alla fine degli imponenti lavori per realizzare i "Grandi Uffizi", ma la volontà di realizzarlo presto è stata più forte e i lavori sono iniziati prima e portati a fine in tempo di record. Si respirava un'evidente aria di soddisfazione ieri alla Galleria e Natali non ha esitato a dire che l'ex soprintendente Antonio Paolucci, ora chiamato alla direzione dei Musei Vaticani, certamente «avrebbe definito l'evento epocale, ed a ragione». L'impegno finanziario necessario alla realizzazione del restauro, escluso il contributo degli Amici degli Uffizi, è stato di 200mila euro e la Soprintendenza, d'accordo con la "Società Consortile Grandi Uffizi" ha accolto la richiesta di anticipare di due anni l'intervento. Natali, ma non solo lui, ha voluto più volte sottolineare la disponibilità massima delle maestranze che hanno lavorato nei giorni di chiusura e anche di notte in alcuni casi per portare a termine il lavoro nella maniera meno impattiva possibile con le esigenze dei visitatori. La Soprintendenza e la direzione della Galleria stanno intanto già definendo la natura dei prossimi interventi volti a recuperare appieno la qualità di ambienti come la Tribuna e la Sala delle Carte geografiche.