Ieri l'artista ha diffuso una nota ufficiale dopo che il cda lo aveva congelato Il direttore artistico conferma le dimissioni. Il motivo? «Sovrapposizioni e contrasti con gli altri dirigenti» Terremoto alla Fondazione Arena, l'ex ente lirico. Il compositore Giorgio Battistelli ha comunicato ieri di aver «confermato le proprie dimissioni da direttore artistico della Fondazione Arena di Verona», dopo meno di un anno di lavoro. Causa della decisione, ha detto in un comunicato «le sovrapposizioni e i contrasti tra le funzioni del direttore artistico e quelle di altri dirigenti; contrasti che compromettono un normale e proficuo svolgimento della programmazione artistica della Fondazione». Battistelli, 54 anni, nato ad Albano laziale, in provincia di Roma, è tra i compositori viventi più eseguiti in Europa. Tre settimane fa, a Parma, è andata in scena la sua ultima opera ispirata al film «Miracolo a Milanò. Il musicista ha già diretto la Filarmonica romana e (fino a poche settimane fa) il settore musica della Biennale di Venezia. A Verona aveva accettato di venire con il preciso scopo di svecchiare o piuttosto di far dialogare la tradizione e la modernità, Verdi e la musica tecno, l'Aida di sempre e quella (forse) di domani. Era stato nominato direttore artistico dell'ex ente lirico su proposta del sovrintendente Claudio Orazi esattamente un anno fa, il 12 settembre 2006, e avrebbe dovuto restare in carico fino al luglio 2010. Poco più di un mese fa Battistelli ha presentato la lettera di dimissioni, a cui peraltro il Consiglio di amministrazione della Fondazione non ha ancora risposto, esaminando la questione. Dimissioni «congelate», quindi, come ha confermato ieri mattina Orazi prima, però, di sapere del nuovo comunicato di Battistelli. Tra i dirigenti con cui Battistelli avrebbe avuto maggiori contrasti (pur avendolo citato esplicitamente) ci sarebbe il direttore di produzione Fausto Luppi, il cui mansionario gli consente anche di sovrastare quelli assegnati al direttore artistico. La scommessa di Battistelli era audace: fare musica innovativa proprio in uno dei templi più tradizionali della lirica, l'Arena, il teatro di pietra dove da tutta Europa si viene per incontrare la più illustra tradizione italiana. Un azzardo? Battistelli è sicuro: solo dialogando con la modernità si può salvare la tradizione, solo continuando la ricerca si può evitare il museo. L'esito positivo del segmento moderno dell'ultimo festival areniano, cioè l'Aida elettronica dei Matmos, alla Gran Guardia, sembrava avergli dato ragione.