Roma, riapertura dopo anni di restauri. Rutelli: opera affascinante -------------------------------------------------------------------------------- Lintensità del rosso steso in grandi riquadri sulle pareti della Domus di Augusto avvolge lo spettatore, mentre lo sguardo lentamente scopre e insegue, tra le finte architetture, piccoli grifi, minuscoli uccelli, curiose maschere ed eleganti matrone. Che riaffiorano dagli affreschi e dalla vita di tutti i giorni del primo secolo avanti Cristo. Sono quattro gli ambienti della dimora imperiale sul Palatino che dal due marzo saranno nuovamente visitabili dopo una chiusura iniziata poco dopo la scoperta, dovuta a Gianfilippo Carettoni, alla fine degli anni Settanta, dei sensazionali affreschi. Ci sono voluti decenni per ricomporre quello che ieri il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, dando lannuncio della fine dei restauri costati 1milione e 540mila euro, ha definito «il puzzle più affascinante dellepoca contemporanea». La ricomposizione del quale, e la riapertura al pubblico, costituisce, ha aggiunto il sindaco Walter Veltroni, «un grande servizio per lumanità». Per anni i frammenti degli affreschi sono rimasti nelle casse di palazzo Altemps, vicino piazza Navona. Con pazienza, ma poco alla volta, a causa dei finanziamenti a singhiozzo, i restauratori della Soprintendenza archeologica, guidati da Gianna Musatti, li hanno riportati sulle pareti e sotto le volte, riaccostandoli alle figure e alle finte architetture rimaste caparbiamente attaccate al muro, nonostante limpeto distruttivo dello stesso padrone di casa. È stato però per decisione di Augusto, imperatore dal 27 a.C., e dei suoi successori, di seppellire la vecchia casa per trasformarla nelle fondamenta della nuova, più sfarzosa dimora, che si sono conservate le bellissime pitture della sala dei ricevimenti (loecus), del cubicolo inferiore e della stanza con la rampa: una rassegna di "secondo stile" romano che potrà essere visitata da poche persone alla volta; insieme però alla mostra sul Rosso pompeiano aperta dal 20 dicembre a palazzo Massimo. Nella stanza dei ricevimenti spiccano le potenti colonne che gettano unombra dipinta sulla parete mentre emerge dal muro lunica maschera superstite. Di grande effetto poi il soffitto a finti lacunari, ricomposto su una sorta di telaio appoggiato alla volta che copre la rampa. Ma il capolavoro è forse nella stanza che si ritiene fosse lo studio del principe, ormai imperatore. In questo ambiente (aperto al pubblico per un breve periodo nel 1985) ai lacunari dipinti sulla volta si affiancano i raffinatissimi stucchi, e tra i colori delle pareti, solcate da elementi che suggeriscono profondità prospettiche, prende di nuovo vita una matrona a passeggio. Della seconda fase della Domus fanno parte anche le sale delle maschere, dei pini e delle prospettive. Questultima, ha spiegato il ministro Rutelli, verrà restaurata con parte dei circa tre milioni di euro raccolti con Maratonarte. E ci si augura che anche questi locali possano essere riaperti entro lanno prossimo, insieme con la casa di Livia, la moglie di Augusto, visitabile fino agli anni Novanta ma poi chiusa per lavori. Lha annunciato il soprintendente Angelo Bottini che ha ringraziato in particolare Irene Iacopi, larcheologa responsabile della tutela e degli scavi sul Palatino, che sta per andare in pensione. Il Palatino è una miniera di capolavori. Sabato scorso, scavando nel criptoportico, Maria Antonietta Tomei ha trovato tre bellissime ali di marmo, staccate dalle spalle di Vittorie: «Sono di marmo pentelico e la raffinata esecuzione ci riporta al periodo di Augusto».