Che differenza ,c'è tra un'opera originale e una copia, tra il vero e il falso? Il problema non ha una soluzione oggettiva. Le condizioni per il riconoscimento all'autografia di un'opera d'arte non stanno tanto nell'opera stessa quanto in chi guarda. Se in un museo venissero sostituiti alcuni quadri famosi con le loro copie, forse anche con fotografie, pochi sarebbero in grado di accorgersene. II rapporto dello spettatore medio e incompetente, infatti, non è con il quadro ma con l'autore, il falso dipende dalla popolarità dell'artista ed è sempre relativo al nome e non al quadro. Si conoscono infatti falsi De Chirico, falsi Guttuso, falsi Raffaello, falsi Michelangelo, falsi Leonardo, ma difficilmente ci imbattiamo in falsi di artisti antichi sconosciuti o di artisti del nostro secolo. Il falsario segue la grandezza degli artisti e cresce dove c'è carenza di originali, perché il mercato vuole la quantità. Non è il valore dell'artista che conta ma il rapporto tra la produzione e la distribuzione, di cui è arbitro il mercato. L'artista lavora per il mercante e per un destinatario senza volto, che colleziona i suoi quadri senza avere un rapporto diretto con lui. Da questa separazione tra l'artista e il committente si determina la situazione favorevole al falso: il falso onesto che è la risposta razionalistica alla considerazione dell'opera d'arte come feticcio, reputato tale per la firma, per il mito dell'artista, da Van Gogh a Modigliani. Esiste poi il falso virtuoso, che è quello che compete con l'originale. In questo caso il falsario è un artista improprio che, per superbia prima che per frode, punta all'inganno dello spettatore, a far meglio dell'originale, in virtù di una suprema perizia: era quanto muoveva Luca Giordano a falsificare Ribera, o Mengs a preparare l'affresco antico per ingannare Winckelmann. Così l'obiettivo era mettere in discussione la preparazione e la competenza dell'esperto, prima ancora che frodare l'acquirente. Nel campo dell'arte moderna i principio del falso è una conse-guenza della diffusione capillari dell'arte che si estende fino strati sociali lontani sia dal controllo della fonte originale (l'artista stesso) sia dai delegati competenti (eredi, mercanti autorizzati, critici dell'artista). A questo punto il falso di buona qualità può pretendere alla nuova dignità di copia dichiarata. E lo confermano alcuni fenomeni di mercato demagogico che si ispirano al principio di soddisfare le folle che, incantate dai libri e dai mass media, desiderano appassionatamente un Van Gogh e non possono permetterselo. Senza inganno è disponibile una buona copia dei Girasoli per poche centinaia di euro...
il Giornale
9 Novembre 2003
Il falso è negli occhi di chi guarda
VI
Vittorio Sgarbi
il Giornale
Il problema di distinguere tra un'opera originale e una copia, tra il vero e il falso, non ha una soluzione oggettiva. La condizione per il riconoscimento all'autografia di un'opera d'arte dipende dallo spettatore e non dall'opera stessa. Il falsario segue la grandezza degli artisti e cresce dove c'è carenza di originali. Il mercato vuole la quantità e non il valore dell'artista. L'artista lavora per il mercante e per un destinatario senza volto. La separazione tra l'artista e il committente favorisce il falso.
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