Valentini: «Va migliorata la qualità delle imprese» -------------------------------------------------------------------------------- «Mi dà fastidio che si dica "Maremma cenerentola della Toscana". Perché non è vero». Il consigliere regionale Loriano Valentini, già sindaco di Grosseto negli anni Novanta, prende la parola nel dibattito sulla situazione socioeconomica del territorio. Per invitare tutti a smetterla di piangersi addosso e per sottolineare alcuni concetti precisi. Innanzitutto, dice Valentini, il sistema economico locale non è oggi in grave difficoltà; anzi, tutti gli indicatori attestano che negli ultimi quindici anni sono stati compiuti straordinari passi in avanti. Né, secondo l'ex sindaco, esistono "congiure" di Firenze contro la Maremma. Semmai, conclude in sintesi l'esponente dell'ala sinistra del Partito Democratico, c'è bisogno di soluzioni nuove per affrontare gli scenari che mutano e soprattutto di una più forte e autorevole progettualità condivisa da sottoporre a Regione e Governo centrale. «Con questa storia della "cenerentola" - spiega Valentini - si torna alla cultura della lamentazione. Si disperde tutto ciò che è stato fatto dagli anni Novanta in poi per ridefinire le dinamiche di sviluppo di questa provincia. Il primo valore di una comunità sta nel credere nelle proprie potenzialità. E questa terra ha dimostrato di averne, e di averne molte altre ancora su cui continuare a fare leva». Sì, ma quanto contano queste potenzialità a Firenze e Roma? «Io dico che noi contiamo, eccome. Ma contiamo nella misura in cui questo territorio sa avanzare progetti credibili e realizzabili rispetto alle scelte compiute dalla Regione». Lei è consigliere regionale: non è che la sua è una difesa d'ufficio dell'istituzione che rappresenta? «No. Vuole degli esempi? Prendiamo le ultime misure d'intervento: la Maremma ha ricevuto circa il 15 per cento delle risorse regionali erogate con il Docup, e circa un terzo di quelle per il Piano di svilppo agricolo». E allora qual è il problema? «La nostra economia è uscita dalle difficoltà del passato: oggi abbiamo un tasso di occupazione del 64,7 per cento, a fronte del 64,8 che è la media in Toscana. Non credo dunque si possa dire che siamo in difficoltà. Semmai c'è un aspetto sul quale bisogna agire subito: il 79 per cento del valore aggiunto, qui da noi, è prodotto dai servizi; e i servizi non indotti da un sistema produttivo vero rischiano di essere alla lunga un settore di rifugio, poco dinamico». Insomma, l'impresa c'è ma ha radici fragili? «Oggi è il momento di riflettere su un tema nuovo: la qualità dell'impresa in questa provincia. Il 71 per cento delle imprese, qui, sono imprese individuali. Affrontare questo tema è il dovere di tutti». Anche lei pensa allora che ci sia un problema di dimensioni, troppo piccole, delle imprese maremmane? «No, credo che contrapporre le imprese sulla base delle loro dimensioni sia un errore. Piccolo è prezioso, qui. Il problema è un altro: trovare forme di accordi tra imprese per operare in sistema; e poi avviare una ristrutturazione delle status giuridico delle singole imprese». Cosa intende? «Basilea 2 crea gravi difficoltà. Il rating potrà escludere tanti dall'accesso al credito. E per la stragrande maggioranza delle imprese maremmane il credito bancario è l'unica forma di finanziamento oggi possibile. Questo ostacolo si passa non necessariamente facendo crescere le imprese per dimensioni, ma percorrendo strade nuove: per esempio trasformandone il maggior numero possibile in società di capitale. In modo che chi fa impresa non metta più l'ipoteca sulla casa nella quale vive, con tutti i rischi del caso». Dunque sempre nella dimensione micro. «Questa provincia ha le sue direttrici di sviluppo già segnate: agricoltura, turismo, sistemi culturali, manifatturiero. Qui dentro vanno previste dinamiche di crescita ulteriore. Il punto da aggredire per un ulteriore decollo è quindi proprio l'impresa, discutendo di come farla crescere in una logica di sistema. Le aree forti della Toscana sono tutte caratterizzate così». E l'atavico ritardo delle infrastrutture? «Anche qui, non è certo un problema di avere o non avere "santi in paradiso". Lo dimostra quel che è accaduto tra il 2001 e il 2006. In quegli anni la Maremma era un laboratorio politico per il centrodestra, che governava qui e a Roma. Ci si aspettava che Berlusconi investisse su questo territorio risorse ingenti, per dare un colpo d'immagine alla Regione "rossa". Invece niente. Lunardi ci ha fatto perdere l'autostrada, per la Grosseto - Siena non hanno messo un euro. Mentre per la Regione queste erano, sono e restano priorità. L'attenzione di Firenze per Grosseto è cresciuta, manca quella di Roma. E finora non l'ha trovata nessuno. Ora la Grosseto - Siena ha avuto, con Prodi, i finanziamenti. E la Regione ha approvato la realizzazione del Corridoio Tirrenico: deve esprimersi il governo per lo sblocco dei soldi al Cipe, ed è proprio la Regione che sta facendo in queste ore pressing su Prodi». Dunque, se ci sono ritardi, questi sono più dovuti a difficoltà "interne", dei maremmani, a fare squadra compatta sulle cose? «Le faccio un esempio. La Regione riforma i servizi pubblici, acqua, rifiuti eccetera, che superano le dimensioni provinciali per far nascere soggetti in grado di competere sul mercato. Ma a questo passaggio inevitabile la nostra provincia è arrivata in modo adeguato o no? Su questo, ritardi ci sono stati». E anche tante divisioni, è cronaca di questi mesi. «Certo. Penso alla rottura tra industriali e associazioni di categoria per il controllo di Grosseto Sviluppo. È assurdo. Tutti devono ricordare che quel patrimonio è stato realizzato con soldi pubblici, ed è dunque patrimonio della collettività. Invece di accapigliarsi sulle percentuali di capitale, mi piacerebbe che ciascuno dei contendenti chiarisse alla collettività cosa intende farci, di quei beni».