Venerdì scorso la commissione bilancio della Camera dei deputati ha approvato, fra le centinaia, anche questo emendamento alla legge finanziaria, firmato da tutta la commissione cultura di Montecitorio. Non capita mai che ci sia un accordo bipartisan, quindi vale la pena segnalarlo. Ma su che cosa destra e sinistra si siano messi d'accordo, è assai difficile capirlo. Certo non lo si capisce dal testo dell'emendamento, che qui riproponiamo integrale:«Dopo l'articolo 93 aggiungere il seguente: Art. 93-bis. 1. L'articolo 2, comma 102, del decreto legge 3 ottobre 2006 n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, è sostituito dal seguente: «102. Per l'anno 2007 e fino al 30 giugno 2008, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43. Per l'anno 2007, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43 ». «93. 04. VII Commissione». Unica cosa certa è che quella proposta sia una modifica al comma 102 dell'art. 2 del dl 262 del 2006, poi convertito in legge il 24 novembre successivo. Si tratta del decreto fiscale che accompagnava la legge finanziaria dello scorso anno. Beh, direbbe una persona con senso comune: per capire l'oggetto di questo misterioso inciucio, basta andare a vedere il testo di quel comma 102. Eccolo: «102. Per l'anno 2007, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'articolo 3, commi 1 e 2, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43». Compreso? No. Perché fin qui l'unica cosa che sono riusciti a spiegare è che quel misterioso oggetto che un anno fa era regolato in un modo fino alla fine del 2007, ora sarà regolato nello stesso modo fino al 30 giugno del 2008 per una parte e per l'altra invece restano le regole antiche fino alla fine del 2007. Ma di cosa parliamo? Boh. L'unica è andare a vedere l'articolo 3, commi 1 e 2 del decreto legge 31 gennaio 2005, n.7, convertito in legge il 31 marzo 2005. Eccolo: «Art. 3. Interventi per i beni e le attività culturali -1. Per l'utilizzazione delle risorse da assegnare alla Società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo - Arcus s.p.a., ai sensi del comma 4 dell'articolo 60 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, per l'anno 2005, continuano ad applicarsi, fino alla data di entrata in vigore del regolamento ivi previsto, le disposizioni di cui all'articolo 3 del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 maggio 2004, n. 128. -2. Fermo restando quanto disposto dalle norme richiamate nel comma 1, per gli esercizi finanziari 2005 e 2006, un ulteriore 2, a valere sugli stanziamenti previsti per le finalità di cui alla legge 21 dicembre 2001, n. 443, è destinato a progetti di intervento rivolti ad agevolare o promuovere la conservazione o fruizione dei beni culturali e a favore delle attività culturali e dello spettacolo». Bene. Ora sappiamo che questa norma del 2007 che ne cambia una del 2006 che ne aveva corretta una del 2005 riguarda una società pubblica, la Arcus. Ma ci vogliono 3 anni per identificarla. Il quesito però resta intatto: che vogliono fare alla Arcus? E cioè che cosa vogliono prolungare fino al 30 giugno 2008 che l'anno prima avevano stabilito solo fino al 31 dicembre 2007? Ma è chiaro: il 31 marzo 2005 avevano stabilito che fino all'entrata in vigore di un nuovo regolamento (che in due anni e 9 mesi evidentemente non ha ancora visto la luce) continuano ad applicarsi Già, che cosa si applica? Ovvio: fino al 30 giugno 2008 quello che ha stabilito l'articolo 3 del dl 22 marzo 2004, n. 72, e invece fino al 31 dicembre 2007 si destina un 2 secondo gli scopi stabiliti dalla legge 21 dicembre 2001, n.443. Siamo tornati indietro di sei anni e ancora non abbiamo capito nulla dell'inciucione sulla legge finanziaria 2008. Non proseguiamo, perché purtroppo anche le nrome citate rinviano ad altre e probabilmente finiremmo con il chiedere aiuto agli archivi di Carlo Alberto di Savoia. Ma poi si trova anche qualcuno disposto ad applicare leggi fatte così?