Sul giornali e in particolare sulle pagine romane del Corriere così attente a quanto possa interessare i cittadini si parla ogni tanto della nuova sistemazione dell'Ara Pacis, un monumento di grande importanza artistica e storica voluto da Augusto per celebrare la pace ristabilita nell'Impero, dopo lunghe guerre e conflitti civili. Se ne parla, purtroppo, da troppo tempo a causa di deplorevoli incertezze nei lavori: intanto il monumento non è visitabile. È noto che i numerosi frammenti scultorei dell'Ara Pacis, ritrovati in varie epoche grazie a scavi archeologici e sparsi principalmente fra gli Uffizi fiorentini e vari musei romani, furono ricomposti alla fine degli anni '30, quando le strutture romane dell'Augusteo sepolcro dell'Imperatore e della sua famiglia furono riportate in luce e la piazza circostante fu ricostruita con edifici che rispecchiano la grandiosità retorica dell'epoca. L'Ara Pacis originaria sorgeva un centinaio di metri a sud-est, più o meno sotto la Chiesa di San Lorenzo in Lucina. Al momento della ricomposizione, dell'altare, mancavano però alcuni frammenti, da secoli a Parigi, al museo del Louvre, oppure a Villa Medici, sede dell'Accademia di Francia a Roma (un frammento, alrne.no allora, si trovava a Vienna, proprietà di un collezionista privato). Ne furono eseguiti dei calchi, che tuttora completano le pareti scultoree del monumento. Verso la fine degli anni Ottanta ero Segretario Generale della Farnesina mi fu sottoposto il quesito se ritenessi possibile far fare dalla nostra ambasciata a Parigi un sondaggio presso il Louvre, per sapere se vi fosse disponibilità a consentire che i frammenti dell'Ara Pacis del tutto legittimamente in possesso del grande museo potessero tornare a Roma, contribuendo così a ricomporre il rapporto italo-francese, in particolare nel campo culturale, risposi di sì. E facemmo il sondaggio. Una prima risposta fu dell'ex Segretario tendenzialmente positiva: si era disposti a esaminare la questione, a condizione che da parte italiana si fosse d'accordo nel configurare uno scambio, cioè a ricambiare il Louvre con altri frammenti archeologici romani, di cui abbondano i magazzini dei nostri musei. II dialogo a questo punto si fermò, non so per quali motivi. La nuova sistemazione dell'Ara Pacis e dell'area che la circonda è un problema di grande urgenza per il decoro della città e per la fruibilità di uno spazio del centro non estesissimo, ma denso di presenze culturali e artisti-che di grande importanza. Mi domando se questa non sia una buona occasione per riprendere contatto con il Louvre ed esaminare a fon- ' do la possibilità di uno scambio che, una volta riaperta, renderebbe più autentica l'Ara Pacis. Bruno Bottai - La proposta dell'ex Segretario Generale della Farnesina.