Amore per larte e navigazione esperta dei mercati finanziari sono i motori dei fondi dinvestimento in arte. Da inizio anno il mondo della finanza ha cominciato a costruire prodotti per diversificare i portafogli finanziari con larte, in particolare quella contemporanea, che banker e money manager hanno eletto a statu symbol della corsa frenetica alla ricchezza: i loro uffici traboccano di opere di Jeef Koons, Damien Hirst, Tracy Emin, Cindy Sherman e del capostipite dei business artist, Andy Warhol, e di tanti altri, che hanno reso larte un bene di lusso commerciabile. Quanti di loro, già privatamente, hanno comprato e venduto opere, per rinfrescare le loro pareti, in breve tempo hanno ottenuto discreti capital gain. Perché allora non provare a inserire una quota di arte nei fondi chiusi o hedge e diversificare il portafoglio in un momento di particolare volatilità delle Borse? Da qualche mese cè chi ha cominciato a raccogliere capitali presso i propri ricchi clienti - nella maggior parte istituzionali come banche, assicurazioni e fondi pensione -, per investire in arte. Sottoscritti su richiesta dellinvestitore e spesso dislocati in Paesi off shore, questi fondi non sono vigilati, né dalla Fsa o né da altre autorità. Fa eccezione il fondo Pinacotheca di Vegagest autorizzato da Banca dItalia, oggi il regolamento è in fase di modifica per allargare le maglie operative. I benchmark di riferimento sono indici come il Mei Moses, Artnet, Artmarket Research e Artprice. I costi somigliano a quelli degli hedge fund: 2-5 fee dingresso più 2-3commissione di gestione e un bel 20 di fee di performance. Le tipologie in circolazione sono due: long term (10 anni) con lock up di 35 anni e diversificazione su tutto il periodo della storia dellarte, e gli speculativi, spesso lanciati da hedge fund manager, a breve (5 anni) che puntano sul contemporaneo, dove è più facile fare trading. Warhol è considerato moneta sonante, così come Roy Lichtenstein e Keith Haring, per non parlare degli artisti cinesi e indiani. Se questi fondi hanno il merito di far affluire liquidità sul mercato dellarte, facendolo emergere dal sommerso, rischiano però di correlare larte alle Borse, trasformando un bene rifugio per antonomasia in capitale di rischio. Ma il vero nodo è il rischio dei conflitti dinteresse. Difficile inserire nei board consiglieri indipendenti: spesso vi siedono dealer, operatori di case dasta, galleristi e advisor che fanno il mercato. Come gestiranno il fondo? Suggeriranno opere e artisti lontani dai loro interessi? Comprare in galleria - o addirittura dallartista e dai privati (seguendo la regola delle 3 d: decessi, debiti e divorzi) - e vendere in asta e fare arbitraggi sui mercati più liquidi sono le regole auree di questi nuovi fondi. Ma tagliare la catena degli intermediari potrà bastare a rendere il mercato dellarte efficiente e profittevole? Vero è che proprio sui mercati inefficienti si possono ottenere performance a doppia cifra, lo sanno bene gli hedge manager. Ma oggi il rischio più grande è quello di entrare in un mercato già in forte rialzo. Per ora poi, non esistono track record e i precedenti storici non sono da emulare: solo il British Railways Pension Fund registrò rendimenti positivi con 13,1 annuale, gli altri lasciarono gli investitori con il cerino in mano.
Rapporti. Al via fondi chiusi che investono in grandi opere
I fondi dinvestimento in arte sono stati creati per diversificare i portafogli finanziari con larte, in particolare contemporanea. Questi fondi sono spesso gestiti da banker e money manager che hanno una conoscenza esperta dei mercati finanziari e dell'arte. I fondi sono sottoscritti da istituzionali come banche, assicurazioni e fondi pensione e possono essere investiti in opere d'arte, spesso acquistate in gallerie o dall'artista. I costi dei fondi sono simili a quelli degli hedge fund, con fee di ingresso, commissioni di gestione e fee di performance. I fondi sono divisi in due tipologie: long term e speculativi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo