Scultura a basso rilievo in marmo, altezza un metro e venti, ufficialmente classificata come «Fragment de l'Ara Pacis -Autel de la Paix, Rome, 13-9 avant Jesus-Christ». Il pezzo in questione, a cui si fa riferimento nella lettera dell'ambasciatore Bruno Bottai, è quello a tutt' oggi conservato nelle collezioni del museo del Louvre a Parigi. Non il solo, in realtà, a essere sfuggito (nel corso di oltre quattro secoli dal primo ritrovamento) alla filologica ricostruzione del grande Altare, avvenuta verso la fine degli anni Trenta del Novecento. Una complessa opera di ricomposizione che fu affidata a Giuseppe Moretti e Guglielmo Gatti, ed effettuata nei laboratori del Museo Nazionale Romano. In quell'occasione furono recuperati i frammenti finiti da secoli a Firenze, mentre si eseguirono solo dei calchi di quelli del Louvre, di Villa Medici a Roma (tutt'ora incastonati nella facciata che da sul giardino) e dei Musei Vaticani. Quest'ultimo segmento fu poi donato da Papa Pio XII alla città di Roma, e in seguito ricollocato nell'Ara con una complessa opera di ripristino. Un'operazione che, diplomazia permettendo (dono o scambio che sia) si potrebbe effettuare anche per i reperti di proprietà francese. Il pezzo del Louvre, in particolare, presenta un gruppo di personaggi che si dirigono in di-rezione destra, un dettaglio di altissima Qualità scultorea della processione ufficiale di consacrazione che orna il grande altare, edificato sul Campo Marzio a Roma e dedicato dal Senato alla Pace in occasione del,ritorno vittorioso di Augusto dalla Spagna e dalla Gallia. Il frammento appartiene alla parte alta della facciata nord del monumento. Di proprietà della Francia anche il pezzo (in vari segmenti) classificato come «Fragment de relief de l'Ara Pacis, facade sur jardin de la Villa Médicis», formato da patere (formelle ornamentali tipiche dell'archeologia classica) e ghirlande «accrochées par des rubans a des bucranes», ovvero «collegate tramite nastri a bucrani» (dal greco «cranio di bove», motivo ornamentale che trae spunto dal tema dell' animale destinato al sacrificio e poi ripreso nell'arte rinascimentale). Tutti elementi di grandissimo pregio, che riportati nel loro contesto originale ridarebbero la pressoché totale integrità filologica alla celebre Ara, il cui ritrovamento si è svolto lungo un arco di tempo di quattrocento anni. Fu infatti nel 1568, sotto il palazzo Peretti a San Lorenzo in Lucina che furono ritrovati i primi nove grandi blocchi di marmo scolpiti (altri nel corso del XIX secolo, gli ultimi nel 1937). Quei primi blocchi vennero acquistati per conto del Granduca di Toscana e per la maggior parte trasferiti a Firenze. Non tutti i frammenti seguirono però strade lineari e documentate: si sa di certo che uno, quello di cui si parla, finì appunto al Louvre. L'altro -poi reintegrato - ai Musei Vaticani, Mentre alcune parti decorate vennero murate nella facciata di Villa Medici.
Quei pezzi mancanti finiti in Francia e in Vaticano
Il pezzo di scultura a basso rilievo in marmo, ufficialmente classificato come Fragment de l'Ara Pacis -Autel de la Paix, è conservato nel museo del Louvre a Parigi. È stato recuperato nel corso di oltre quattro secoli dal primo ritrovamento e fu restaurato nel corso degli anni Trenta del Novecento. Il pezzo è parte di una complessa opera di ricomposizione che fu affidata a Giuseppe Moretti e Guglielmo Gatti. Altri frammenti sono stati recuperati a Firenze e ai Musei Vaticani, mentre una parte è stata donata da Papa Pio XII alla città di Roma e ricollocata nell'Ara.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo