Il museo comunale di arte moderna non visitabile da 4 anni per lavori di ristrutturazione -------------------------------------------------------------------------------- è tutta in salita la strada della Galleria comunale darte moderna e contemporanea di via Crispi. È stata inaugurata solo nel 1995. Ma è chiusa ormai da quattro anni per fantomatici lavori di ristrutturazione. Ancora non portati a termine. E probabilmente inutili. Perché le 150 opere esposte nelle sale vuote di visitatori - e le migliaia conservate e protette nei depositi - potrebbero lasciare per sempre i tre piani del vecchio convento delle carmelitane. Mentre al numero 16 di via Crispi si lustrano i gradini in marmo dove sabato passerà il re del mercato internazionale, Larry Gagosian, giunto a inaugurare la nuova sede della sua multinazionale, pochi metri più in alto è desolatamente vuota la scalinata che porta al civico 24. Oltre il cancello chiuso è conservata la parte più consistente della collezione capitolina: ossia i pezzi che vanno dal XIX secolo (la raccolta pubblica nasce nel 1883 con le opere acquistate dal Comune allEsposizione internazionale) agli anni Trenta della Scuola romana e del Futurismo di Prampolini (periodo di grandi acquisizioni sotto il nome di Galleria Mussolini); fino al celebre Comizio, con le geometriche bandiere rosse dipinte da Giulio Turcato del 1950, acquistato nel 2001 e celebrato nellultima mostra allestita dalla direttrice Giovanna Bonasegale nel piccolo, prezioso museo. «La chiusura fu decisa perché erano indispensabili lavori alla luce nelle nuove norme sulla sicurezza» spiega il sovrintendente dei Beni culturali del Comune, Eugenio La Rocca. «Gli interventi di adeguamento vanno avanti anche se dobbiamo aspettare linaugurazione del Macro e del Maxxi di via Reni per capire quale sarà il futuro della collezione e del convento» aggiunge larcheologo. La cosa certa è che prima della Notte bianca del 2008, annunciata data di inaugurazione del Macro in via Reggio Emilia, «la sede di via Crispi non riaprirà. Gli spazi non sono adeguati ad accogliere opere darte di grandi dimensioni. Lhanno fatto, complessivamente bene, per otto anni. Ora aspettiamo di capire quale sarà lassetto complessivo della rete museale sul contemporaneo. Ma una cosa è certa: la collezione non verrà smembrata». Per vedere Gli amanti di Prini nel portico, il Busto di signora di Rodin nella prima sala, i paesaggi dei XXV della Campagna romana nella successiva e, al secondo piano, le Demolizioni in via Giulia di Mafai, la Natura morta di Morandi o il Cardinal decano di Scipione, non restano che i due monumentali cataloghi pubblicati nel 1994 e nel 2004 per studiare e documentare tutto il patrimonio. Oppure seguire le malinconiche note che accompagnano il video girato nelle ricche sale di via Crispi (www2. comune. roma.it sovraintendenza).