pochi giorni fa i sigilli, ieri l'inaugurazione in forma ridotta È ancora polemica Cercola. Non frenano le polemiche dopo il sequestro del palaghiaccio a Caravita. Il consorzio «Desse», gestore del complesso sportivo, alza il tono e punta il dito contro le istituzioni: «Il Comune non soltanto ha apposto i sigilli alla struttura ma lo ha fatto anche contro lo sviluppo di Cercola. La gestione dello Sporting Planet - dichiara Ennio Seno, direttore del consorzio - è una questione molto delicata e in aperto conflitto con la burocrazia locale. Abbiamo partecipato alla regolare gara d'appalto - spiega - indetta dal Comune per la gestione della struttura di Caravita. L'abbiamo vinta grazie al notevole sforzo economico di un gruppo serio di imprenditori, ma ora i tecnici degli uffici comunali, a ogni nostra iniziativa ci mettono i bastoni tra le ruote evidenziando continue carenze strutturali, a mio avviso pretestuose, che dovevano invece essere specificate prima della gara d'appalto. Abbiamo investito e investiamo - continua il direttore - tanti soldi e abbiamo gettato le basi per lo sviluppo e per la creazione di posti di lavoro qui a Cercola. Meritiamo più rispetto, e aggiungo, la garanzia dell'applicazione dei principi minimi di legalità». La querelle tra i gestori del complesso sportivo e il Comune di Cercola è cominciata cinque giorni fa, quando la polizia municipale pose i sigilli alla tendostruttrura adibita a palaghiaccio, all'interno del complesso sportivo «Caravita» poiché priva delle autorizzazioni comunali. Secondo il Comune i titolari della struttura hanno inoltrato la richiesta ma non hanno atteso le autorizzazioni. Inoltre la struttura sarebbe per forme e dimensioni di forte impatto ambientale e non conforme, sempre secondo il Comune, ai canoni prescritti dalla Sovrintendenza. L'impianto, che nonostante tutto è stato inaugurato ieri con un numero molto ridotto di spettatori, è stato allestito dalla società «Planet Service» che ha fittato lo spazio per tre mesi per promuovere un pacchetto di eventi sul ghiaccio. Ma adesso i dirigenti della Planet si dicono pronti a presentare un ricorso urgente: «Abbiamo già avviato le pratiche - dice il titolare Espedito Colonna - per ricorrere contro il sequestro. Riteniamo che la struttura è un'opera semovibile, destinata a un uso temporaneo e limitato, che non comporta trasformazioni urbanistiche e pertanto non soggetta a concessione edilizia». pa.pn.