La Regione Lombardia sta per approvare una normativa, con valore retroattivo, che fermerà ogni progetto sulle sponde L'assessore Boni: «Non siamo contro gli insediamenti ma bisogna responsabilizzare sulla salvaguardia del paesaggio» Ci penserà la Regione Lombardia a salvare le rive del Lario. «È in arrivo una norma transitoria che, se sarà approvata, potrà bloccare qualsiasi progetto entro una fascia di 300 metri di distanza dalle sponde. In sostanza, non sarà più possibile costruire se non passando prima attraverso il Pirellone». È quanto ha annunciato ieri l'assessore regionale al Territorio, Davide Boni, in occasione del convegno che si è svolto in mattinata nella sede territoriale della Regione in via Einaudi sul tema "Lo sviluppo del territorio del suolo della provincia di Como". La nuova norma interesserà non solo tutti i laghi maggiori della Lombardia, ma anche i fiumi all'interno di una fascia di 150 metri dalla sponda. La sua approvazione è prevista entro il 2008 e sarà inserita nel Piano territoriale regionale che è in fase di messa a punto. Il Ptr punterà a essere il nuovo strumento per la salvaguardia ambientale e del paesaggio. «Oltre ai futuri progetti - ha precisato Boni - verranno poste limitazioni anche su quelli già avviati. Non siamo contro gli insediamenti nelle zone lacuali, ma bisogna responsabilizzare i sindaci dei paesi e i proprietari che hanno l'onore ma anche l'onere di possedere terreni in zone del Lago di Como che vanno salvaguardate. Questa sarà la più bella norma di tutta Italia». Un impegno di questo genere sembra presupporre che ci sia una situazione a cui porre fine o, per lo meno, un rimedio temporaneo. Ma l'assessore regionale ha tenuto a sottolineare che «si tratta di uno strumento che servirà a mettere in campo un'azione di prevenzione contro errori di edificazione che possono costare molto caro al territorio». In realtà la nuova norma non porrà vincoli che impediranno a priori il sorgere di qualsiasi costruzione futura o già in fase progettuale. «Se un progetto merita di essere avviato o portato avanti perché possiede tutte le carte in regola per inserirsi nel migliore dei modi sul territorio e nel paesaggio - ha concluso -avrà comunque la possibilità di ottenere il via libera, ma prima dovrà essere sottoposto anche al vaglio della Regione». Dunque, finché i Comuni non si doteranno di un proprio piano di governo del territorio le singole amministrazioni rischiano di avere le mani legate nell'autorizzazione di nuovi progetti previsti nelle immediate vicinanze dello specchio d'acqua del lago. Alla tavola rotonda di ieri, però, si è parlato anche del «sistema informativo per la difesa del suolo» a cui si sta lavorando. Questo strumento oltre a comprendere un sistema di raccolta e valutazione delle necessità di intervento che verranno segnalate dagli Enti locali, vedrà la nascita di un vero e proprio catasto delle opere di fesa del suolo. Contemporaneamente servirà a monitorare l'attuazione degli interventi programmati. A margine dell'incontro al Pirellino, la geologa Adriana May, impegnata nella preparazione del sistema informativo regionale per la difesa del suolo, ha evidenziato i due problemi principali del territorio lariano: «Gli interventi prio-ritari riguardano il rischio di caduta massi e i problemi di esondazioni, non solo del lago, ma anche dei fiumi. Quest'ultimo è un problema soprattutto per i paesi dell'alto lago dove negli ultimi anni la riorganizzazione della rete fognaria ha incentivato i rischi di piena di alcuni corsi d'acqua». Sempre meno ruspe in riva al lago. È in arrivo una norma transitoria che, se sarà approvata, potrà bloccare qualsiasi progetto entro una fascia di 300 metri di distanza dalle sponde. In sostanza, non sarà più possibile costruire sul lago se non passando prima attraverso il Pirellone che si riserva di approvare il progetto Il commento. Il presidente della Provincia: non blocchiamo i lavori per sanare strutture fatiscenti Carioni: vanno incentivate le ristrutturazioni La Regione come guardiana della tutela ambientale sulle coste del nostro lago? Per il presidente della Provincia di Como, Leonardo Carioni, è una proposta condivisibile. «Purché-ha chiarito - non si faccia di tutta l'erba un fascio, ma si esamino i progetti uno ad uno. Per questo ritengo essenziale un confronto analizzare i singoli progetti». Secondo Carioni bisogna evitare di impedire soprattutto il recupero di aree o edifici in pessime condizioni, la cui ristrutturazione potrebbe solo avere grande importanza per il territorio e per la zona in cui sono inserite. «Anzi -ha aggiunto - bisogna incentivare i privati che vogliono rimettere a nuovo strutture già esistenti». «Per esempio - ha poi spiegato il numero uno di Villa Saporiti -ma che un domani potrebbero rappresentare un valore aggiunto se rimesse a nuovo. Io interpreto la norma proposta dall'assessore Boni soprattutto come un monito a riflettere prima di fare errori e prima di sostituire zone di verde intatte con il grigio del cemento o con opere, comunque, di alto impatto ambientale che non farebbero del bene né al paesaggio ne alla vocazione turistica legata alle bellezze dei nostri luoghi». In un consiglio provinciale di due mesi fa è stata ribadita l'attenzione al problema dell'ambiente e del paesaggio. «In quella seduta - ha concluso Carioni - è emersa una posizione unanime riguardo a questa problematica, per questo ritengo che la proposta di Boni possa apparire condivisibile, sebbene occorrano momenti di ulteriore confronto». La parola d'ordine, insomma, è «rimettere a posto il vecchio prima di creare il nuovo». Ed è proprio uno degli aspetti su cui la Regione Lombardia vuole insistere con la norma transitoria che mette al sicuro da interventi di edificazione selvaggia o comunque non ponderata le fasce costiere fino a 300 metri di distanza dalla riva. Dopotutto secondo le stime della Regione sul territorio lombardo sono presenti addirittura 25 milioni di metri quadrati di aree dimesse. Nuovi alberghi, complessi residenziali e altre strutture che ambiscono a riflettersi nelle acque dei laghi di Como, Maggiore, di Garda e Iseo già entro la fine dell'ultimo anno potrebbero essere costretti a puntare su ristrutturazioni di edifici già presenti, poiché un nuovo insediamento rischia di essere davvero difficile vista la norma transitoria proposta dall'assessore Boni.
Como. Cemento bloccato fino a trecento metri dal lago
La Regione Lombardia sta per approvare una normativa che fermerà ogni progetto sulle sponde dei laghi maggiori della Lombardia, con valore retroattivo. La norma, se approvata, potrà bloccare qualsiasi progetto entro una fascia di 300 metri di distanza dalle sponde. La sua approvazione è prevista entro il 2008 e sarà inserita nel Piano territoriale regionale. La norma interesserà non solo i laghi maggiori, ma anche i fiumi all'interno di una fascia di 150 metri dalla sponda. La Regione vuole responsabilizzare i sindaci dei paesi e i proprietari che hanno l'onore ma anche l'onere di possedere terreni in zone del Lago di Como che vanno salvaguardate.
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