Qualche giorno fa, durante il pacifico raduno dei cosiddetti "no global" a Genova, passava di mano in mano un'enciclica papale, detta "Sollicitudo rei socialis", del 1987. Una riflessione sul destino dell'uomo e del Creato. L'enciclica definisce l'unico possibile sviluppo umano e da qualche tempo è spesso ripresa, discussa, citata perfino dalla Banca Mondiale tra i riferimenti da considerare quando si profferisce la terribile parola "sviluppo". Attuale e profetica, la lettera critica l'idea di "supersviluppo" che consuma tutto ciò che trova, animali, alberi, territorio e, infine, esseri umani. Insomma da semplicemente attuale che era nell '87, oggi è drammaticamente attuale. E dire che una parte della società che si definisce cattolica ancora oggi sostiene uno "sviluppo" distruttivo fondato esclusivamente su chi c'ha il Pil più grosso e guai se glielo toccano. Così, quando si finisce la lettura dell'enciclica e si guarda la realtà della nostra isola, intossicata da una sua idea di sviluppo, ci si accorge di colpo che tra i ricorsi che agitano i nostri rumorosi tribunali manca un reclamo contro questa enciclica papale. Ci siamo chiesti come mai i pensosi studi legali isolani non abbiano ancora intentato un ricorso al Tar in occasione del ventennale di "Sollicitudo rei socialis". Stupisce che i sindaci vista mare non abbiano, in vent'anni, gridato che quell'enciclica gli blocca lo sviluppo e confligge con la sovranità del Comune sul proprio territorio. Ma forse i sindaci, perduti nelle carte dei piani regolatori e gli avvocati, soffocati dalla polvere giuridica che essi stessi producono, non leggono encicliche. Peccato, si potrebbe assistere ad uno spettacolare ricorso al Tar, oppure perfino a un nuovo referendum, contro l'enciclica e contro la necessità di limitare l'uso delle risorse naturali e della "natura visibile". Noi, invece - nonostante il gran numero di chiese e di religiosi - contaminiamo e consumiamo l'isola che era perfetta sino a pochi decenni fa. E tutto in nome della libertà d'impresa, religione monoteista anche dalle nostre parti. Aspettiamo che qualche impresario o sindaco intenti un ricorso all'enciclica e che uno sciame di legali associati produca un processo colossale contro la costituzionalità della Bibbia che ispira la lettera papale. Insieme all'azzardato ricorso ci aspettiamo un referendum con un sì o un no all'enciclica. Referendum, comitati, banchetti che raccolgono firme. Appena qualche luminosa testa politica rileggerà l'azzardata enciclica, assisteremo, anche questo è certo, ad una nuova marcia diretta, anziché contro i palazzi regionali, addirittura contro la Città del Vaticano proprio dove queste encicliche sediziose vengono prodotte. Sindaci costieri, assessori geometri, imprese e loro garçon pipì, managerini e affaristi, lasceranno l'isola, attraverseranno il mare, sbarcheranno e il corteo, che si annuncia smisurato, confluirà in piazza San Pietro con striscioni, megafoni e tutto il necessario. Uno spettacolo. Nel frattempo credenti e non credenti possono approfondire in viaggio le pagine salutari di "Sollicitudo rei socialis".