Quando infuria una polemica politica, vale sempre la pena di fermarsi un momento a riflettere sul nocciolo della questione. In particolare quando la posta in gioco ha a che fare col futuro di una città e di una regione. Perciò, credo che valga la pena di riflettere sul caso Betile (il Museo mediterraneo dell'arte nuragica e dell'arte contemporanea) che qualche tempo fa ha scatenato un'offensiva di alcune parti del consiglio comunale di Cagliari contro la Regione Sardegna. Questa opposizione prende di mira i costi per la realizzazione dell'opera, considerati eccessivi rispetto al probabile numero di visitatori, oltre a un supposto danno allo skyline della città. Cerchiamo di procedere con ordine. Per andare veramente al fondo della questione, è il caso di partire da lontano. Di partire, per esempio, dallo Studio di fattibilità del 2 febbraio 2006, che in 244 pagine (che a mio avviso dovrebbero essere messe a disposizione di tutti i cittadini) spiega i come e i perché della realizzazione del museo, in un'ottica progettuale che comprende nel dettaglio gli aspetti di compatibilità ambientali, i profili economici e finanziari (a cui può rifarsi chi oggi solleva dei dubbi), i fattori gestionali e di rischio. Dallo Studio di fattibilità, così come dalle linee guida del Bando di concorso internazionale poi vinto da Zaha Hadid, si comprende che fare un museo come il Betile a Cagliari - e farlo a Sant'Elia - ha la possibilità di essere un'operazione un po' più coraggiosa del solito. Dietro il progetto del museo vive una nuova idea di Cagliari (e qui è necessaria una collaborazione con il Comune, e parlo di una collaborazione che non può certo essere un monologo, né da una parte né dall'altra). Ma non si tratta soltanto di Cagliari. Si tratta di rendere la Sardegna un laboratorio dell'arte, non soltanto nella presentazione dei vari monumenti, ma anche nella riflessione critica su di essi, e nel rapporto tra passato e futuro. Queste istanze vengono comprese dal progetto di Zaha Hadid, che ritengo un esempio di bella architettura, e che non deturpa affatto lo skyline della città, ma ne risulta piuttosto un completamento, forse necessario. Lo skyline di una città è anche la sua vita. Se si arriva a Cagliari dal mare, prima ci si emoziona per la sua bellezza, poi ci si arrabbia per come è ridotto Sant'Elia e per quanto misere siano le connessioni culturali ed economiche della città sul mare. Cagliari oggi non riesce ad abbracciare veramente il mare. Dietro il progetto del museo sta invece l'esigenza di ridurre la distanza tra la città e uno dei suoi margini. Di affermare che questi margini sono in verità parte integrante della città stessa. E questo significa anche restituire veramente il mare alla città. Con il Betile, si vuole costruire uno spazio che non sia solo capace di dare forma a una rete interna, a una rete delle realtà culturali e artistiche della Sardegna, ma che sappia guardare davvero al Mediterraneo. Diciamo spesso che Cagliari è potenzialmente la capitale del Mediterraneo. In effetti questo slogan possiede una sua efficacia. Però proviamo a stare ai dati, alle cose. In che modo Cagliari si inserisce nei flussi del Mediterraneo? In che modo Cagliari riesce a comprendersi veramente come città mediterranea? In che modo viene valorizzata la sua dimensione portuale? In che modo possiamo inserire la Sardegna nel tessuto universitario mediterraneo? Finché non diamo risposte a queste domande (e per fortuna, qualcosa si muove), non possiamo parlare di "capitale del Mediterraneo", se non nei termini di un'idea regolativa, in senso kantiano. Perciò chiederei alla maggioranza comunale e al Sindaco, con il massimo realismo: con che cosa la facciamo, cari amici, la capitale del Mediterraneo? La facciamo con Sant'Elia così com'è oggi? Ma tutto questo non basta. Il Betile può funzionare soltanto se ci interroghiamo sul serio sull'idea di museo che esprime. E qui veniamo alla questione della collezione. L'idea forte è quella di creare un museo che non ha una collezione permanente, ma che vuole essere uno spazio in cui l'esposizione si fonde con la ricerca e con la stessa produzione. Uno spazio in cui sviluppare e sperimentare le frontiere dell'arte, a partire dal confronto tra nuragico e contemporaneo (categorie che devono essere discusse) e dall'identità mediterranea (altro tema che merita di diventare un oggetto di ricerca). Se si riesce ad alimentare questo spazio, il numero di visitatori - e di viaggiatori, e di ricercatori - può aumentare esponenzialmente, dandoci la possibilità di dire veramente qualcosa di nuovo nel panorama culturale del Mediterraneo, e andando anche al di là della spesso strumentale evocazione di Bilbao. Certamente stiamo parlando di un progetto ambizioso, che merita di essere comunicato e discusso. Da questo punto di vista, penso che la Regione meriti di essere criticata per alcune sue mancanze. Il Betile deve tuttora costruire una politica culturale e di comunicazione alla sua altezza: deve suscitare passione e tensione, e per questo servono chiarimenti, dibattiti, libri. Evidentemente ne servono più di quanti ne sono stati realizzati, se i cittadini non hanno ancora capito il punto della questione o non si sentono adeguatamente coinvolti. Dobbiamo essere tutti più coraggiosi. D'altronde questo "museo urbano e mediterraneo" può essere il luogo in cui si forma una cittadinanza, senza nessuna intenzione partitica o parziale. E per fare questo non basta dire che diventeremo una nuova Bilbao, e di conseguenza metterci a litigare tra pro e contro Bilbao 2, che è di una povertà intellettuale disarmante. La mia sensazione è che, come spesso accade, noi sardi abbiamo paura degli investimenti a lungo termine, e preferiamo rifugiarci nelle polemiche quotidiane. A chi giovi, lo ignoro. Però mi viene in mente un episodio. Mentre infervorava la discussione tra i giurati, alcuni si chiedevano se i sardi sarebbero stati in grado di comprendere il progetto di Zaha Hadid o se forse non fosse il caso di scegliere una soluzione più di comodo. Fu allora che una giurata disse: «Forse voi non avete capito noi sardi, e rischiate di sottovalutarci, come al solito. Pensate che noi non siamo in grado di sopportare una cosa simile. Invece vi sbagliate di grosso. Non ci conoscete abbastanza. Vi sorprenderemo». Chissà se quella giurata aveva ragione. Certamente il caso Betile ci dirà molto sulla nostra capacità di sorprendere noi stessi e gli altri. In positivo o in negativo.
Cagliari. Cultura e istruzione : Il museo Betile? La prova del nove sul ruolo dell'isola nel Mediterraneo
Il progetto del Museo mediterraneo dell'arte nuragica e dell'arte contemporanea a Cagliari, noto come Betile, è stato oggetto di una forte opposizione da parte del Consiglio comunale. La Regione Sardegna ha accusato il Consiglio comunale di avere un'opinione eccessivamente critica sui costi e sul danno allo skyline della città. Il progetto è stato realizzato grazie a un bando di concorso internazionale vinto da Zaha Hadid, che ha presentato un'idea innovativa di museo che combina la presentazione dei monumenti con la riflessione critica sul loro rapporto con il passato e il futuro.
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