SASSARI. Anche Vico Mossa storse il naso. Quando i dirigenti dell'Eca (Ente comunale di assistenza), gli chiesero di progettare il Turritania, l'architetto riempì una lettera di obiezioni: «Siete proprio sicuri? Mi sembra una collocazione impropria, potrebbe ostacolare il futuro sviluppo urbanistico». Non fu ascoltato. Oggi il «tappo» è ancora lì. Il Comune lo vuole abbattere, i sassaresi pure. A frenare le ruspe c'è il vincolo imposto dalla Soprintendenza, che lo considera edificio di valore storico, dunque da tutelare. Il forum della Nuova è stato un plebiscito. Tantissimi gli sms dai quali emerge, chiarissima, la volontà di una quota fondamentale di cittadini: demolire subito l'ex hotel Turritania, considerato dalla maggior parte dei sassaresi edificio di nessun valore storico e architettonico. E liberare la visuale nella parte bassa del centro storico, aprendo la città al mare e consentendo di dare gambe agli ambiziosi progetti contenuti nel Piano urbanistico comunale. Al posto dell'ex albergo, l'amministrazione sogna uno spazio aperto, che dia respiro al Corso Vittorio Emanuele e prosegua parallelamente all'asse ferroviario per sei chilometri. «È il parco lineare urbano, percorso pedonale e ciclabile che avvicina la città al mare - dice il sindaco Gianfranco Ganau -. Puntiamo a bandire un concorso di idee per ridisegnare l'area di Porta Sant'Antonio, immaginare un utilizzo diverso di uno spazio sul quale sinora si è detto tanto ma si è fatto poco. Ma per decidere in che direzione muoverci, è fondamentale sapere quale sarà il futuro dell'ex albergo Turritania. Noi da tempo ci battiamo per la demolizione, la Soprintendenza sinora ha detto sempre no. Se dovesse rimanere in piedi, sarà necessario individuare soluzioni alternative che consentano di realizzare i progetti aggirando l'ostacolo. Certo, il risultato finale non sarebbe lo stesso». Con l'ex hotel in piedi, sarebbe impensabile realizzare un parcheggio interrato in porta Sant'Antonio, pedonalizzando la parte superiore «così come tutto il Corso Vittorio Emanuele, finalmente libero dalle auto - aggiunge il sindaco -. Gli stalli sostituirebbero quelli che dovevano essere realizzati in piazza Colonna Mariana: lì, per questioni urbanistiche e per il rinvenimento di importanti reperto archeologici, il progetto si è arenato e difficilmente riprenderà quota». Non è una soluzione neppure il compromesso prospettato dalla Soprintendenza: preservare la parte di pregio dell'edificio (cioè i primi due piani realizzati da Vico Mossa nei primissimi anni '50) e demolire o ristrutturare la parte realizzata con materiali di scarso valore (gli ultimi due piani, costruiti quando lo stabile divenne un albergo). Anche oggi, probabilmente, la Soprintendenza ai beni architettonici ribadirà la sua proposta, nel corso di un incontro con il sindaco e il progettista del Puc, l'architetto Bruno Gabrielli. «Mantenere una fetta del rudere non ha senso - dice Ganau -, il tappo rimarrebbe tale e quale. E poi, se come dice la Soprintenza si tratta di un edificio di valore architettonico, com'è possibile buttarne giù una parte? I vincoli non tutelano i beni di pregio nel loro complesso? Piuttosto che conservarlo a metà, preferirei venderlo così com'è, a patto che venga trasformato in un edificio a servizio del centro storico». L'Ersu aveva drizzato le antenne, un paio d'anni fa. Sarebbe pronto a far diventare l'ex Turritania casa dello studente: «Credo che gli universitari possano pazientare un po' - conclude Gianfranco Ganau -. Per lo sviluppo della città invece il tempo è quasi scaduto».