Caro direttore, condivido le critiche del professor Settis all'introduzione del silenzio-assenso per la vendita del patrimonio storico-artistico. Ma nel farlo omette di ricordare alcuni fatti. Ciò gli serve per dimostrare che disattenzione analoga nei confronti della tutela è rinvenibile anche nei governi precedenti. Settis sostiene che la Finanziaria del 2000 del Governo D'Alema "apriva la strada al silenzio-assenso". Non è vero. L'articolo 32 di quella Finanziaria, a tutela del valore pubblico dei beni storico-artistici stabiliva che essi potessero essere alienati solo nei casi e nei modi previsti da un Regolamento dei Beni Culturali. Tale Regolamento veniva emanato pochi mesi dopo con il consenso delle associazioni di tutela. Si individuavano tre categorie di beni inalienabili (monumenti, beni archeologici ecc.), alienabili a condizione che il privato li recuperasse ed aprisse al pubblico e, infine, beni alienabili. L'istruttoria per l'inserimento in una delle categorie veniva affidata alle Soprintendenze senza far calare su di loro vincoli temporali perentori. L'esatto opposto, dunque, del silenzio-assenso voluto da Tremonti. Settis poi spiega che all'introduzione del silenzio-assenso fa riscontro una carenza di personale delle Soprintendenze tale da rendere impensabile che esse si pronuncino nei termini previsti. Vero. Ed aggiunge: "come tutti sanno, da circa venti anni governi di ogni indirizzo e colore hanno bloccato le assunzioni". Non è vero. Con un concorso del '98, concluso nel 2000, il ministero ha assunto circa 600 persone. Di queste il 70 erano archeologi, architetti, ingegneri, storici dell'arte ed il restante 30 personale amministrativo. Il professor Settis conclude invitando Urbani, di cui è ascoltato consigliere, a dimettersi oppure a tentare una sorta di "riduzione del danno". Gli suggerisco una terza via più immediata: il silenzio assenso non è ancora legge. Ci sono gli spazi per una battaglia parlamentare aperta e convinta, anche da parte del Ministro dei Beni Culturali, contro queste disastrose scelte.
Lettere: Il governo dell'Ulivo e i beni culturali
Il professor Settis critica l'introduzione del silenzio-assenso per la vendita del patrimonio storico-artistico. Tuttavia, omette di ricordare alcuni fatti. Ad esempio, la Finanziaria del 2000 del Governo D'Alema stabiliva che i beni storico-artistici potessero essere alienati solo nei casi e nei modi previsti da un Regolamento dei Beni Culturali, che veniva emanato pochi mesi dopo con il consenso delle associazioni di tutela. Il Regolamento stabiliva tre categorie di beni inalienabili e alienabili. Inoltre, le Soprintendenze non erano vincolate da vincoli temporali perentori per l'istruttoria.
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