Pezzi sepolti nei depositi, altri in arrivo dalla Siria: in onore di Paolo Emilio Pecorella A Palazzo Coveri i simboli divini di Boldrini -------------------------------------------------------------------------------- La passione dellarcheologia. Romantica e totale. Per Paolo Emilio Pecorella, una folgorazione arrivata a 7 anni sfogliando un libro sullantico Egitto. Che fin da allora è diventata vita, viaggi, studi e lavoro nei campi di scavo. Alla Scuola archeologica di Atene nel 1961, seguita dalle missioni a Festos, dalla borsa di studio in Turchia, poi dalle campagne di Arslantepe e Iasos in Anatolia, dallattività presso il Cnr e luniversità di Firenze, quindi a Cipro e infine in Siria, dove è morto durante i lavori di scavo a Tell Barri il 29 agosto 2005. Un destino segnato dallOriente, ripercorso da una mostra che rende omaggio a questo studioso e specialista «fiorentino di cuore e di intelletto» come nota la soprintendete Fulvia Lo Schiavo che, con léquipe di studiosi e archeologi colleghi di Pecorella ha presentato sabato scorso lesposizione in suo ricordo. Egeo, Cipro, Siria e Mesopotamia. Dal collezionismo allo scavo archeologico offre un paesaggio nellanima della ricerca archeologica, propone reperti inediti dai ricchi depositi del Museo Archeologico, insieme a materiali provenienti dai recenti scavi nellantica Siria. Tre grandi sezioni dal IV al III millennio avanti Cristo, fino a toccare il XV secolo dopo Cristo, attraverso oggetti duso comune provenienti da Creta e Cipro, vasi e statuette votive e piccoli idoli - straordinario lunico idoletto cicladico di donna incinta in marmo bianco- frammenti di cocci decorati e sigilli intagliati, fusaiole, giare e figurine di cavalieri, accanto a materiale anatolico, della città di Kilizu, reperti dagli scavi della prima metà del '900. «Oltre a materiale partico del II d.C. con terrecotte e vasi, compreso il famoso sarcofago in terracotta invetriata, pezzi non più esposti al pubblico da più di 20 anni - spiega la curatrice Maria Cristina Guidotti - E ancora reperti cuneiformi dalla Mesopotamia, quindi la parte islamica che arriva dalla "donazione Popolani" della prima metà '900, con le mattonelle parietali dai palazzi di Damasco, mai viste da nessuno e rimaste finora dimenticate e sepolte nei nostri magazzini». Decorazioni dagli intensi colori del mare, con soggetto floreale e geometrico, e poi piatti e orci dipinti dazzurro. E una nota a parte meritano i reperti da Rodi, i vasi micenei conservati al Museo Archeologico di Firenze, che vanta la più ricca collezione del periodo in un museo italiano, dovuta a campagne di scavi effettuate nel 1913. Un lungo percorso a tappe verso Oriente che si articola secondo il fil rouge delle ricognizioni degli studi di Pecorella, dallEgeo fino alla Siria. «Per la prima volta dalla Siria sono arrivati i corredi funebri di due tombe femminili con orecchini, oggetti da toilette in avorio, contenitori di cosmetici e, unico al mondo, uno specchio doppio girevole, accanto a spatole e pettini» precisa Guidotti che ha curato la rassegna con Fulvia Lo Schiavo e Raffaella Pierobon Benoit. La rassegna resterà aperta al piano terreno del Museo Archeologico fino al 4 maggio 2008. Info 055-23575