A Bagnoli cè un fondo Rossana Rossanda, a Piscinola un volume raro di giurisprudenza -------------------------------------------------------------------------------- Alcuni libri appartenuti a Rossana Rossanda si possono leggere a Napoli, alla biblioteca Mazzacurati in via Giusso. Cè proprio un fondo a suo nome. La grande giornalista ha così voluto omaggiare Bagnoli, quartiere simbolo della cultura operaia. Lo rivelano con orgoglio gli animatori dellAssociazione "Laboratorio città aperta", che ha ideato e fondato la biblioteca. Lassociazione nasce nel 95, raccogliendo gli impulsi della rinascita bassoliniana: «Il nuovo sindaco chiamava tutte le forze attive della città a partecipare. Noi, come dire, ci siamo cascati», ironizza il presidente Alberto Franceschi. I volumi, frutto di donazioni e di acquisti finanziati dalla Fondazione Banconapoli, aumentano. Così i frequentatori. E le iniziative di animazione culturale sono un successo, per gli abitanti della zona e per chi viene da lontano. Afferma Anna Maria Calabresi, tra le fondatrici: «Sono migliaia le persone che ruotano attorno alla biblioteca. Perciò si chiede a gran voce lo spostamento verso una nuova sede. Sarebbe ora di trovare uno spazio autonomo». Anche perché il valore simbolico della biblioteca è ormai altissimo per Bagnoli: «Un presidio. Che lotta contro il degrado ambientale e sociale seguito alla chiusura dellItalsider». Sono tante le storie dietro e dentro le biblioteche di periferia. Spesso storie di sale vuote, di scaffali mai consultati. Così è per la Giustino Fortunato di Soccavo e per Villa Letizia, a Barra, posta in una splendida palazzina del '700 che guarda il Vesuvio. Visitate da una decina di persone al mese. Mentre a Secondigliano si aspetta la ristrutturazione, la Angiulli al quartiere Stella è chiusa. A Rione Luzzatto, vicino lantico stadio Ascarelli, la Biblioteca Andrea Andreoli nasce dalla passione di un insegnante, Agostino Collina, che da queste parti è una celebrità. Fu lui a volerla, negli anni '60, e a donare tutti i suoi testi per avviarla. Ormai è deserta. «Una volta cerano i giornali a richiamare gente», racconta Enzo Somma, il responsabile. «Un gruppo di anziani e ragazzi veniva a sfogliare quotidiani e riviste sportive. Così potevano avvicinarsi ai libri, frequentare un posto sano». A Ponticelli la Grazia Deledda ospita diversi studenti. Anche se sono costretti a leggere nei corridoi: la sala studio è da tempo inagibile. I più battaglieri si sono riuniti, contro questi dissesti, nellassociazione Bibliopolis. Storie di passione, impegno. Gennaro Ciri Noja, da anni a capo della struttura, racconta: «Un quartiere operaio che in pochi anni perde tutte le sue risorse. Le carte si mescolano, molti ragazzi finiscono nella criminalità. Eppure lamore per la cultura, che anni di pratica civile e politica avevano suscitato, non si è disperso. Perciò la biblioteca è accorsata, viene vista come alternativa alla malavita, uno spazio di sociabilità protetta». Lo confermano gli studenti: «Preferisco studiare qui, non ci sono tv o play-station a distrarmi. E poi posso incontrare ragazzi a posto», dice Elisa, 23 anni. Tra le dotazioni di eccellenza, la Deledda è tra le due biblioteche cittadine a detenere un fondo braille, per ipovedenti. Laltra è a San Giovanni a Teduccio. Ma qui la storia è diversa. La Renato Caccioppoli è un fiore allocchiello per il quartiere e per la città. È situata dal 2002 allinterno di un convento seicentesco degli Agostiniani, si affaccia sul mare e sulle vecchie fabbriche dismesse. Sale pulite ed ariose, suggestivi affreschi rinascimentali sui soffitti. Qui le attività fervono: enti e associazioni fanno a gara per realizzare eventi, tra cui recentemente unesposizione "on the road" di mineralogia e un caffè letterario in terrazza, per citare i più originali. Triste dirlo, ma non sembra Napoli, non sembra periferia. «Siamo felici di studiare qui e di godere di luce e tranquilità», dice Simona, studentessa di archeologia. E per Carmen, laureanda in legge, la biblioteca è unoasi felice, «un posto dove ti viene voglia di preparare esami. E dove si scopre un altro quartiere. Fatto di gente informata, che non ti aspetteresti». Ci sono persino sale per uno studio intimo. «Consentono ai ragazzi di ripassare ad alta voce in piena libertà. Cerchiamo di rispettare le esigenze degli studenti, facciamo orario continuato apposta», spiega Tina Cecere, listruttrice culturale. Tra i piani cè un prezioso reperto: un sistema antisismico del700, definito "beneventano", composto da una gabbia lignea e pietre antismottamento. Di norma, le biblioteche di periferia hanno collezioni generiche. Svolgono funzioni di aggregazione più che di raccolta di libri rari. Con qualche eccezione. La Domenico Soverino di Piscinola vanta un classico della giurisprudenza, il "Novissimo digesto". Un testo antico, valore superiore ai diecimila euro. Molto consultato tra i frequentatori. Che però non sono molti. È passato precisamente un anno dallincendio con furto che privò la biblioteca di alcuni testi e di mesi di agibilità. Lassessorato ha reagito presto. Le sale sono state riaperte al pubblico già ad aprile, si è accesa una gara di solidarietà sulle donazioni e presto si è arrivati alla più alta cifra di testi in città, 17.000 circa. La biblioteca è in buona compagnia artistica, a fianco cè lArea Nord di Carpentieri e sotto gli studi della fiction "La Squadra". Ma langue nel terzo piano di un desolante cubo di cemento e acciaio.
CAMPANIA - Le biblioteche "dimenticate" Viaggio nei luoghi più nascosti della cultura, dove tra banchetti e scaffali si possono trovare autentici tesori
A Napoli, diverse biblioteche di periferia hanno un valore simbolico importante per i quartieri in cui sono situate. La Rossanda a Bagnoli, la Renato Caccioppoli a Rione Luzzatto, la Domenico Soverino a Piscinola e la Grazia Deledda a Ponticelli sono solo alcune delle biblioteche che hanno contribuito a creare un'atmosfera culturale e di aggregazione negli abitanti dei quartieri. Queste biblioteche offrono spazi per la lettura, la discussione e la formazione, e sono spesso il luogo di incontro per gli abitanti della zona. Alcune di queste biblioteche hanno anche collezioni di libri rari e antichi, come il "Novissimo digesto" della Rossanda.
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