Dopo sessantasei anni, la stele di Axum torna a casa, o comunque in terre più vicine a quelle della sua provenienza. Era giunta in Italia come bottino della guerra d'Etiopia, inutile negarlo, esattamente come gli imperatori romani e Napoleone avevano fatto con gli obelischi egiziani. Era stato un viaggio faticosissimo e pericoloso, un'Odissea, un supplizio, con la stele che era stata tagliata in cinque pezzi, e una sua parte angolare che era stata addirittura lasciata nei pressi della chiesa copta di Santa Maria di Sion. La stele aveva dovuto percorrere centinaia e centinaia di chilometri lungo strade sterrate per giungere al porto di Massaua: di qui era stata caricata su una nave per Napoli, da dove, sempre con fatica e pericolo, era giunta a Roma. Anche la ricomposizione della stele non era stata semplice: il terreno nell'area prescelta era pieno di resti archeologici e di fognature che rallentarono la costruzione della piattaforma a gradoni e del basamento in cemento armato su cui avrebbe poggiato il monumento. A piattaforma conclusa, ci si accorse che le cinque parti della stele non combaciavano più, per la perdita di materiale nell'operazione di segatura; vennero allora inserite dentro un'anima di ferro e le parti mancanti, compresa la parte angolare lasciata a Santa Maria di Sion, furono integrate con del granito bigio. I supplizi per la stele di Axum non sarebbero finiti: l'area di Porta Capena in cui era stata eretta, quasi disabitata in epoca fascista, sarebbe diventata ad alta intensità di traffico a partire dagli anni Sessanta. La stele, dimenticata, associata impropriamente alla vicina sede della Fao a cui faceva da ingresso, divenne un punto di riferimento per gli automobilisti, con enormi quantità di gas di scarico che hanno contribuito a inscurirla in maniera permanente e probabilmente a corroderne anche qualche strato superficiale. Non bastava, evidentemente. Adesso la stele di Axum, inscurita, corrosa, compie il percorso inverso, senza che nel frattempo nessuno dei pericoli in cui era incorsa nel 1937 siano stati sventati. Lo smontaggio sarà rischioso e compiuto quasi al buio, visto che mancano informazioni dettagliate sul modo in cui la stele è stata assemblata. Dovrà percorrere migliaia e migliaia di chilometri prima di giungere in Africa. Il percorso per Axum è rimasto assai accidentato: terre poverissime e in situazione di guerra civile permanente. Arriverà mai ad Axum? Ho forti dubbi, potrebbe finire in un magazzino e rimanerci per cinquant'anni. Ma anche dovesse arrivarci, come tornerà la stele ad Axum? Io conosco sia l'Etiopia, sia Axum. capitale di una civiltà sviluppatasi in particolare nei primi secoli dopo Cristo; la stele che torna indietro è solo una delle decine che si trovano in una stessa area, di diversa forma, altezza e lavorazione, tutte a indicare la presenza di tombe regali. Questa area si trova nelle condizioni in cui Paestum e Segesta potevano trovarsi tre secoli fa: le costruzioni sono in parte abbattute, compresa una stele "maggiore" più lunga di quella giunta a Roma. Le stele lavorate a rilievo hanno comunque mantenuto il colore originario della loro pietra, totalmente differente da quello della stele "romana". Verrà innalzata o tenuta coricata sul terreno? E se verrà innalzata, come sarebbe logico, perché non si dovrebbe fare altrettanto con la stele "maggiore" e con tutte le altre per le quali sarebbe più propria la posizione eretta? Insomma. esiste un progetto decente sul ritorno della stele "romana" ad Axum? No, non esiste, perché la questione è stata affrontata in termini esclusivamente politici. Si è pensato solo a un provvedimento che desse soddisfazione a un principio che in teoria nessuno discute (la legittima appartenenza culturale della stele all'Etiopia), ma che nella pratica rischia di procurare più danni che vantaggi. Si è fatta solo della retorica astratta, senza affrontare minimamente i problemi concreti della stele, senza preoccuparsi del fatto che le sue condizioni, già fortemente compromesse, potrebbero ulteriormente peggiorare. Ma ai sostenitori dei buoni sentimenti, questi aspetti non interessano: la stele potrebbe tornare anche in frantumi, potrebbe stare peggio di come stava a Roma, l'importante è fare il bel gesto politically correct.
Il Messaggero
11 Novembre 2003
La stele di Axum. Finirà dimenticata a pezzi
VI
Vittorio Sgarbi
Il Messaggero
La stele di Axum, un'antica stele etiope, è tornata a casa dopo sessantasei anni, proveniente dall'Italia. È stata tagliata in cinque pezzi e ha dovuto percorrere centinaia di chilometri per giungere al porto di Massaua. È stata caricata su una nave per Napoli e poi a Roma, dove è stata ricomposta con del granito bigio. Tuttavia, la stele è stata danneggiata dal traffico e dallo smog, e ora è in pericolo di essere smontata e trasportata in Africa. Il percorso per Axum è accidentato e le condizioni della stele sono già compromesse.
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