Nella lettera si riconoscono come legittime e costruttive alcune critiche e si definiscono sleali alcune rappresentazioni grafiche Il nuovo centro direzionale non supererà quota 180 metri. Soddisfatti a metà i comitati del no: "Continueremo a raccogliere le firme per una delibera popolare" -------------------------------------------------------------------------------- La Mole vince la prima sfida. Il grattacielo Intesa-Sanpaolo sarà più basso. Un gesto distensivo per stemperare le polemiche, per venire incontro a chi aveva espresso perplessità, ad iniziare dal comitato «no-gratt», e per non rallentare il via ai lavori per costruire il nuovo centro direzionale. Larchitetto Renzo Piano in una lettera al presidente del consiglio di gestione dellistituto di credito, Enrico Salza, propone di ridurre laltezza del grattacielo, stando così al di sotto del simbolo di Torino, alto 167 metri. Un taglio di una trentina di metri che non penalizzerà le parti pubbliche delledificio: lauditorium, la terrazza panoramica, la sala mostre e il ristorante. Una posizione condivisa da Salza, il vero regista delloperazione torre. Piano nella lettera, in sei punti, parla della torre come di un «vero modello di sostenibilità», un edificio lieve come «un frammento di ghiaccio», ma riconosce «legittime e costruttive alcune critiche: la discussione è stata accesa, talvolta sleale, nella rappresentazione della orribile massa nera delle cartoline, ma spesso corretta e stimolante». Soprattutto quando si è affrontato il rapporto con la Mole, con il profilo della città, quando si è discusso di sostenibilità energetica e di accessibilità al pubblico. Per questo Piano propone di abbassare ledificio «per deferenza al simbolo della città e per ridurre limpatto ambientale». Daltronde la qualità della torre «non sta nellaltezza o nel battere primati, ma nellessere laboratorio urbano aperto, laboratorio energetico, tecnicamente innovativo rispetto ai consumi e allinquinamento, e infine nel cercare, attraverso la leggerezza e la trasparenza, una legittimità nello splendido arco alpino». Larchitetto propone anche di «destinare i volumi, per altro trasparenti, sopra quota 150 metri alle attività pubbliche, e di ristrutturare il parco ai piedi della torre». Il nuovo centro direzionale, che nascerà allangolo tra corso Vittorio Emanuele e corso Inghilterra con un investimento minimo di 300 milioni di euro, non arriverà a quota 180 metri. Salza, infatti, ha accettato tutti i punti espressi da Piano nella lettera. «Apprezzo e pienamente condivido quanto larchitetto Piano ha scritto alla banca circa lidea di rispettare il rapporto con la Mole», sottolinea il presidente del consiglio di gestione di Intesa-Sanpaolo. E aggiunge: «In questo modo si pongono definitivamente le basi perché il nostro gruppo realizzi il nuovo centro direzionale sulla Spina 2 di Torino. Siamo, come dice larchitetto Piano, una banca che ha nel suo Dna la ricerca del dialogo costruttivo. Per questa ragione faremo del nostro progetto un progetto ancora migliore». I leader del comitato «Non grattiamo il cielo di Torino» non sono però del tutto soddisfatti. Apprezzano lapertura di Piano, ma si chiedono a quale altezza si fermerà la costruzione: «Se alla punta della guglia della Mole allora il progetto rimane insostenibile», dice lex assessore Paolo Hutter. E ricorda: «Stiamo raccogliendo firme per una delibera di iniziativa popolare per non autorizzare edifici alti più di 80 metri nel centro». Anche i capigruppo della Sala Rossa, Monica Cerutti (Sd), Luca Cassano (Rifondazione) e Domenico Gallo (Pdci) apprezzano la disponibilità di Piano a ridurre laltezza. «Lo riteniamo come il primo passo, ma solo il primo, di quel percorso di approfondimento che è stato annunciato in commissione urbanistica - sottolineano - perché le scelte politiche non possono prescindere dai necessari dati tecnici. Si vada avanti quindi con gli approfondimenti, come richiesto anche dalla direttrice dei Beni Culturali Regionali, Pittarello». Sarà comunque necessario che Palazzo Civico approvi una variante per superare la quota dei 150 metri, altezza massima consentita che verrà comunque superata. Il gesto dellarchitetto, comunque, rischia di non ridare alla Mole il primato di edificio più alto della città. In ballo cè la torre di Fuksas, che arriva a quota 220 metri, e il progettista nellaudizione in commissione urbanistica si era detto «non disposto a discutere di altezze».