Inaugurazione ieri alla Triennale con il Presidente Napolitano Una video installazione di Greenaway apre il percorso, scandito da sette corti dautore che interpretano gli oggetti -------------------------------------------------------------------------------- «Il sogno dellartista è quello di arrivare al Museo, mentre il sogno del designer è quello di arrivare ai mercati rionali», diceva Bruno Munari. Altri tempi, altre utopie. Però, dopo decenni di sospiri (e tre anni di lavori a ritmi serrati), il design italiano ha trovato la sede dove mettersi in mostra. Ieri ha aperto i battenti il Triennale Design Museum. In pompa magna: in mattinata, sono intervenuti il sindaco, lassessore cultura della Provincia, il presidente della Regione, che hanno sottoscritto (insieme a ministero per i Beni culturali, Camera di commercio, Assolombarda, Fiera, Politecnico, Iulm e Adi) laccordo di programma su cui si reggerà la Fondazione. Nel pomeriggio, è arrivato il Presidente della Repubblica. Anziché un mausoleo o uno showroom, come hanno spiegato il presidente Davide Rampello e la direttrice Silvana Annicchiarico, spera di essere un museo dinamico. Ci sarà una rotazione veloce degli allestimenti, ogni 18-24 mesi, per convincere il pubblico a ritornare più e più volte. A collegarlo e insieme dividerlo dal resto della Triennale è il ponte sospeso in vetro e bambù disegnato da Michele De Lucchi, che con il ripristino del Salone dOnore ha aggiunto lultimo tassello al suo progetto di restauro delledificio di Muzio. Rispetto a settembre, quando il cantiere fu aperto alla stampa, il candore delle pareti e la luce che filtrava dai finestroni sono scomparsi. Tutto è avvolto dalla penombra, perché questa prima «puntata» il paragone coi serial televisivi è di Italo Rota, autore del progetto espositivo, con la consulenza di Mario Nanni per la luce affronta il tema «Cosè il design italiano?» affidandosi alla spettacolarità del cinema. Allingresso cè il regista Peter Greenaway, che accoglie i visitatori con unarchitettura di proiezioni multischermo che riesumano glorie italiane in verità un po fruste, dai frontoni rinascimentali ai nudi femminili con boccoli neoclassici. A sinistra, lAgorà, lo spazio per incontri: fuori, superfici specchianti, dentro lodore pungente del legno lasciato grezzo, sui muri e lungo le gradinate, mentre al centro è sospeso un mosaico di schermi digitali (la lista degli sponsor tecnici è chilometrica). A raccontare le sette ossessioni che, secondo il curatore scientifico Andrea Branzi sono iscritte nel patrimonio genetico del Made in Italy, altrettanti registi: la teatralità (Martone), il lusso borghese (Soldini, che ha montato decine di spezzoni classici), il super-confort (Corsicato, che fuor di metafora punta lobiettivo sul sedere, ironico omaggio a Bottoms di Yoko Ono), il dinamismo (Ferrario riassume la parabola del Lingotto di Torino da grande fabbrica a centro commerciale, giocando sul calambour futurismo), serialità e impilabilità (Lucchetti, cui fa da corrispettivo la montagna di oggetti Kartell installata nel cavedio esterno), la luce spirituale (Capuano), la semplicità (Olmi, che riesuma lincanto arcaico del pre-griffato). Il percorso espositivo è circolare, si passa da una sezione alla successiva senza soluzione di continuità, un po frastornati. Tutto scorre: dalle immagini filmiche, ai titoli, alle cronologie. Al posto delle didascalie, piccoli schermi a cristalli liquidi che mettono in onda titoli, date, autori. Ci vuole tempo, attenzione, meglio fermarsi su uno dei tanti divani a portata di mano - in ecopelle, effetto glitter. Gli unici veri «punti fermi» sono gli oggetti, mai esposti soli, ma in gruppi che suggeriscono parentele e legami affettivi: dalla Camera da letto orientaleggiante di Gio Ponti e Fornasetti, alla lampada Taraxacum di Achille Castiglioni, al Tavolo con le ruote di Gae Aulenti. Il compito di ricostruire lalbero genealogico spetta al visitatore, e in questo limpianto assomiglia più a una mostra che a un museo. Una sfida? Le nostalgie didascaliche sono relegate al numero monografico de "LEuropeo" distribuito gratis a ogni visitatore: foto in bianco e nero, lambrette, firme storiche, ritratti; un inno a «Il miglior design della nostra vita».
DESIGN SPETTACOLO Nasce il nuovo museo nel segno del cinema
Ieri è stato inaugurato il Triennale Design Museum a Milano, con la presenza del Presidente della Repubblica e di altri esponenti politici e culturali. Il museo è stato realizzato grazie a un accordo tra diverse istituzioni e fondazioni, e si propone come un luogo dinamico e interattivo dove il design italiano possa essere esposto e apprezzato. Il percorso espositivo è stato curato da Italo Rota e Mario Nanni, e presenta sette corti d'autore che interpretano gli oggetti del design italiano, con la partecipazione di registi come Peter Greenaway e Martine Soldini. Il museo presenta anche una rotazione veloce degli allestimenti, ogni 18-24 mesi, per convincere il pubblico a ritornare più e più volte.
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