Monteleone di Spoleto. Ieri, come nel passato: tutti nella chiesa di San Nicola e nel giorno della sua festa per prendere decisioni importanti. Storielle. Perché è una decisione importante quella che ieri, nella chiesa di San Nicola, i monteleonesi hanno preso. Non capita spesso, infatti, che un piccolo comune presenti un esposto alla magistratura chiedendo al giudice di valutare quelle che si ritengono omissioni di un Ministero e di più ministri. E, se le osservazioni svolte dagli avvocati che difendono le ragioni di questo piccolo paese della Valncrina saranno ritenute valide, obbligare quel Ministero e quel ministro a cambiare atteggiamento. A fare quello che da tre anni ad oggi nessuno ha voluto fare. La storia è nota. E' quella della biga d'oro di Monteleone di Spoleto che fa bella mostra di se in una sala speciale del Metropolitan museum di New York ma che il sindaco di Monteleone rivuole indietro perché dice - è stata trafugata contravvenendo a precise leggi dello Stato. Ed è una storia che, più si rivela nei suoi particolari, più appare un grande intrigo internazionale. Con tanto di trafficanti senza scrupoli, affari economici ingenti, ministri discutibili nel loro comportamento. Ma anche con pomposi annunci di grandi battaglie per riavere quello che è un pezzo di storia di Monteleone e dell'Italia finiti poi misteriosamente nel silenzio. E ora - scoperta dell'ultima settimana - anche con un suicidio nel carcere di Firenze e un messaggio vergato sulla parete della cella con la testa spenta di un fiammifero che, cent'anni dopo, assume un significato del tutto particolare. Roba da giallisti, verrebbe da dire. E invece no: l'avvocato Tito Mazzetta, residente ad Atlanta in Georgia ma di famiglia originaria di Monteleone di Spoleto, spiega il procedimento delle sue indagini e dice che è un dovere cercare la verità sulla biga di Monteleone di Spoleto «perché nessuna comunità può essere espropriata della sua storia». Gli avvocati Insomma, quello che appare sempre di più il carro degli intrighi non sarebbe mai arrivato in America se si fossero rispettate le leggi. Ed è su questo punto che tra Nando Durastanti, che è il sindaco del Comune di Monteleone, (sostenuto anche in questa iniziativa dell'esposto alla Procura delle Repubblica di Spoleto nei confronti del ministero del Beni culturali e del Metropolitan sia dalla Regione che dalla Provincia) e Francesco Rutelli (che è ministro dei Beni culturali) c'è un solco che si allarga sempre di più. Infatti, ricorda Durastanti il ministro ha prima sostenuto che è trascorso così tanto tempo dall'arrivo della biga negli Usa che è venuta meno la possibilità di richiederla e per questo, nell'elenco dei beni italiani all'estero, la biga non c'è. Ma scatenò un putiferio di reazioni contrarie, costrinse i monteleonesi a protestare sotto le finestre del suo ministero ma non gli impedì di essere a New York quando, dopo un lungo restauro, la biga tornò in mostra. Con ciò - dice Durastanti - legittimandone quasi la proprietà del museo americano. Ora - conclude - si sostiene che è stata legittimamente acquista. «Se mi fosse stato detto subito che lo Stato, essendo proprietario della biga, decideva che gli sta bene che sia negli Usa, avrei chiuso lì la vicenda; ma prima le bugie e gli atteggiamenti di disimpegno dei ministri Urbani e Buttiglione, ora quelle di Rutelli mi stimolano a insistere». Che scherza ricordando che i monteleonesi sono montanari, quindi gente dura. Ma che c'entra quel suicidio di cent'anni fa nel carcere di Firenze? Ad impiccarsi - ha scoperto l'avvocato Tito Mazzetta - fu un giornalista che era stato incarcerato perché accusato di aver rubato i paramenti sacri di Ascoli Piceno, ritrovati poco tempo dopo in un museo di Londra. Lì, il dono di papa Nicola IV agli ascolani ci arrivò per merito di un ricco mercante americano di nome Morgan (lo stesso che si incontra ripercorrendo la strada fatta dalla biga di Monteleone) il quale, scoperto, li restituì e chiese scusa dicendo che se avesse saputo che erano stati rubati li avrebbe restituiti subito. In realtà lo ha fatto -rivela l'avvocato Mazzetta - pochi mesi prima che la biga arrivi a New York e che lui, a Roma, dia il via a ingenti investimenti. Uno scambio? Chissà. Fino ad ora la ricerca dell'avvocato Mazzetta ha proceduto formulando ipotesi messe poi a verifica: sempre hanno trovato conferma, racconta ora. Ma se la biga di Monteleone è stata al centro di un intrigo, di che intrigo si tratta? Ed esiste un qualche documento, magari anche secretato, che lo testimonia? Dopo cent'anni è proprio venuto il momento della verità «perché nessuna comunità può essere espropriata della sua storia». L'esposto che il Consiglio comunale di ieri nella chiesa del santo patrono San Nicola hanno deciso di presentare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto ha, infatti, un doppio obiettivo: da una parte quello di usare tutti gli strumenti a disposizione per arrivare alla verità su una vicenda che, oggettivamente, è piena di gravi illegalità che sembra non si vogliano riconoscere; dall'altra quella di far inserire anche la biga nell'elenco dei beni culturali che sono stati trafugati dal nostro Paese. Vogliamo essere in quell'elenco - dice Durastanti - perché, fosse tra un anno o cento anni, la biga deve tornare in Italia. DALL'INIZIO A OGGI 1902 La biga viene scoperta mentre si scava per raccogliere pietre nello spazio davanti alla casa di un contadino a Colle del Capitano. Il contadino tenta inutilmente un utilizzo poi vende il tutto ad un antiquario di Norcia per sei soldi al chilo. Ne ricava 950 lire: una somma spesa per rifare il tetto della casa. 1903 La biga arriva a Firenze dopo essere stata conservata nel magazzino di una farmacia del quartiere Esquilino di Roma. Nello stesso anno vengono restituiti i paramenti sacri ad Ascoli che erano stati rubati un anno prima. 2004 E' data 2004 la prima richiesta di restituzione della biga. Presentata al direttore del Metropolitan dall'avvocato Tito Mazzetta, si dice che sarebbe arrivata la richiesta ufficiale dell'Italia. Che ancora non c'è. 2007 E' l'anno della magistratura. L'anno della radicalizzazione delle posizioni tra Comune e Ministero dei beni culturali. Ma anche il terzo anno di indagini su una storia che assume sempre di più i contorni di un intrigo internazionale. Durante il viaggio da Firenze a Parigi qualcuno ha chiuso un occhio A guardarla non sembrerebbe tanto grintosa: parla con voce bassa, ha lo sguardo dolce dei bambini e si muove con lentezza ma con precisione. Iolanda Caponeti, avvocato penalista da Norcia, è una di quelle persone che sorprende perché si rivela l'opposto di quello che sembra. E così, pur non essendo -come dice lei stessa - un principe del foro, ha scritto venti pagine di citazioni e di considerazioni che accusano pur senza accusare. Insomma, l'esposto che la prossima settimana arriverà sul tavolo del Procuratore delle Repubblica di Spoleto, porta la sua firma anche se è il prodotto del lavoro congiunto delle sue conoscenze professionali, delle volontà dell'amministrazione comunale rappresentata dal sindaco Nando Durastanti e dall'assessore alla cultura Marisa Angelini e dell'esperienza dell'avvocato italo-americano Tito Mazzetta. Un pool, insomma, che ha messo insieme la richiesta di intervento che farà alla Procura sostenendola attraverso due precisi filoni del ragionamento. Il primo, ovviamente, legale, mentre il secondo è di tipo culturale e storico. Scontato che un bene come la biga abbia un valore storico indiscutibile e che appartenga al luogo dove è stata trrovata, il nodo legale si gioca tutto attorno alla sua esportazione dall'Italia. Che - si ricorderà - avvenne nel 1904 «un anno -ha ricordato l'avvocato Caponetti - in cui stavano cambiando le leggi sulla tutela dei beni culturali» ma che, dice il penalista, sia le vecchie regole che le nuove non avrebbero mai consentito a quel carro di oltrepassare le nostre frontiere. Eppure, in quell'anno, da Firenze arrivò a Parigi e poco dopo a New York. Clandestinamente, ma senza il minimo intoppo. Ce n'è abbastanza perché la legge possa chiedersi se qualcuno non abbia chiuso un occhio. O, magari, tutti e due.
Il Messaggero
6 Dicembre 2007
Monteleone La biga trafugata. E' sempre più il carro degli intrighi
AL
Aldo Menacarelli
Il Messaggero
Artista / Persona
Bene culturale
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