Restaureremo l'edificio e i suoi tesori sarà una piccola rivoluzione Accordi anche per salvare la città di Petra e i rotoli del Mar Morto IL CAIRO Dai lucernai sporchi filtra solo un'ombra di luce, e le deboli lampade al neon rischiarano appena le enormi statue che raccontano la grandezza dell'antico Egitto. Solo la piccola sala dedicata al sarcofago di Tutankhamon sembra risplendere un poco. Forse perché è l'unica che è stata modificata di recente. Il resto sono muri scrostati, pavimenti lisi, bacheche di legno dall'aria cupa. È vecchio e provato, l'enorme museo egizio, il più grande del mondo: 136 mila reperti esposti; altrettanti, o forse molti di più ancora, depositati nei magazzini, in gran parte raccolti a metà Ottocento da Auguste Manette, l'archeologo francese al servizio di Ismail Pasha. Percorso ogni giorno da migliaia di visitatori, il grande palazzo costruito nel 1900 nella centralissima piazza Tahrir mostra tutti i segni degli anni che ha sulle spalle. Ma presto non sarà più così. Ieri mattina, nel cortile del museo battuto da un vento freddo, il ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli e il suo omologo Farouk Hosni (seduto su quella poltrona da 21 anni dopo essere stato direttore dell'Accademia d'Egitto a Roma) hanno firmato un accordo per la ristrutturazione dell'immenso palazzo. L'Italia ha investito nell'impresa un milione e 300 mila euro, l'Egitto metterà il resto. E il museo cambierà volto con l'intervento guidato da Luciano Marchetti, direttore dei Beni culturali e paesaggistici del Lazio: nuovo impianto di condizionamento, fondamentale per la sopravvivenza di molti dei preziosissimi reperti. E nuova illuminazione, perché ogni visitatore sa quanto siano fondamentali le luci per poter godere della bellezza di un oggetto antico. In più l'Italia inizierà cinque corsi per gli addetti al museo, con la creazione di un nuovo laboratorio di restauro. Domani i primi tecnici saranno già al Cairo, e si darà concretamente inizio ai lavori. A dirigerli il professor Giovanni Bulian, sovrintendente per i Beni architettonici di Siena e Grosseto. Gli allestimenti, invece, saranno compito dello Studio Goppion, che ha ideato la teca che protegge la la Gioconda al Louvre. Zahi Hawass, uno dei più grandi archeologi egiziani e Segretario generale di tutte le antichità del Paese, ha indicato nel progetto il modello per ridisegnare il museo «sia all'interno sia all'esterno». E il ministro Hosni assicura che l'intervento «ridisegnerà il museo Egizio», che diventerà così un luogo di eccellenza culturale in grado di aiutare gli egiziani «a riscoprire il senso della loro identità». Mentre Rutelli ha ricordato che «in Europa, l'Italia è il primo partner dell'Egitto». Di recente, ha ricordato il ministro, il presidente Mubarak ha definito la collaborazione tra il suo paese e l'Italia «un modello di cooperazione tra le sue sponde del Mediterraneo». Ma l'offensiva culturale italiana non si limita al Cairo: prima di arrivare qui, Rutelli è stato infatti anche a Tel Aviv e ad Amman. In Israele i tecnici italiani hanno ottenuto un incarico forse altrettanto importante della ristrutturazione del museo egizio: il salvataggio dei rotoli del Mar Morto, manoscritti su pergamena e papiro redatti in diverse lingue, ebraica, aramaica, greca, siriaca, araba. I rotoli, che contengono testi anteriori di circa mille anni al più antico testo masoretico conosciuto, il codice di Aleppo del X secolo dopo Cristo, furono trovati dal 1947 in poi all'interno di anfore nascoste in un serie di numerose grotte della zona del Mar Morto presso Qumran. Oggi costituiscono uno dei reperti più sacri per la storia di Israele. Presi dalla frenesia di consultarli, e con tecniche di conservazione ancora primitive, gli studiosi hanno finito per provocare danni enormi ai delicatissimi papiri: i 15 mila frammenti sono oggi in condizioni miserevoli, e rischiano di dissolversi per sempre. Toccherà agli esperti dell'Istituto centrale del restauro, rappresentati dall'architetto Donatella Cavezzali, e dell'Istituto per la patologia del libro provvedere. «Che un documento fondamentale di questa nazione sia affidato all'Italia testimonia l'autorità mondiale del nostro Paese nelle tecniche di conservazione e di restauro», ha chiosato orgogliosamente Rutelli al termine di un incontro con il direttore dell'Israel Antiquities authority, Dorfmann, e con l'architetto Maria Casini della Farnesina. Infine Petra, la città gioiello d'architettura nabatea scavata nella roccia della Giordania. Rocce terribilmente friabili, troppi visitatori e anche i segni del tempo stanno provocando guai alle imponenti costruzioni: microfratture, polverizzazione dei frontoni. Di nuovo saranno all'opera esperti italiani, con uno scanner a laser in grado di «fotografare» ogni piccola crepa e di evidenziarne il percorso al millimetro. Questo scanner è stato usato per la ricostruzione della Basilica di San Francesco ad Assisi, distrutta dal terremoto del '97. Ora, dopo l'accordo preso con il principe Raud (che guida il trust per la conservazione dei monumenti), approderà a Petra, dove archeologi italiani sono peraltro già al lavoro.