Polemiche sulla decisione di affidare i «beni librari» alle Belle Arti «È irricevibile l'idea di rinunciare a un dipartimento che riguarda il lavoro delle Biblioteche e inserirlo in quello che riguarda il Paesaggio». L'intervento del presidente della Commissione cultura alla Camera, Ferdinando Adornato, ha sintetizzato lo stato d'animo dei partecipanti alla IV Conferenzanazionale delle Biblioteche, svoltasi da mercoledì a venerdì scorso a Firenze. Sono quattordicimila te biblioteche e gli archivi italiani censitì dall'anagrafe nazionale che comprende istituzioni celebri come la Braidense di Milano, le Biblioteche nazionali di Firenze e di Napoli, la Biblioteca Centrate di Roma, ma anche piccoli centri dispersi su tutto il territorio italiano, spesso altrettanto preziosi per i documenti che conservano. Di questi, le sole statali dispongono di un patrimonio stimato in quaranta milioni di esemplari, fra i quali manoscritti, incunaboli, edizioni a stampa, periodici, spartiti, incisioni e carte geografiche. Sul futuro di questi centri incombe la mancala attuazione del cosiddetto IV Dipartimento e l'accorpamento dei Beni librari e archivìstici (giustificato dal ministro Urbani con ragioni di snellimento burocratico) al Dipartimento per le antichitàa, le belle arti e il paesaggio. Una cancellazione di identità e una diminuzione di autonomia che preoccupa moltissimo i responsabili di biblioteche e archivi. Si è fatto interprete di questo sentimento anche il sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono, non insensibile alle preoccupazioni suscitate dalla riforma che mortificherebbe i Beni librari e Archivistici all'interno del Dipartimento. Giustificando la mancata attuazione del IV Dipartimento con ragioni soprattutto di economia («L'istituzione del IV Dipartimento sarebbe stata possibile solo se a "costo zero") il sottosegretario ha riconosciuto che tutte le forze politiche ne chiedono unanimemente l'attuazione. «Non so se riusciremo a trovare il modo di istituirlo a costo zero - ha detto Bono - o se riusciremo a trovare una collocazione di maggiore dignità». Una promessa che, al di là della volonterosa dichiarazione del sottosegretario («Non siamo un ministero che vuole mortificare: le biblioteche e i beni librari sono uno degli strumenti più importanti per l'identità nazionale») non placa le inquietudini dei "bibliotecari" espresse anche da Francesco Sicilia, direttore generale per i Beni librari. L'intenzione,. comunque, espressa in conclusione della Conferenza, è di «aprire un confronto sulla definizione di un modello organizzativo unitario che tenga conto della complessità del sistema bibliotecario».