SPOLETO- I piccoli musei crescono. E forte appare la capacità attrattiva dei siti e dei reperti archeologici come se, all'improvviso, ognuno di noi vo lesse sapere tutto del nostro passato. Tutto dei nostri avi. «Se ben gestiti e valorizzati possono diventare luoghi di attrazione -spiega la direttrice del Museo archeologico di Spoleto, Liliana Costamagna - lo dimostra un incremento di circa quattromila presenze che anche da noi si è registrato dal 2000 ad oggi». Che i musei attirino turisti, non è quindi solo un modo di dire ma una tendenza oramai affermata nel tempo. Un trend supportato dai dati Istat che rivelano, infatti, come il numero dei visitatori dei musei statali italiani sia cresciuto, dal 1996 al 2005, da 25 a più di 33 milioni di visitatori con un ritmo annuo superiore al 3,5 per cento. I più recenti dati Sistan (Sistema statistico nazionale), rivelano inoltre che nel 2006 gli ingressi sono aumentati addirittura del 4,3 per cento, raggiungendo quasi quota 34,5 milioni. Gli incrementi maggiori ci sono stati in Piemonte con il 63 per cento in più di visitatori rispetto al 2005, seguito da Lombardia (12,8 per cento) e dall'Abruzzo (7,3 per cento). Il grande incremento del Piemonte è dovuto all'effetto Olimpiadi, a dimostrazione di come un grande evento, se ben organizzato e gestito, possa impattare sull'intero territorio in maniera efficace e trasversale. E anche se, secondo uno studio del Cnr a godere dell'aumento di visitatori, su un totale di 402 sedi museali in Italia, siano in realtà pochissimi (i primi nove della lista coprono la metà dei visitatori), non c'è dubbio che la presenza di una importante testimonianza archeologica, specie per una piccola realtà, potrebbe essere vista come elemento decisivo, una opportunità importante. Sono passati giusto trentacinque anni dal ritrovamento dei bronzi di Riace. Una vicenda esemplare e ancora bene impressa nella memoria collettiva: restaurate prima a Reggio e poi a Firenze, nel 1980 il presidente Pertini volle che le due statue venissero esposte al Quirinale, dove accorsero migliaia di visitatori. Un milione di persone le videro poi a Reggio fra il 1981 e il 1982. A mantenere vivo l'interesse attorno ai due bronzi sussistono ancora oggi gli elementi di mistero che ne caratterizzarono il ritrovamento: di recente una foto avrebbe rivelato che forse i bronzi ritrovati furono tre. Così anche per la Biga di Monteleone: la vicenda complessa del ritrovamento e i dubbi sulla sua autenticità contribuiscono ad infittire attorno al famoso carro, oggi esposto al Metropolitan Museum di New York, il mistero e quindi l'interesse collettivo. Insomma, attorno all'archeologia, possono stratificarsi suggestioni e interpretazioni, più o meno fantasiose. «Questo può essere - spiega Liliana Costamagna - anche se forse è l'aspetto meno edificante di questo interesse crescente verso l'archeologia. Credo però che ci sia anche un altro motivo e cioè che i musei archeologici arricchendosi sempre di nuove scoperte siano una realtà meno statica di altri tipi di strutture museali e che, quindi, facciano più notizia». «Nel caso della Biga di Monteleone aggiunge - credo che vi sia una comprensibile difficoltà da parte di quella comunità nell'accettare l'esclusione dall'attività di riacquisizione di beni trafugati portata avanti attualmente dal Ministero». D'altra parte si è preferito dare priorità a questioni più vicine nel tempo. «La Biga di Monteleone è stata esportata illegalmente un centinaio di anni fa - spiega infatti la responsabile del Museo archeologico - ed è più complesso, quindi, risolvere un caso come questo a distanza di così tanto tempo».