Il 21 novembre lo aveva promesso al Consiglio comunale: «La qualità di un'opera non è proporzionale all'altezza. Se poi devo fare questa cortesia al monumento più bello di Torino, cioè la Mole Antonelliana, non ho problemi». La Sala Rossa, simpatizzanti del comitato «Non grattiamo il cielo di Torino» compresi, uscì dall'incontro pacificato: «Solo i grandi hanno l'umiltà di ascoltare i suggerimenti o i dubbi degli altri» commentava la sinistra radicale. Due settimane dopo, il grande architetto dai modi gentili ha dimostrato anche di saper mantenere la parola data. Due giorni fa, dal suo studio in Rue des Archives, di Parigi, Renzo Piano ha tolto il cappuccio al suo amato pennarello smeraldo e ha messo, verde su bianco, la sua richiesta di «cedere, con l'altezza della nostra torre, il passo alla vecchia signora di via Montebello» all'indirizzo del committente: il presidente del Consiglio di gestione di Intesa-Sanpaolo Enrico Salza. Due cartelle fitte, che al primo punto propongono: «Abbassare l'ultimo livello accessibile della torre al di sotto della quota della Mole Antonelliana: non solo per deferenza verso il monumento cittadino, ma per ridurre l'impatto ambientale dell'opera». Poi di punti ne seguono altri 6 e contengono altrettante, importanti, richieste-promesse: come la richiesta che sia la banca a ristrutturare il parco Nicola Grosa, ai piedi della torre, e di aprire alla gente i volumi che vanno oltre i 150 metri che servono alla banca: quel famoso «aspetto sociale dell'opera» tanto decantato in Comune. La lettera si conclude con un concetto: «Mi avete sempre detto che la vostra banca sa ascoltare la gente: bene, allora ascoltiamola la gente: e facciamo del nostro progetto un progetto ancora migliore. Sono certo che, così, Torino ne sarà felice». Ma la notizia più importante è ancora un'altra: a Salza è piaciuta moltissimo la lettera e ha accettato di contenere il grattacielo Intesa-Sanpaolo sotto quota Mole. «Ho apprezzato e pienamente condiviso quanto l'architetto Piano ha scritto circa l'idea di rispettare il rapporto con la Mole -scrive Salza -. In questo modo si pongono definitivamente le basi perché il nostro gruppo realizzi il nuovo centro direzionale sulla Spina 2. Siamo, come dice l'architetto Piano, una banca che ha nel suo Dna la ricerca del dialogo costruttivo. Per questa ragione faremo del nostro progetto un progetto ancora migliore». Ancora non si sa, però, quanto si abbasserà realmente la torre: «Magari solo qualche centimetro - ironizzano (ma poi così tanto?) negli uffici torinesi di Intesa-Sanpaolo». Intanto però una cosa è certa: oltre i 167 metri non si andrà. Per il comitato di ambientalisti che sta raccogliendo le firme contro il progetto, tutto questo ancora non basta. «Se per quota della Mole Antonelliana si intende la punta della guglia allora è evidente che rimaniamo nel campo di un progetto insostenibile. Abbiamo posto problemi di impatto urbanistico, di localizzazione e di impatto sul paesaggio della città, non semplicemente di non superare la Mole». Il comitato vorrebbe che si rivedesse interamente il progetto e si scendesse sotto i 100 metri. E come ha preso questo scambio di lettere la sinistra radicale in Comune? «E' un primo passo, ma solo il primo - scrivono Monica Cerutti, Luca Cassano e Mimmo Gallo - chiediamo una valutazione di impatto ambientale e una valutazione politica circa le vere intenzioni di Intesa San Paolo rispetto alla nostra città». La saga del grattacielo, inutile dirlo, continua.