Allingresso della moschea che da unalta scalinata domina il centro di Prizren, in Kosovo, è esposta la copia del chirografo con cui il conquistatore dei Costantinopoli e dei Balcani, Maometto II, ordinava da Skopje di non torcere un capello ai francescani. Un commento in inglese, vuole dimostrare che limpero ottomano fu tollerante assai prima che gli stati europei scoprissero la virtù della tolleranza. La moschea fu però eretta nel Seicento da un pascià nativo di Prizren, Sinan, coni marmi del demolito monastero ortodosso dei Santi Arcangeli, risalente al 1348, le cui rovine si trovano nei pressi della città. Del resto, il riuso dei materiali era nel costume da tempo. Quante chiese di Roma raccolgono le colonne tolte ai templi pagani? Limam che ha affisso il proclama imperiale nella sua moschea lo sa bene. Ma è uomo colto, sconvolto dal predominio mafioso che vede intorno, a sé e dallimperversare di una barbarie senza limiti. Lavviso era da qualche anno affisso in moschea quando, nel marzo del 2004, migliaia di albanesi kosovari armati perpetrarono una giornata di stragi. A Prizren, la chiesa di San Spasa e della Madonna di Ljevisa (Bogorodica Ljeviska) furono incendiate. La perdita degli affreschi della seconda chiesa non è stata avvertita nel mondo per la sua gravità. Perla cultura europea e asiatica che va dallAdriatico al Mar Nero, ovvero per tutto il mondo ortodosso, è una ferita profonda. Perla cultura occidentale, è stato perduto un monumento importante dellultima stagione bizantina che ebbe nellantico regno serbo un autunno ricco di frutti. Nessuno ha dedicato unelegia alla perdita del malinconico ritratto del re fondatore Milutin, traboccante di fervore religioso al di là dei girelli regali che quasi lo incastonano. Nessuno ha pianto per la Madonna allattante, del Duecento, così vicina alla pittura veneziana contemporanea. La chiesa di Levisa era tutta avvolta di filo spinato. A sorvegliarla erano i vigili dellUck, la formazione militare in cui furono accolti i reduci albanesi della guerra etnica. Lepiscopio era invece sorvegliato dai tedeschi, sotto legida della Nato. Quando fu appiccato il fuoco alla Levisa, i tedeschi erano i km distanti. Altri monasteri sono sorvegliati, e molto bene, dagli italiani. Il monastero di Decani, il patriarcato di Pec, non corrono rischi, grazie alla presenza italiana. Gracani, uno dei più splendidi monumenti del Trecento serbo, è dentro unenclave serba, simile a un grande campo di concentramento, nel quale è difficile entrare. I monumenti ortodossi serbi sono però decine e decine, sparsi in modo capillare su di un territorio che in antico si chiamò Metochia, che in serbo croato significa donazione, dono dei re alla Chiesa. È impossibile prevedere che a lungo questi luoghi alti della cultura europea possano essere custoditi con i carri armati. Che siano negati a tutti, anche a un giovane albanese che studi la storia dellarte alluniversità di Pristina. Mentre gli anni trascorrono, lo stato dei monumenti rimane incerto. Sugli affreschi del patriarcato di Pec sono ancora visibili le strisce di carta incollate per trattenere le fenditure negli anni 8o. Si tratta di monumenti che dipendono dal servizio dei beni culturali serbo, ma i tecnici serbi che vi si recassero rischierebbero la vita. Le elezioni dellottobre scorso non hanno dissipato le preoccupazioni. Le hanno forse accresciute. Tanto più perché non sembra che nelle trattative internazionali si sia tenuto conto, al di là degli equilibri interetnici, di una realtà di cultura e darte che solo una reale forza internazionale, posta al di sopra delle parti contendenti, potrà preservare a quello che, con una certa retorica, è chiamato «patrimonio dellumanità». E che di fatto lo è, finché vivrà. Si tratterà, allora, di imporre zone di protezione speciali, della cui immunità le forze politiche presenti sul territorio siano pienamente responsabili. A suo tempo il trattato di Losanna garantì questo stato al patriarcato di Costantinopoli. Si tratterà ora - penso - di studiare quel modello, tenendo conto anche delle raccomandazioni già contenute nei documenti guida per le forze occupanti risalenti allanno scorso. Dal nostro paese, che si è assunto da sempre molte responsabilità nei confronti dei Balcani, e che anzi inviò i tecnici dellIstituto Centgare del Restauro per i compiti più urgenti, il mondo della cultura e dellarte attende uniniziativa politica di grande responsabilità. Le origini della civiltà serba. Sono centinaia i monasteri Nel 2004, quattro di questi sono stati serbo-ortodossi in Kosovo di interesse dichiarati patrimonio dellumanità: quelli di storico, alcuni risalenti al XIII e XIV Decani, Pec (controllato dai militari italiani), secolo Ljevis e Gracani (Gracanica, per i serbi). Durante la guerra, decine di chiese furono bruciate, altre vennero incendiate durante i moti anti-serbi dei 2004. In tutto, 140 luoghi sacri sarebbero andati distrutti.