Le guide turistiche alzano la voce e dicono no al decreto Bersani bis che liberalizza la professione. In particolare, oggi scenderanno in piazza le guide laziali per protestare contro questo provvedimento, recepito da una recente delibera della regione Lazio. Il problema viene da lontano: l'Unione europea, a suo tempo, avviò un procedimento di infrazione nei confronti dell'Italia, accusata di non favorire la libera circolazione dei lavoratori. Infatti diverse regioni ammettono l'esercizio della professione soltanto alle stesse condizioni delle guide italiane, che comprendono il superamento di un esame e la conoscenza delle lingue straniere. La materia è di competenza regionale e le stesse regioni hanno paventato una discriminazione tra le guide straniere, che potrebbero lavorare in tutta Italia, e quelle italiane che invece vedono il loro raggio d'azione limitato al territorio regionale o, per quanto riguarda il Lazio, provinciale. In ogni caso, secondo Peter Caligari, membro del direttivo del sindacato nazionale di categoria Sngt aderente alla Fisascat-Cisl, il decreto Bersani bis è pericoloso in quanto, più che liberalizzare, deregolamenta la professione. «È previsto che i laureati in archeologia o in storia dell'arte non debbano più sostenere l'esame professionale, ma basti una semplice verifica. Non si tiene conto del fatto che, per fare la guida, non basta conoscere le materie oggetto di laurea, ma anche il territorio di riferimento. Avremo un'invasione di gente non preparata, che non solo porterà a ripercussioni di tipo occupazionale, ma causerà un danno al paese, con persone non qualificate a illustrare il patrimonio dell'Italia». I sindacati, inoltre, ritengono incostituzionale il decreto governativo che ha sottratto la materia al parlamento, visto che mancavano i requisiti di straordinarietà e urgenza. Infine, le guide italiane (circa 7 mila di cui un migliaio a Roma) temono che si aprano le porte indiscriminatamente ai colleghi stranieri, che potrebbero lavorare dal Trentino alla Sicilia senza limitazioni. All'obiezione che per molto tempo l'Italia ha fatto muro contro Bruxelles che chiedeva libertà d'azione, Caligari replica che in gran parte degli altri paesi i tour operator italiani devono affidarsi a guide locali.