A fine carriera il governo mi ha buttato fuori e mi ha preso il papa». Con una battuta delle sue, lapidarie, ma che pare sottintendere una vena di amarezza verso lo Stato italiano che nel 2006 lo ha mandato in pensione nonostante a lui sarebbe piaciuto restare, Antonio Paolucci vede così il suo nuovo incarico a direttore dei Musei Vaticani con nomina dall'alto,direttamente dal pontefice. Sostituisce Roberto Buranelli, che prende sulle proprie spalle il patrimonio artistico della Chiesa cattolica su territorio italiano. Allievo di Longhi, nato a Rimini nel '39, fiorentino d'adozione dove ha famiglia, dove è stato soprintendente e per una breve parentesi consigliere della Dc a Palazzo Vecchio, ha guidato i restauri della basilica di Assisi dopo il terremoto del '97, già ministro per i beni culturali tecnico dal '95 al '96 con Dini primo ministro, è storico dell'arte politicamente navigato. Paolucci, da dove intende cominciare? «Prima di tutto devo capire. Conosco i Musei Vaticani come turista e come studioso, ora devo conoscere le persone, che sono il patrimonio più importante, far emergere le loro potenzialità, qui c'è fior di studiosi, e rendermi conto di quali sono i problemi. Poi ne parleremo, a farlo adesso sarei un irresponsabile». Le tornerà utile la sua esperienza nello Stato italiano. «Sono nato nell'amministrazione dei beni culturali. Vi sono entrato a 29 anni come ispettore, ho fatto il soprintendente a Venezia, Verona, Mantova, all'Opificio di pietre dure, a Firenze, sono stato ministro, ho quindi attraversato l'intero percorso percorribile. Sì, con questa esperienza presumo di conoscere l'argomento ». Con i suoi 4milioni di visitatori le Gallerie Vaticane seguono solo il Metropolitan di New York, il Louvre e il British Museum di Londra; hanno la Cappella Sistina di Michelangelo, le stanze affrescate da Raffaello ora in restauro, il gruppo scultoreo del Laocoonte, la Pinacoteca e, spesso, lunghe code per entrare. Ce ne sono, di responsabilità. «Da una parte ne sono felice e onorato, dall'altra ne sono - com'è doveroso - preoccupato perché con i loro 500 anni di storia sono i musei più antichi e più importanti ». Nel territorio fiorentino lei, da soprintendente, ha creato musei di arte sacra in tanti piccoli paesi. Le servirà come bagaglio? «Sì, mi ha permesso di conoscere bene l'arte sacra in tutte le sue forme: dalle più alte e sublimi a quelle più umili e modeste nella Chiesa dei poveri». Ma lei ha anche altri incarichi: tra gli altri presiede il comitato scientifico delle Scuderie del Quirinale, è nel consiglio superiore dei beni culturali, è consulente dei musei comunali di Firenze, è in comitati scientifici. «Ho posto il problema e mi hanno risposto che non sono incompatibili. Certo, da adesso in poi la mia preoccupazione dominante sarà per i Musei Vaticani». Il suo predecessore, Buranelli, c'è rimasto male di non essere confermato? «Non mi pare proprio. Ha un compito importantissimo, è mio amico, lo stimo molto e mi ha spiegato lui la situazione del museo ».
Paolucci: Ai Musei non solo come turista
Antonio Paolucci, storico dell'arte e ex ministro per i beni culturali, è stato nominato direttore dei Musei Vaticani. Ha sostituito Roberto Buranelli, che ha preso sulle proprie spalle il patrimonio artistico della Chiesa cattolica su territorio italiano. Paolucci ha una lunga esperienza nella gestione dei beni culturali, avendo lavorato come soprintendente a diverse città italiane e come ministro per i beni culturali. Ha anche creato musei di arte sacra in piccoli paesi fiorentini. Il suo nuovo incarico lo preoccupa, poiché i Musei Vaticani sono i più antichi e importanti del mondo.
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