Un modello di cera del maestro, mai esposto prima doggi, in mostra accanto a preziosi disegni originali La copia allIppodromo, donata alla città da un mecenate americano, non piace agli studiosi che bocciano il trasloco in centro La storia del progetto per il monumento equestre di Francesco Sforza, un bronzo alto sette metri che non fu mai realizzato -------------------------------------------------------------------------------- Era lanno 1482 quando Ludovico il Moro, duca di Milano, commissionò a Leonardo un monumento equestre dedicato a suo padre Francesco, che per dimensioni e bellezza facesse impallidire qualsiasi altra statua di condottiero a cavallo. Fu così che il genio toscano si mise allopera, producendo una gran quantità di disegni e sognando di dare vita a un colosso di bronzo alto più di sette metri. Peccato che il progetto fu bloccato dallinvasione dei francesi a Milano e dovette rimanere sulla carta. Salvo essere ripreso nel 1999 da un eccentrico collezionista americano che incaricò una scultrice giapponese di forgiare su modello dei disegni dellartista la scultura che, donata a Milano, campeggia allIppodromo di San Siro e che lamministrazione Moratti aveva suggerito di spostare in una zona più centrale al fine di valorizzarla. Ma il trasloco ha suscitato il dissenso degli studiosi dellEnte Raccolta Vinciana ospitata al Castello Sforzesco, tra cui lo specialista per eccellenza di Leonardo, Pietro Marani, e lex soprintendente Maria Teresa Fiorio, che dopo aver ottenuto che il "facsimile" del cavallo leonardesco rimasse dove stava, hanno pensato di fare chiarezza sulla genesi dellopera e, soprattutto, sulla passione del maestro per queste creature, che egli considerava "umane", tanto da arrivare a scrivere, in uno dei suoi famosi taccuini, «la persona di esso animale». Reduci da diversi mesi di ricerche, Marani e la Fiorio hanno messo a segno una mostra splendida che apre domani nella Sala delle Asse del Castello (affrescata da Leonardo), ricca di un centinaio di pezzi fra disegni originali di Leonardo (arrivati addirittura dalla collezioni di Windsor), manoscritti cinquecenteschi e tavole depoca successiva, firmate da Dürer, Poussin, Rubens e Canova, tutte ispirate al celebre Trattato della Pittura in cui il genio vinciano trascrisse le annotazioni di una vita sui segreti delle proporzioni umane e di quelle dei cavalli. Appassionatosi ai destrieri e ai canoni della loro bellezza grazie proprio allincarico per il monumento di Francesco Sforza, Leonardo cominciò infatti ad applicare alla figura dellanimale gli stessi metodi di rilevazione già adottati per il corpo umano e desunti dagli insegnamenti del suo maestro Verrocchio, come rivela un foglio prestato eccezionalmente dal Metropolitan di New York. Ma la vera sorpresa della mostra è un piccolo modello di cera, un tempo nella collezione estense, uscito per la prima volta da una raccolta privata e che costituirebbe una delle uniche due sculture attribuibili al maestro. Ipotesi accreditata da un codice in cui Leonardo stesso, vicino al disegno di un purosangue, annotava «Fanne uno piccolo di cera lungo un dito». Snocciolando documenti preziosissimi, comprese le prime edizioni a stampa del Trattato, la mostra ricostruisce un altro capitolo della inesauribile storia leonardesca, affascinando con capolavori e studi inediti, degni di un evento dal respiro internazionale. «Leonardo. Dagli studi di proporzione al Trattato della pittura» Castello Sforzesco, Sala delle Asse, fino al 2 marzo. Orari: lun 14.30-19.30; mar-dom 9.30-19.30. Info 02-54915.