Il piccolo movimento si è fatto valanga. Obbedendo, sicuramente, ad uno "spirito del tempo", che trasmigra di pensiero in pensiero, di volontà in volontà, diventando senso comune, stimolo all'azione, all'organizzazione, all'iniziativa anticonformista e innovativa. Tutto questo è, indubbiamente, un segnale di vitalità che, anche quando è fondato sul pessimismo dell'intelligenza è compensato dall'ottimismo della volontà e non lascia l'intelligenza nell'apatia e nell'inerzia, ma la stimola a dare conto di sé, sperabilmente, il meglio. Stiamo parlando delle moltissime fondazioni e istituzioni museali, spazi espositivi, dedicati alla creatività e al suo ruolo, nella complessità della società contemporanea, fatta sempre di più di linguaggi aggrovigliati che confondono il sapere consolidato e quando non lo agganciano, sentimentalmente, emotivamente, portandolo alla razionalità e alla critica, lo spingono alla reazione e alla separazione dall'arte. Si può dire che queste istituzioni, private in genere, a volte con sponsorizzazioni pubblicistiche, fanno e stanno sempre di più facendo, quello che le Università, gli istituti di ricerca, non fanno, per pigrizia burocratica o per incapacità, dando vita ad iniziative dimostrative storico critiche e teoriche, di grande livello, come quelle di Milano, basate sulla cultura d'impresa e sull'innovazione che passa per la creatività, confermando il ruolo dell'intelligenza e della cultura nel promuovere il benessere che non è solo un dato materiale, ma anche immateriale o spirituale che dir si voglia. Le iniziative di Art for business forum 2007 e della Settimana della cultura d'impresa, tese a sottolineare lo stretto legame della forma con il contenuto, di ogni forma con ogni contenuto, coinvolgendo il poetico letterario con il matematico scientifico, con il meccanico produttivo, che poi costituiscono da sempre lo specifico italiano, come induttore di uno stile di vita, che si traduce in una forma di commercio. Studiare il passato, comprendere il presente, progettare il futuro, non è più uno slogan, ma un modo concreto per stare nel mondo della continua trasformazione, della sostituzione di una preferenza con l'altro, dell'immissione di un nuovo prodotto , come "necessario", mentre il vecchio potrebbe ancora "funzionare". Si tratta di un gioco che appartiene ad una teoria dei giochi che alla fine deciderà quali sistemi continueranno ad essere protagonisti e quali, invece, decadranno, nella storia abbiamo moltissimi esempi di successi finiti in catastrofe, quando inebriati dal successo, popoli, civiltà, nazioni, vivono di allori, non accorgendosi che la polvere gli si sta, inesorabilmente, posando addosso. La creatività non va smessa neanche per un momento, anche quando può sembrare inutile o uno spreco, bisogna rendere più facile la vita a quella che sembra "impertinenza" o "volgarità" e poi nel volgere di poco tempo si trasforma in una consuetudine, di cui si fa sforzo a farne a meno, divenendo stili, comportamenti, atteggiamenti, competenze. È questo a maggior ragione, oggi, che non c'è più nessuno stile consolidato e nessuna estetica durevole, ma una continua trasformazione, in cui filamenti di estetica e di stile, devono stare al passo, con la velocità impressa ai prodotti, all'incertezza del futuro, al coinvolgimento della sfera "creativa" nel processo svelativo dei nuovi linguaggi, ma anche il suo incagliamento nel disturbo mentale, nel disadattamento, nel disagio, che sottolineano l'importanza dello smaterializzato e dell'intangibile nel farsi lievito di una nuova cultura della conoscenza, in un mondo dove orizzontale, verticale e trasversale, sono diventati scherzi da bambini e tutto si annuisce nel contraddittorio e nell'irripetibile. Accade, per questo, che nel momento in cui l'arte si fa sempre più "irriconoscibile" e il ruolo degli artisti sempre più "enigmatico" e "casuale" che entrambi diventino elementi ineliminabili del modo di produrre e consumare, insegnando addirittura un metodo che è quello dell'antimetodo, che porta alla riscoperta dell'individuo nella società di massa, contro la deriva dello spirito gregario che è portato alla ripetizione passiva e al conformismo. Per fortuna, in Italia, c'è un proliferare che va dalla Sicilia, penso alla Fondazione Orestiadi di Gibellina, alla Lombardia, penso alla Fondazione Prada, della rinnovata Triennale e ad un tessuto sempre più fitto che coinvolge Campania come Piemonte, Toscana come Veneto, producendo tanti artisti come Cattelan e Montesano ed effetti speciali come le rinate Brionvega e le spaziali Lamborghini. docente di Storia dell'Arte - Accademia Belle arti di Napoli
La grande invasione creativa delle Fondazioni
Il testo discute il ruolo della creatività e dell'arte nella società contemporanea. Il piccolo movimento che sta emergendo è caratterizzato da un "spirito del tempo" che trascende la semplice obbedienza e si trasforma in un'azione innovativa e anticonformista. Le istituzioni museali e spaziali dedicati alla creatività stanno cercando di dare conto di sé e di stimolare l'intelligenza a dare conto di sé. Il testo sottolinea l'importanza dello smaterializzato e dell'intangibile nel farsi lievito di una nuova cultura della conoscenza. L'arte si sta facendo sempre più "irriconoscibile" e il ruolo degli artisti diventa sempre più "enigmatico" e "casuale".
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo