Sindaci, amministratori e ambientalisti da tutta Italia sfilano nella città del salernitano dove sono state abbattute 470 villette abusive in quattro anni. Il sindaco Rosania diventa il simbolo della protesta contro il condono edilizio. Con lui il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, che farà ricorso alla Corte Costituzionale. EBOLI (Salerno) - Eboli da città di confine del Mezzogiorno a capitale della battaglia nazionale contro il condono edilizio. Simbolo di un movimento di opposizione che non intende arrendersi alle volontà di Berlusconi. Per un giorno Gerardo Rosania, sindaco di questo comune della Campania di 36 mila abitanti, è stato eletto leader della protesta nei confronti della nuova sanatoria edilizia inserita dal governo nella Finanziaria. Ieri nella sua città sono arrivati in tanti da tutta Italia. Ambientalisti, amministratori pubblici, rappresentanti dei partiti della sinistra, sindacalisti, giovani disobbedienti sono stati per la prima volta ad Eboli per rispondere all'appello di questo sindaco che dal 98 si batte contro l'abusivismo edilizio, avendo al suo attivo la demolizione di 470 villette sul mare, e ora ha paura di vedere vanificato il suo lavoro con un voto in Parlamento. Una preoccupazione che condivide con molti amministratori pubblici, come dimostra la manifestazione di ieri pomeriggio. Tante fasce tricolori e gonfaloni di ogni parte d'Italia hanno circondato il primo cittadino di questo comune del salernitano che ha aperto il corteo da lui promosso e organizzato in queste ultime settimane. Tra le bandiere gialle di Legambiente, i panda del Wwf e un mare di rosso, i sindaci rappresentavano la contrarietà delle istituzioni rispetto a questo condono, il secondo firmato da Berlusconi. Tremila manifestanti: dagli studenti ai rappresentanti sindacali con la musica del camion dei disobbedienti che copriva l'assenza di slogan e ricordava: «Non vogliamo un'altra Sarno». Un corteo che ha visto in piazza tutte le anime del movimento, come il pacifista che insieme alla bandiera arcobaleno reggeva un cartello con il suo motto personale: «No war, no al muro abusivo in Palestina». C'è chi per fare sentire la sua voce contro la nuova sanatoria di chilometri ne ha fatti a centinaia. Irene Lottini è partita all'alba con il treno dalla Toscana per arrivare in tempo. Assessore a soli venticinque anni a Certaldo, comune in provincia di Firenze, Irene si batte per la cultura della legalità e contro le mafie: «In questa fase la criminalità organizzata non mostra la sua presenza ricorrendo alle stragi, ma non per questo è meno pericolosa, si sta riorganizzando e noi non dobbiamo crearle una cultura favorevole». Per bloccare il messaggio a favore dell'illegalità e di chi applica la logica del più furbo si sono ritrovati in piazza, l'uno accanto all'altro, il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino e il sindaco di Eboli. «E' una scelta sbagliata - ha detto il governatore campano riferendosi al condono - come dire ai cittadini di non rispettare le leggi: se si pensa che uno degli sforzi fatti nel Mezzogiorno è stato di costruire un miglior rapporto tra cittadini e istituzioni, si comprende come il condono porti tutto drammaticamente indietro. Più mobilitazione civile c'è contro questa sanatoria meglio è per il paese». Per questa la Regione Campania ha annunciato da tempo il suo ricorso alla Consulta e tentato di bloccare il condono con tutti gli strumenti legislativi a sua disposizione. Un passo indietro che neanche Rosania è disposto a fare: «All'inizio degli anni novanta, quando molti di noi hanno cominciato la loro esperienza di governo, i camorristi erano abituati a venire in aula per lanciare monetine durante il consiglio comunale. Da allora abbiamo lavorato molto per ristabilire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, un risultato raggiunto giocando in prima persona partite scomode. Ora il condono rischia di vanificare tutto, dopo avere fatto tanti sforzi per approvare i nostri piani regolatori, andando spesso contro interessi forti». Un legame tra malavita organizzata e abusivismo edilizio che il centrodestra preferirebbe cancellare, come ha tentato di fare il deputato di Alleanza nazionale Franco Cardiello. Il suo è stato l'unico intervento fischiato tra quelli che si sono ascoltati all'interno del Palazzotto dello Sport, dove si é svolto un dibattito al termine del corteo. Per Cardiello «l'equazione mafia uguale condono non vale, alla legalità ci teniamo tutti allo stesso modo», ma nella sala la contestazione ha dimostrato come chi si è ritrovato ad Eboli ieri fosse di tutt'altro parere. Tanto più che la battaglia contro l'abusivismo non era una lotta semplice anche prima che a complicarla ci pensasse il condono. «In un anno siamo riusciti solo a realizzare dei sequestri - racconta Alfonso Schiavo, assessore all'ecologia a Nocera Inferiore, altro comune del salernitano - comunque un segnale importante che ora rischia di essere vanificato». E a bloccare gli amministratori coraggiosi che volessero azionare le ruspe ora potrebbe pensarci anche il Tribunale amministrativo regionale, come ha denunciato nel suo intervento il presidente Bassolino: «I Tar stanno sospendendo gli abbattimenti che potevano essere realizzati, perché nel decretone sul condono è stata ricordata una norma che consente la sospensione delle demolizioni. Questo aggiunge danno al danno e beffa a beffa».
L'anti-condono riparte da Eboli
A Eboli, in Campania, si è svolto un corteo di protesta contro il condono edilizio inserito nella Finanziaria del governo. Il sindaco Gerardo Rosania, che ha demolito 470 villette abusive sul mare, ha chiesto il ricorso alla Corte Costituzionale contro il condono. Il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino ha espresso la sua opposizione al condono, affermando che "se si pensa che uno degli sforzi fatti nel Mezzogiorno è stato di costruire un miglior rapporto tra cittadini e istituzioni, si comprende come il condono porti tutto drammaticamente indietro".
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