La Regione rinvia ancora il cambiamento della legge 33 sul commercio. La soprintendenza ancora non ha emanato il decreto che stabilisce i nuovi vincoli nelle aree di pregio della Capitale. E l'assessorato al Commercio, se nessuno gli toglie le castagne dal fuoco, non prende alcuna decisione. L'unica decisione sul "caso ambulanti" che assediano gli angoli più belli e pregiati di Roma e fanno infuriare i cittadini è quella di non prendere decisioni. I giorni passano. Le riunioni si aggiornano. Le responsabilità, come al solito, si scaricano. Ma alle fine i risultati sono sempre gli stessi: con gli ambulanti, regolari e irregolari, che continuano a godere di questo lassismo protetti da una "lobby" trasversale. Un lassismo che va avanti dal 1989. Da quando il Comune di Roma ha votato una delle prime delibere per l'assegnazione delle postazioni "a rotazione" a camion-bar e bancarelle nel centro storico di Roma e da allora nessuno ha voluto vederci chiaro. E quando l'ha fatto II Messaggero ne sono saltate fuori delle "belle". La melina della Regione. L'assessore regionale al Commercio Francesco De Angelis quasi un mese fa già gridava vittoria: una delibera di Giunta prevedeva l'abolizione del cosiddetto "principio di equivalenza" previsto dalla legge 33 il quale prevede che ad un ambulante che viene spostato da un determinato posto ne venga assegnato un altro di uguale valore commerciale. Quando, però, la questione è passata in commissione Commercio la situazione si è bloccata. Sotto la pressione degli ambulanti la commissione continua a prendere tempo. L'ultimo rinvio è di ieri. «L'esame della proposta di legge regionale sulle modifiche alle normative vigenti in materia di commercio, con particolare riferimento alla situazione della città di Roma, riprenderà lunedì prossimo» si legge in una nota. D'accordo tutti i componenti della commissione e l'assessore De Angelis. Nel frattempo sarà ascoltato anche l'assessore capitolino al Commercio, Gaetano Rizzo. Un incontro al quale prenderanno parte, oltre all'assessore regionale De Angelis e al presidente della commissione Ponzo, i commissari Gianfranco Bafundi e Francesco Saponaro. Un decreto chiamato desiderio. La riunione tra l'assessore comunale al commercio Gaetano Rizzo e le soprintendenze c'è stata il 12 novembre. «Tra quindici giorni - aveva garantito il direttore regionale del ministero dei beni Archeologici di Roma Luciano Marchetti - predisporrò un decreto di vincolo per liberare le principali aree di pregio del centro storico dall'assedio del commercio ambulante. Nelle aree principali dovrà essere rimosso tutto. In altre le bancarelle andranno spostate. Si comincia da via del Corso». I quindici giorni sono passati. La settimana scorsa Marchetti ha partecipato all'ennesima riunione, col ministro Francesco Rutelli. Ma del decreto nemmeno l'ombra. E Rizzo aspetta. Non si muovono la Regione e la Soprintendenza, figuriamoci l'assessorato al Commercio. Molte delle cose che aveva promesso l'assessore Rizzo continuano a rimanere parole e non fatti. Come la rotazione di dirigenti e funzionari dell'VIII dipartimento: «Ancora non sono arrivati i nuovi dirigenti - spiegano in assessorato - Questione di giorni». E le quattro postazioni che, dopo la denuncia de Il Messaggero, risulterebbero completamente abusive, ancora non sono state definitivamente cancellate. Soltanto ieri la notifica agli ambulanti ed è scoppiata la protesta. Non a caso l'unica cosa che è cambiata è che Rizzo adesso ha la scorta.