La donna potente dei musei e dell'arte Gli spettatori sono in aumento e presto la situazione migliorerà perché inizieremo a investire nel marketing per attirare turisti -------------------------------------------------------------------------------- Chi vuole attaccare Maria Teresa Filieri usa le cifre. Il numero di visitatori dei musei nazionali di cui è direttrice - palazzo Mansi e villa Guinigi - e il numero degli spettatori delle mostre che negli anni ha organizzato. In effetti, 55 visitatori al giorno - 75 se si considera la chiusura del lunedì - nei musei sono pochi. Nel 2005 la mostra su Matteo Civitali è costata (anche per assicurazione e spese di trasporto delle opere d'arte) 1 milione e 300mila euro, ma ha avuto solo 30mila spettatori: per ogni visitatore sono stati spesi 43 euro, assai di più del costo del biglietto. Lo stesso discorso vale per la mostra Tabula picta: 700 milioni di lire (350mila euro) spesi per 20mila visitatori. Le cifre, dunque, non sono dalla sua parte. Eppure Maria Teresa Filieri oggi è uno dei personaggi chiave della cultura a Lucca. Catalizza, come nessun altro, contributi, soprattutto dalla Fondazione Crl. Non è un mistero che il presidente della Fondazione, Gian Carlo Giurlani, la stimi. Il nuovo incarico da direttore della Fondazione Ragghianti la sdogana anche dal ruolo di funzionario di Soprintendenza esperto solo di storia dell'arte Medievale e la proietta verso l'arte contemporanea. Con queste premesse le cifre non preoccupano Maria Teresa Filieri. Le cita, le spiega e individua, a sue dire, le ragioni del problema: la mancanza di una campagna di marketing che promuova i musei lucchesi (con relative mostre) e la mancanza di custodi per garantire un'apertura più adeguata ai musei, chiusi anche la domenica pomeriggio. Al primo problema almeno sembra essere stato trovato un rimedio: un incarico alla società Civita per il marketing della mostra di Pompeo Batoni, evento dell'autunno 2008. Dottoressa Filieri, in molti invidiano la sua scalata. E le rimproverano gli scarsi visitatori ai musei e alle mostre che cura. O meglio le rimproverano di ottenere scarsi risultati con molti fondi a disposizione. Come lo spiega? «Intanto non direi che i risultati siano scarsi. Oggi abbiamo due musei nazionali aperti, con 8mila pezzi inventariati. Sono musei in evoluzione, con allestimenti in revisione continua: entro due anni saranno a regime. A Villa Guinigi, dove ci sono opere prodotte da artisti lucchesi o stranieri per Lucca, abbiamo riorganizzato le esposizioni secondo un criterio cronologico e di contesto storico-artistico, abbinando scultura e pittura. Abbiamo inaugurato le sale dedicate alla pittura del '600 e '700 e stiamo lavorando all'allestimento della sezione sul Medioevo: l'inaugurazione è prevista a primavera o in autunno. A palazzo Mansi, dove è ricostruita la villa patrizia del lucchese mercante, e dove è esposta una splendida collezioni di arazzi fiamminghi, stiamo allestendo la sezione dei tessuti: in un paio di anni prevediamo di presentare la parte dedicata all'abito e al costume». Aprite sezioni, investite in allestimenti, ma i visitatori non crescono. Perché? «In media negli ultimi anni abbiamo avuto 20-25mila visitatori nei musei (23 a palazzo Mansi e 13 a villa Guinigi) e nel 2007 sono in lieve aumento. Non sono dati negativi per musei di piccole dimensioni». Ma si può fare meglio. Soprattutto considerando che negli ultimi anni c'è stato un boom di turisti a Lucca. «È vero, ci sono più turisti. Ma in generale si fermano un solo giorno o due al massimo. E avendo poco tempo a disposizione, preferiscono conoscere la città: è comprensibile. Quindi ai musei non arrivano. O ne arrivano pochi». Forse anche perché i musei sono poco conosciuti. «In effetti, finora non abbiamo investito sul marketing. Ora, però, ci stiamo ragionando. Abbiamo in mente di elaborare un progetto, finalizzato, per cominciare, ai turisti italiani, anche se la maggior parte dei nostri visitatori sono stranieri. Per elaborare questo progetto, però, dobbiamo partire da un'analisi dei dati: dobbiamo tracciare un identikit del nostro visitatore, capire da dove viene, che cosa gli interessa. In questa operazione la Fondazione Crl ci darà una mano». In realtà la Fondazione Crl già da tempo vi sta dando una mano: stanzia circa 200mila euro l'anno per i musei. A che cosa servono questi fondi? «Per gli allestimenti dei musei e anche per qualche piccolo restauro di opere. Dal ministero, infatti, arrivano pochi fondi per i musei medio-piccoli e noi non facciamo eccezione. I trasferimenti che abbiamo se ne vanno per lo più in bollette e spese. E a volte non bastano: dobbiamo intaccare i fondi museali». Ma con gli incassi dei biglietti non riuscite a coprire le spese? «Gli incassi dei biglietti (4 euro per un museo, 6 per entrambi) non restano a Lucca. Vanno al ministero che poi li riassegna: quest'anno per la prima volta abbiamo avuto un riaccredito di 15mila euro che abbiamo già reinvestito nell'allestimento, a villa Guinigi, di un laboratorio per le ceramiche, aperto a studiosi e visitatori». Che cosa avete fatto, finora, allora per promuovere i musei? «Abbiamo puntato sulle mostre. Su quelle - da Matteo Civitali a Tabula Picta (sulle pale d'altare) - legate al territorio: da una parte le esposizioni avevano il compito di attirare visitatori dentro i musei per far conoscere il patrimonio conservato; dall'altra dovevano e devono fidelizzare il visitatore a Lucca. Gli devono far venire voglia di andare a vedere dov'è la chiesa o il palazzo dove era conservata una certa opera d'arte. Devono portarlo i luoghi della città che sono ancora nello stesso stato in cui erano al momento della creazione di un'opera d'arte. Poi, con le mostre stimoliamo il rapporto con le scuole: ci sono istituti che ancora elaborano progetti legati a Civitali». Ma se ci sono queste iniziative, perché il numero dei visitatori non aumenta? «Ci sono anche problemi di personale che non favoriscono le visite. A volte i turisti per fare un giro sono costretti ad aspettare mezz'ora o tre quarti d'ora e rinunciano. Mi spiego: fra i due musei abbiamo circa 30 custodi distribuiti su tre turni (uno è notturno). Con questo personale teniamo aperti i musei dal martedì al sabato dalle 8,30 alle 19,30: i visitatori vengono accompagnati nel giro dai custodi. Accade, però, che i custodi non siano subito disponibili se hanno già iniziato un tour. Così molti visitatori se ne vanno. Inoltre non riusciamo a tenere aperto la domenica pomeriggio. Per la mattina ci avvaliamo della collaborazione preziosa dei volontari dell'associazione Amici del Museo, ma il pomeriggio siamo chiusi. E questo ci penalizza».