«Trasformerò la fondazione in un centro studi» -------------------------------------------------------------------------------- Ufficialmente Maria Teresa Filieri, funzionario della Sovrintendenza e direttore dei musei nazionali di palazzo Mansi e villa Guinigi, diventerà direttore della Fondazione Ragghianti dal 1 gennaio. Ma già oggi sa bene dove vuole indirizzare la fondazione con un bilancio da circa 800mila euro l'anno: vuole qualificarla come «un centro studi di riferimento nazionale, aperto anche alle sperimentazioni, con rapporti molto stretti con l'università». Non solo arte contemporanea, dunque, per la Fondazione Ragghianti nella quale Maria Teresa Filieri, già presidente del comitato scientifico, da direttore prenderà il posto di Vittorio Fagone, dimessosi a fine ottobre per ragioni di salute. Dottoressa Filieri, la sua nomina a direttore della Fondazione Ragghianti è accompagnata da qualche polemica, anche interna al comitato scientifico. È vero che lei si è autocandidata per questo ruolo? «Direi proprio di no. A indicare il nome del direttore è il comitato scientifico della fondazione composta da persone indicate da enti, istituzioni e fondazioni bancarie. Il comitato fa un nome che viene sottoposto al cda della Fondazione che può solo esprimere un parere, ma non sceglie. Nel mio caso, la mia candidatura è stata avanzata anche su indicazione di Fagone ed è stata apprezzata perché rappresento la continuità con il precedente direttore». Nessun contrasto, quindi, fra lei e Fagone? «No. In questi due anni abbiamo collaborato in modo molto stretto e lo stiamo facendo anche ora in questa fase di passaggio. Anzi, vorrei proprio che, da grande esperto quale è di arte contemporanea, potesse continuare a collaborare con noi. Anche se l'attività della Fondazione non sarà concentrata solo su questo settore». In quale direzione andrà la Fondazione Ragghianti? «In molte direzioni. L'arte contemporanea è uno dei campi indicati dal nostro statuto, ma non l'unico. A me sta a cuore potenziare la fondazione come centro studi, con rapporti stretti con università e altri musei. Vorrei che in futuro le iniziative, le mostre, gli eventi della Fondazione fossero frutto di nostri progetti o di progetti che abbiamo avallato e sostenuto. Fra l'altro, abbiamo anche molto materiale nostro su cui lavorare: cito, ad esempio, la fototeca Ragghianti. Ci sono materiali che possono diventare anche oggetto di tesi: ad esempio ci sono tutte le foto che lo stesso Ragghianti ha utilizzato per i suoi studi sul Medioevo. Sono immagini importanti, oggi inaccessibili». Lei è già funzionario di Sovrintendenza, direttrice dei Musei nazionali, ora anche direttore della Fondazione Ragghianti. Ma ce la fa a fare tutto? «Con tutta probabilità chiederò il part-time alla Sovrintendenza». E alla Fondazione avrà uno stipendio (circa 50mila euro l'anno, più rimborsi spese) pari al suo predecessore? «No. Credo che percepirò solo un gettone di presenza o un rimborso. Vedremo». Lei è esperta di Medioevo, la Fondazione Ragghianti è più proiettata verso l'arte moderna e contemporanea: pensa di avere i titoli per questo ruolo? «Un bravo direttore non è quello che fa tutto, ma quello che sa individuare e scegliere le persone giuste per i vari progetti».
LUCCA. Maria Teresa Filieri ora guida pure la Ragghianti
Maria Teresa Filieri, funzionario della Sovrintendenza e direttrice dei musei nazionali, diventerà direttore della Fondazione Ragghianti dal 1 gennaio. La sua nomina è accompagnata da polemiche, anche interna al comitato scientifico. Filieri vuole qualificarla come un centro studi di riferimento nazionale, aperto anche alle sperimentazioni, con rapporti stretti con l'università. La sua attività non sarà concentrata solo sull'arte contemporanea, ma in molte direzioni. La Fondazione Ragghianti avrà un bilancio di circa 800mila euro l'anno. Filieri ha già chiesto il part-time alla Sovrintendenza e avrà uno stipendio pari al suo predecessore.
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