Un affresco del Trecento di scuola giottesca, da sempre nascosto ai fedeli e ora invece visibile in tutta la sua bellezza; un luogo di grande suggestione, la Cappella e il Coro delle Clarisse a Santa Chiara; una storia antica. Ieri pomeriggio, con l'intervento del cardinale Crescenzio Sepe, è stata consacrata a chiesa con la celebrazione della Messa la Cappella delle Clarisse dedicata al Cristo Redentore e a San Ludovico d'Angiò. La cappella, il cui ingresso è a piazza del Gesù, da anni ha ospitato - il Venerdì santo - il Sepolcro, ed era una delle mete della devozione dei fedeli in quel giorno particolare. Da due anni la cappella, sottoposta a restauri anche di consolidamento statico, era chiusa: alla fine dei lavori, l'affresco dietro al Coro - dove possono accedere solo le suore di clausura - è visibile anche dalla parte della cappella ora chiesa. Il cardinale ha avuto parole di encomio per come sono stati realizzati i restauri, curati da Filippo Alison, professore emerito della Facoltà di architettura della Federico II, Nicola Flora, suo allievo, ora docente all'Università di Ascoli Piceno, con la collaborazione dell'architetto Vincenzo Tenore (direttore dei lavori l'ingegner Diamante Lanzillo). Alison e Flora (progettisti che hanno lavorato a titolo gratuito) hanno raccolto l'invito della Abbadessa, suor Chiara Paola Tufilli, di aprire il più possibile il setto murario trasversale che per otto secoli ha diviso le Clarisse e il loro Coro dallo spazio della Cappella aperto ai fedeli. «C'era un muro sormontato da una grata, che impediva la visuale dei fedeli verso il Coro, e quindi l'affresco, e viceversa. Noi abbiamo allargato il muro, reso più leggera la grata e ricavato due "finestre" laterali, due spazi, in uno dei quali è stato collocato il bellissimo tabernacolo rifatto negli anni '50 dal Martorelli, nell'altro una piccola statua lignea della Vergine del XIV secolo. E poi abbiamo sistemato l'altare, in bellissima pietra vesuviana, di modo che il suo ingombro non creasse problemi di visuale ai fedeli». Sostituite anche le travi di sostegno, le tarme e l'usura del tempo le avevano rese inservibili. «Al loro posto - ricorda Nicola Flora - abbiamo messo delle travi in ferro, rivestendole però di legno di modo che l'effetto fosse lo stesso di quando il monastero di Santa Chiara fu costruito». Nuovo il pavimento, in cotto, finanziato dalla Provincia e fornito da Apuzzo, una ditta napoletana specializzata, che ha prodotto le mattonelle secondo antiche tecniche artigianali. Su tutte le operazioni c'è stata la supervisione della Soprintendenza ai Beni architettonici, in particolare dell'architetto Maria Rosaria Crescenzio, e dello storico dell'arte Roberto Middione per gli affreschi, quello grande e quello di dimensioni più ridotte posto sulla controfacciata della Cappella, entrambi di scuola giottesca. Il primo (150 mq su una parete di 10 metri) è opera di Lello da Orvieto e rappresenta la realtà della fede. Vi sono raffigurati i santi fondatori dell'Ordine (Francesco, Antonio, Ludovico d'Angiò, ovviamente Chiara), e i regnanti in preghiera: Roberto d'Angiò, Sancha di Majorca, Carlo d'Angiò e la sua consorte, Maria. Al centro un solenne Cristo Pantocratore assiso sulla Cattedra tra San Giovanni Apostolo, la Vergine Maria e le altre figure. Dall'altro lato l'affresco più piccolo, anche questo di scuola giottesca, attribuito al «Maestro di Giovanni Barrile» e intitolato «La mensa eucaristica con San Francesco, Santa Chiara e stemmi angioini», commissionato da Roberto d'Angiò (1332-1333). L'affresco grande ha bisogno di restauri, ma mancano i fondi: suor Chiara Paola Tufilli confida nelle istituzioni, ma anche nelle associazioni cittadine che hanno a cuore i beni storico-artistici-monumentali della nostra città.
CAMPANIA Santa Chiara e l'affresco ritrovato
Ieri pomeriggio, con la celebrazione della Messa, è stata consacrata a chiesa la Cappella e il Coro delle Clarisse a Santa Chiara. La cappella, che ospitava il Sepolcro il Venerdì santo, era stata chiusa da due anni per restauri. L'affresco dietro il Coro, visibile solo alle suore di clausura, è ora visibile anche dalla parte della cappella. I restauri, curati da Filippo Alison e Nicola Flora, hanno aperto il setto murario trasversale che divide le Clarisse e il Coro dallo spazio della Cappella. Il cardinale Crescenzio Sepe ha parlato di come i restauri siano stati realizzati con cura e attenzione.
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