Il presidente nazionale Giovanni Lo Savio: «Non sono ammissibili interventi che alterino l'edificio» Altro che approvare i condizionatori sui tetti di Punta della Dogana: Italia Nostra boccia l'intero progetto di recupero dell'antico edificio e minaccia di rivolgersi direttamente al Ministro per i Beni Culturali per bloccare i lavori se non verrà bocciato dalla Salvaguardia. Ad annunciare la condanna di Italia Nostra dell'intero progetto che l'architetto Tadao Ando ha firmato per conto di Palazzo Grassi è il presidente nazionale dell'organismo, Giovanni Lo Savio, presidente della prima commissione civile della Corte di Cassazione. «E' una pregiudiziale - spiega Lo Savio - qualunque intervento deve rispettare le regole del restauro. Non sono ammisibili adattamenti che alterino la costruzione nei caratteri fondamentali. La sua trasformazione in sede espositiva invece lo prevede. E' grave anche la conversione d'uso della destinazione storica, influisce negativamente sul carattere stesso dell'edificio». Il progetto attualmente è bloccato in Salvaguardia, anche a causa dei condizionatori sui tetti. Il progettista giapponese, con l'accordo della Soprintendente Codello, avrebbe trovato la soluzione di nasconderli alla vista con una sorta di abbaino. La Salvaguardia si pronuncerà dopo che avrà ricevuto un'integrazione su questo "mascheramento", ma Italia Nostra non intende accettare alcuna approvazione: «Il progetto - continua il presidente Lo Savio - si sovrappone al monumento storico e lo altera profondamente. Se Soprintendenza e Salvaguardia autorizzeranno questo intervento ci rivolgeremo al Ministro Rutelli perchè ponga il divieto di alterazione dell'edificio». «Il problema degli impianti è solo uno degli aspetti del problema - spiega il consigliere nazionale Gheraldo Ortalli -, l'alterazione che viene portata all'edificio è un problema unitario, vanno considerati altri aspetti come l'uso dei materiali. Bisogna conservare l'edificio per quello che è. Inoltre l'idea di allontanare la funzione pubblica va contro la logica di tutela della città. Ancora una volta si sono portate fuori di Venezia funzioni storiche ed importanti. E' una decisione non condividibile». Per Lo Savio e Ortalli l'edificio va rispettato per quello che è: «E' un edificio notificato - spiegano presidente e consigliere nazionale - e non si può fare al suo interno un museo e un ristorante. Se vogliono metterci opere d'arte lo facciano, ma gli interventi non possono alterare una struttura storica di estrema delicatezza». Italia Nostra chiede che, oltre al tetto, vengano rispettati gli spazi e usati materiali tradizionali, bandendo il cemento. «Il compito di Soprintendenza e Salvaguardia - concludono - è quello di garantire che non si facciano interventi pesanti che alterano la struttura, come quelli progettati e noti. Se non faranno il loro dovere siamo pronti ad intervenire con il Ministro».