Lo spaccio funziona poche ore alla settimana. Labate: "Il ricavato serve a coprire le spese e ad aiutare le famiglie povere" Coltivano frutta e verdura. E hanno un mercatino aperto a tutti -------------------------------------------------------------------------------- Mancano pochi minuti allapertura e le massaie sono già in fila con le sporte. Alle quattro di pomeriggio in punto sapre la porticina e in un attimo la stanzetta dove un tempo giocavano a carte gli anziani dellEsquilino, prima che nel 2004 il giardino di Santa Croce in Gerusalemme tornasse alla sua antica funzione di orto dei monaci benedettini, si trasforma in un piccolo mercato di agricoltura biologica. Che subito saffolla. Di voci che contrattano, di mani che toccano la frutta e la verdura (ma solo dopo aver infilato il guanto in plastica), di colori, di odori. «Gli odori glieli regalo io», dice Matteo, uno dei padri ortolani, mentre corre a raccogliere rametti di rosmarino dal gigantesco cespuglio. Una cliente ha appena finito di riempire due buste con mezzo chilo di bieta, uno di verza, uno di mandarini e di arance, qualche limone. Totale sette euro e mezzo. «È un buon prezzo e la roba è squisita. Io non abito più qui vicino, ma ogni volta che passo mi fermo a fare rifornimento» racconta Rosetta Gozzini, bresciana, come fra Pasquale che sta dietro alla bilancia. «Lincasso di oggi? Non lo so, per questo deve parlare col fratello economo» dice arrossendo. Lorto che rifornisce la cucina dei trenta benedettini di Santa Croce è tornato alla ribalta mercoledì scorso per linaugurazione della porta creata dallartista Jannis Kounellis. Ma tre anni fa pochi immaginavano che quellettaro di terra, cinto dalle rovine dellanfiteatro castrense, fosse capace di servire anche le tavole dei condomini limitrofi. «Come pure il desco delle famiglie, vicine alla nostra chiesa, alle quali regaliamo i prodotti perché non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese» spiega don Simone Fioraso, abate della basilica. Nel 2003 Paolo Peyrone, uno dei maggiori architetti paesaggisti, ha disegnato lhortus conclusus con simbolici vialetti a forma di croce e con una vasca circolare che scalda lacqua per lirrigazione. «Lanno scorso abbiamo fatto sette quintali di kiwi e non so quanto pizzutello romano» racconta labate, allombra del pergolato di vite e di rose (attributi di Cristo e della Vergine). «Ma lorto costituisce unofferta di contemplazione, anche della bellezza della natura, che è un dono di Dio, e a regalarci fresie e calle per addobbare la chiesa, o viole per farci lo sciroppo». Luogo di culto e coltura (oltre che sito archeologico: è visitabile chiamando la mattina allo 06 7014769, interno 103), lorto offre solo prodotti di stagione. Ora la terra ha cavolfiori, cavoli neri, cicoria. Ma destate i pomodori arrivano anche nei piatti dei bambini delloratorio: «Quando mangiano qui gli scompaiono le allergie. Dicono che è perché non cucina la mamma...» sorride soddisfatto don Simone. Il mercato funziona martedì, mercoledì e venerdì dalle 16 alle 18. «Ma abbiamo più clienti destate e il sabato, quando siamo aperti dalle 10 alle 12». Tra limoni e puntarelle autoctone a 2,50 euro al chilo, anche mele golden e annurche che vengono però da altri campi. Sembra una scena di altri tempi, ma non è così. La porta Iuana Coeli di Kounellis sapre e chiude col telecomando. E lartefice del ben di Dio che lorto sforna ogni giorno è un laico: Davide fa lagricoltore e coltiva lorto di Santa Croce ma rifornisce pure di prodotti esterni il banco, oltre a insegnare il mestiere ai giovani monaci impegnati nellora et labora.