Salvare Palazzo dei Banchi? E da che cosa? E perché mai? E quale rischio corre l'edificio del Vignola? Liberiamoci da qualche equivoco. Intanto, non stiamo parlando di dismissione di beni artistici di proprietà dello Stato o di enti pubblici di primo grado. Non siamo, cioè, sul piano inclinato della Patrimonio Spa, la società lanciata dal governo per operazioni che potrebbero far finire in mani private, con conseguenze non controllabili, musei, siti archeologici o collezioni di quadri. Qui si parla di un palazzo di proprietà dell'Azienda sanitaria Città di Bologna (ironia del nome, in questo caso...); dunque di una azienda, e però nutrita dal denaro pubblico. Di una azienda che ci appartiene, così come ci appartiene tutto ciò che fa. Acquisti e vendite compresi. Secondo: parliamo di un palazzo già ampiamente consegnato all'uso dei privati, sia per quanto riguarda gli appartamenti al suo interno, sia per la serie di negozi che ne ritma la facciata, sotto il portico del Pavaglione. Infine: ci sono (legge 2000 alla mano) i vincoli che consentono alle soprintendenze di impedire qualsivoglia sconcio. E allora? Non è tutto normale? E non è persino lodevole che un'azienda ma attenzione, questo tipo di azienda, che ci appartiene provveda a valorizzare sul mercato i propri beni immobili per ripianare bilanci o dotarsi di denaro fresco da impiegare nel campo suo, cioè la Sanità? Domande lecite. E risposta immediata: no, non è tutto normale. Anzi, è preoccupante. Perché qui va in vendita qualcosa di ancor più irripetibile di una galleria di dipinti. Si vende cioè si espone alle voglie del mercato il "centro al centro" di Bologna, il pezzo forte di quella meraviglia urbanistica che il vicelegato pontificio Bartolomeo Cesi realizzò nella seconda metà del '500: Palazzo dell'Archiginnasio, questo dei Banchi, e la definitiva creazione di quella Piazza Maggiore di cui Palazzo d'Accursio e San Petronio sono i volti civile e religioso indissolubilmente uniti.... E' precisamente questo il "giacimento culturale" a rischio. Non nascondiamoci dietro un dito: fast-food, show-rom, alberghi, stores di ogni raffinato genere sono in agguato nel centro di tutte le città storiche, quale è Bologna. E basta un colore manipolato ma chi ci pensa più, poi, al colore delle facciate bolognesi cantato da Giuseppe Raimondi? , un'illuminazione tecnologicamente rifatta, un azzardato taglio di vetrine, perché l'armonia salti, alla faccia dei vincoli. E' un pezzo di questa idea che va all'asta, qualcosa di impalpabile e al tempo stesso di terribilmente concreto. Anche in termini di attrattiva turistica, dunque economica. Salvare Palazzo dei Banchi? Esattamente.
Su quella facciata batte il cuore della città
Il Palazzo dei Banchi di Bologna, progettato da Donato Bramante e realizzato da Giacomo Barozzi da Vignola, è un edificio storico e culturale a rischio di vendita. La proprietà è dell'Azienda sanitaria Città di Bologna, un'azienda pubblica che riceve fondi pubblici. Il palazzo è già stato ampiamente privatizzato, con appartamenti e negozi, e ci sono vincoli che impediscono qualsiasi sconcio. Tuttavia, l'azienda potrebbe vendere il palazzo per ripianare i bilanci o ottenere denaro fresco. Questo potrebbe portare a una perdita di valore culturale e turistica, poiché il palazzo è un pezzo unico e irripetibile della città di Bologna.
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Bene culturale
Luogo