«Credo che il consiglio del Veneto, il massimo organo rappresentativo dell'istituzione regionale, dovrebbe avere sede in questo palazzo per restituire questo luogo alla sua originaria funzione e dare continuità a ciò che esso rappresenta nella storia e nell'identità del nostro Veneto». Il presidente del consiglio regionale del Veneto, Marino Finozzi, non si è lasciato sfuggire l'occasione di trovarsi nella sala del Piovego di palazzo Ducale per aprire il convegno su "Il patrimonio linguistico veneto: tutela e valorizzazione" per lanciare un messaggio sull'utilizzo della storica sede delle istituzioni della Serenissima, emblema dei settecento anni di storia della gloriosa repubblica e del libero governo veneziano. «Forse sembra che io non abbia di meglio da fare che occuparmi di queste sciocchezze» è stato il, tutto sommato, scortese commento del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, probabilmente influenzato dal fatto che la considerazione veniva di un esponente della Lega Nord e dimentico che la proposta aveva avuto illustri predecessori nei "padri" della Regione Veneto agli albori degli anni '70. La destinazione di palazzo Ducale a sede del neonato consiglio regionale fu un tormentone che andò avanti per tutta la prima legislatura (1970-1975) quando gli uffici regionali erano sparsi in giro per la città e il consiglio si riuniva ancora a Ca' Corner, sede della Prefettura e dell'amministrazione provinciale, in attesa che venisse ultimato il restauro dei due palazzi Ferro e Fini ricavandone anche l'aula consiliare dove attualmente si svolgono le sedute del consiglio. I notabili della vecchia Dc, che naturalmente aveva fatto il pieno di consiglieri, adocchiarono da subito i più bei palazzi veneziani per farne la sede della nuova istituzione e palazzo Ducale fu, di diritto, la prima scelta. E se già allora tante furono le resistenze da parte sia del Comune di Venezia che della Soprintendenza, che hanno sempre gestito assieme il palazzo, figurarsi oggi che il simbolo della Serenissima è meta di milioni di turisti l'anno. La sede del consiglio fu comunque un tema che tornò in auge anche durante la quinta legislatura quando il presidente Umberto Carraro, socialista, mise gli occhi su Punta della Dogana da tempo inutilizzata: ci furono contatti con il ministero e fu perfezionato un contratto di concessione per 99 anni in cambio della ristrutturazione degli ambienti. Ma, alla fine, come spesso avviene in politica, finì tutto in una bolla di sapone. E ancora di bolla, questa volta però di vetro, si parlò durante la scorsa legislatura quando il presidente Enrico Cavaliere, leghista, commissionò a uno studio di architettura il progetto di un'aula consiliare più consona che si doveva ricavare sventrando parte di due piani di palazzo Ferro Fini. Anche allora non se ne fece nulla e si optò per un maquillage della vecchia sede e all'acquisto e ristrutturazione di palazzo Torres Rossini per ospitare i gruppi consiliari. Giuseppe Tedesco