Il segnale lanciato durante il II congresso nazionale della filiera costruzioni Non è più peccato demolire per ricostruire. Nemmeno per i Verdi. È questo il segnale del secondo congresso nazionale della filiera delle costruzioni, svoltosi ieri all'Hilton Rome Airport. In una tavola rotonda organizzata dalla Finco, Federazione dell'industria dei prodotti e servizi per le costruzioni, si sono confrontati politici, urbanisti e imprenditori, sollevando questioni critiche, che di fatto finora in Italia hanno congelato, salvo rare eccezioni, gli esperimenti di disfare e rifare all'americana. Prima a esporsi, proponendo la sostituzione degli immobili come soluzione più efficiente per la riqualificazione urbana, è stata Rossella Giavarini Rodelli, presidente di Finco, che dell'abbattere per ricostruire fa anche la sfida del suo incarico rappresentativo. Accortamente l'imprenditrice ha citato il protocollo di Kyoto, primo assist ambientalista internazionale per sostenere la sostituzione urbanistica in funzione del risparmio energetico. «I palazzi obsoleti degli anni '50 che affollano le nostre città sono i primi responsabili delle emissioni di CO2 in eccesso, secondo quanto si è rilevato e convenuto con il protocollo di Kyoto». Ovvero anidride carbonica giù di 98 milioni di tonnellate all'anno tra il 2008 e il 2012, con le case e i loro impianti di riscaldamento come primi accusati e in gran numero condannati alla rottamazione. Musica per le orecchie di Ermete Realacci, presidente della commissione ambiente della camera in quota Ulivo e conciliante in quest'occasione come Giavarini e i suoi di più non potevano sperare. Il parlamentare con la più alta visibilità in materia ambientale ha addirittura di buon grado convenuto sulla ragionevolezza di misure premiali a parità di superficie occupata dal nuovo rispetto al vecchio. In teleconferenza da Mantova, Emma Marcegaglia, delfina confindustriale di Luca Corzero di Montezemolo, ha fatto sognare il parterre del congresso, invocando interventi radicali del tipo «abbatti e ricostruisci» per complessi pubblici obsoleti come porti, caserme e ospedali. Paolo Bozzetti, presidente dell'Ance, non si è lasciato sfuggire il momento di magica disponibilità di Realacci per calare tre carichi sul tavolo della discussione. «A parità di superficie e in presenza di buone pratiche costruttive bisogna introdurre premialità fiscali nei trasferimenti di diritti di edificatori e incentivi in termini volumetrici e di sagoma». Proprio il contrario di quanto dispone il dpr 380 del 2001, che ha introdotto timidamente la demolizione e ricostruzione a condizione proprio che, oltre alla superficie, rimangano invariate volumetria e sagoma. In pratica dovrebbero restare con la stessa fisionomia anche dopo il rinnovo tutti quei palazzoni piatti, senza alcuna preziosità architettonica, cresciuti disordinatamente tra il 1945 e il 1970. Si calcola che il 60 del patrimonio immobiliare dei centri urbani maggiori abbia questa datazione. Marco di Paola di Ecofim ha illustrato un intervento, ai Parioli, in via Lovanio, riguardante due palazzi da 13 mila mq complessivi. Si è cercato di ingentilirne l'aspetto esterno con dei balconi, combattendo anche con vincoli di superficie che consentivano una variazione massima del calpestabile, per unità abitativa, di un metro quadrato tra vecchio e nuovo. Per non parlare di sagoma e volumetria che dovevano restare assolutamente invariati. Mentre ad Abu Dhabi si costruiscono palazzi con forme ondeggianti come punte di fiamme, in Italia impera l'immobilismo. A denunciarlo è stato anche Federico Oliva, presidente dell'Istituto nazionale di urbanistica. Ormai abbandonato il conservatorismo che ha caratterizzato il suo mondo professionale per decenni, Oliva non solo ha sposato le tesi di Bozzetti, ma si è anche permesso di criticare aspramente le soprintendenze ai beni architettonici, istituzioni che festeggiano quest'anno il centenario. «Non possiamo pretendere la deregulation totale, ma non è detto che i palazzi con oltre 50 anni siano intoccabili». Nel fuori onda, dopo l'incontro, Bozzetti ha subito chiesto delle audizioni parlamentari in vista di una revisione normativa condivisa.