Caro Augias, sono un geometra, uno di coloro additati come devastatori del territorio. La tutela del paesaggio non si ottiene solo con l'istituzione di vincoli e restrizioni. Mi trovo ad operare in una zona rurale considerata di particolare pregio paesaggistico e pertanto molto vincolata, con forte presenza di leggi ed organismi di tutela. Nonostante ciò anche qui non è difficile scorgere delle "mostruosità" fatte da geometri e delle "grandi mostruosità" fatte da architetti. Credo che nessuna normativa possa garantire di suo una perfetta tutela del territorio, nonostante le migliori intenzioni, il risultato è spesso di creare macchinose procedure burocratiche che richiedono chili di costose carte, esaminate da funzionali distanti fisicamente ed estranei culturalmente al contesto su cui sono chiamati ad esprimersi, senza conoscerne la storia e gli elementi sociali che lo hanno modellato. Il geometra è da sempre il tecnico degli agricoltori e della gente di campagna, ha contribuito insieme a loro alla creazione del patrimonio paesaggistico che le leggi intendono tutelare. In tale ambito la sua figura diventa fondamentale, egli è un "figlio del territorio", nato sul posto, cresciuto in quel contesto, permeato della cultura che ha contribuito a creare quel certo paesaggio, del quale condivide bellezza, necessità e tradizioni. Giacomo Bonaccorsi Perugia- giacomo. bonaccorsigmail.com Apprezzo la generosa difesa dei geometri fatta da Giacomo Bonaccorsi ma temo di dover dire che, su un piano generale, l'accusa lanciata giorni fa dal ministro Rutelli risulta provata, purtroppo, dagli esempi che abbiamo sotto gli occhi. Non sarà certo solo colpa dei geometri ma i risultati quelli sono. Bonaccorsi tra l'altro scrive dall'Umbria che è una delle regioni italiane meglio conservate, dove si sente (e si vede) ancora forte il valore della tradizione. Di ciò che geometri e amministratori locali sono stati capaci di fare in Campania o in Calabria o nella valle dei Templi meglio tacere perché non ci sono parole per simili delitti. Architetti e urbanisti hanno perso nel dopoguerra una battaglia storica, non sono riusciti a imporre una cifra stilistica alla trasformazione del territorio che, dopo secoli di ristagno, s'era messa in moto con un ritmo vertiginoso, a partire dagli anni del primo boom. La politica è stata compli-ce, ha chiuso gli occhi, ha intascato tangenti, ha promosso condoni a ripetizione, come per esempio Tremonti durante gli anni del suo governo, concedendo per quattro soldi l'impunità. Ora sembra che l'aria sia cambiata. Rutelli ha dichiarato "conclusa la stagione dell'espansione edilizia indefinita". Ma a me pare ancora più significativo che due amministratori locali, Claudio Ricci sindaco di Assisi (Forza Italia) e Gian Valerio Sanna, assessore regionale all'urbanistica della Sardegna (Pd), abbiano praticamente condannato all'unisono gli abusi. Forse comincia a vedersi un futuro per quello che era una volta il 'giardino d'Europa'. Forse.