Riusciranno gli italiani a costruire le infrastrutture necessarie al loro presente e al futuro dei propri figli con questo sistema di leggi e con questo sistema istituzionale? Analizzando l'evoluzione della legge Merloni (caposaldo del diritto rivolto al sistema costruttivo italiano), nata come risposta frettolosa e quasi nevrotica all'Italia di Tangentopoli, si può dedurre che negli anni le cose sono andate peggiorando. Le modifiche e i ravvedimenti 0 le addizioni a questa legge hanno comportato una tale confusione di ruoli e una tale complessità di gestione della materia da far rimpiangere la vecchia legge piemontese della fine dell'800. Dopo che ogni governo e ogni ministro che si è succeduto alla guida del ministero dei Lavori pubblici non ha evitato di mettere mano alla difficile materia, oggi ci troviamo con una legge del passato governo e modificata dall'attuale, che dovrebbe dare ordine alla foresta alluvionale a cui assomiglia. Per firmare un contratto, chi ha vinto un appalto ha le difficoltà di un rugbista che deve evitare il placcaggio e i colpi degli avversari prima di raggiungere la meta. Non sarebbe più semplice, con un po' di buon senso, semplificare questa enorme materia ormai arrivata a un punto di collasso e immobilismo? Un giorno un mio amico, architetto tedesco, mi telefonò perché, avendo vinto un concorso in Italia, gli si chiedeva il certificato antimafia. Ma la polizia gli aveva fatto capire che i certificati antimafia in Germania non sanno neanche cosa siano. L'architetto, disperato, rinunciò all'incarico, dicendosi oltretutto offeso per essere stato considerato "un mafioso". La legge Merloni e le modifiche di sottosegretari e ministri, di Lunardi o Di Pietro, riuscirà mai a far terminare la Salerno-Reggio Calabria prima del 2050?