Rylands (Guggenheim): «I Paesi stranieri non sono più ascoltati» «In un secolo si è passati, anche attraverso la Biennale, dalla Venezia da asfaltare dei futuristi, a quella da affittare di oggi, dove tutto è disponibile, basta pagare. Se Marinetti tornasse, oggi asfalterebbe le botteghe...». E' in questa frase, scherzosa ma non troppo, del critico Philippe Daverio, una sintesi della due giorni sul futuro dell'istituzione - organizzata dalla Regione che si è chiusa ieri nella Scuola Grande di san Giovanni Evangelista. Tante le "ricette" culturali di rilancio, ma il problema è la città. La necessità di attività permanenti che portino l'attività della Biennale sull'intero arco dell'anno. Il rilancio dell'Asac, l'Archivio storico delle arti contemporanee, dando a esso un ruolo «produttivo» e una sede certa. L'ingresso nella Biennale di quell'interdisciplinarietà tra i vari settori, chiamando i direttori a collaborare in modo organico e con progetti condivisi. Sono stati questi alcuni dei temi ricorrenti nella foltissima serie di interventi, ma che rischiano di restare come avviene da decenni lettera morta se la città, e con essa la Biennale, non si risvegliano da quello che il prorettore dell'Iuav Pierluigi Sacco coordinatore del convegno con il portavoce del presidente della Regione Giancarlo Galan, Franco Miracco ha definito una sorta di «torpore progettuale». Padiglioni ostacolati. Ne ha dato un esempio efficace il direttore della Collezione Guggenheim che ha in carico anche il Padiglione degli Stati Uniti ai Giardini Philip Rylands. ricordando come le riunioni annuali con i commissari dei padiglioni stranieri per le Mostre di Arti Visive e Architettura si siano progressivamente trasformate, da giornate di confronto e dibattito a brevi sermoni mattutini limitati all'ascolto del progetto del curatore di turno. E quando, qualche anno fa, la Gug-genheim ha chiesto al Comune proprietario dei Giardini e alla Biennale di poter utilizzare il padiglione statunitense anche nel corso dell'anno per mostre, il risultato ha spiegato Rylands è stato quello di uno scaricabarile che non ha portato ad alcuna decisione, pur senza un formale rifiuto, in tipico stile veneziano. Le obiezioni di Scaparro. Di particolare interesse gli interventi dei due direttori uscenti e probabilmente rientranti di Teatro e Cinema Maurizio Scaparro e Marco Muller. Scaparro ha fatto riferimento al «rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali» citato da Pasolini nei suoi Scritti Corsari, per alludere ai problemi di città e fondazione, ricordando che però «la stanchezza della Biennale è stata spesso figlia della stanchezza della politica nei suoi confronti, rivendicando per il futuro quell'apertura ai giovani già declinata con il campus teatrale goldoniano. Le critiche di Müller. Da parte sua, Müller ha evidenziato una delle pecche più evidenti del pur meritorio convegno biennalesco, accanto a un eccesso di cerebralismo intellettuale in diversi interventi. «Manca la memoria storica della Biennale ha detto i precedenti presidenti come Ripa di Meana, Portoghesi, Galasso, Rondi, lo stesso Baratta, perché anch'io nel mio lavoro ho sempre guardato a quello dei miei predecessori. In Biennale, per il settore Cinema, nel budget non ho mai potuto contare su un bilancio preventivo e per collarsi e collaborare con altre istituzioni servono anche fondi. Io ci ho provato, ma, ad esempio, in quattro anni non sono mai riuscito ad avere un contatto con un'università come l'Iuav». E poi il problema dei servizi, dei luoghi di accoglienza, delle agevolazioni, «quando perfino nel manifesto per la Mostra del Cinema del '32 si leggeva: tariffe ridotte per treni e aerei per tutti i partecipanti». Daverio «provoca». Per Daverio, per cui le ultime tre Biennali Arti Visive post-Szeemann sono state un fallimento, «Venezia ha ridato vita al Carnevale spostandolo dall'inverno all'estate», quella dell'apertura della Mostra internazionale dell'arte, che è ormai solo «un salotto della celebrazione del lusso per ricchi, in una città in cui tutto è affittabile». Per Venezia e la Biennale ha sottolineato c'è bisogno di tornare all'uso della creatività, abbandonando il mestiere di affittacamere. Quello per cui, come ha ricordato la curatrice Camilla Seibezzi i palazzi veneziani adibiti a padiglioni stranieri vengono affittato tra i 100 e i 200 mila euro, mentre la quota da versare alla Biennale per le mostre patrocinate è passate in due anni da 4 mila a 24 mila euro. Brusatin: «Mose da umanizzare» Una performance dei giovani dell'Accademia che occupino il ponte di Calatrava, «così almeno servirà a qualcosa» o un «progetto di "umanizzazione" del Mose che tramuti l'area della "laguna-lacuna" in un cratere positivo», affidandone le cure a un land-artista di talento come James Turrell. Sono alcune delle proposte che un raffinato storico dell'arte e dell'architettura come Manlio Brusatin ha lanciato ieri al convegno sulla"Nave pirata della Biennale" come recita il suo titolo auspicando per essa un capitano svizzero (leggi Marco Müller). Brusatin, che ha richiamato esempi illustri di felice interdisciplinarietà passata della Biennale dal Carnevale teatro di Scaparro con il Teatro del Mondo di Aldo Rossi, alla straordinaria mostra del centenario, Identità-Alterità di Jean Clair, auspica l'unificazione dei settori di Arte e Architettura e un collegamento organico con la Triennale di Milano. Angela Vettese, direttore della Fondazione Bevilacqua La Masa, ha difeso la Biennale - con le sue contraddizioni come unica vera istituzione culturale e artistica italiana e ha auspicato per l'Asac una nuova sede operativa e funzionale ovunque sia, dall'Arsenale a Porto Marghera che permetta di creare intorno all'Archivio attività connesse e aperte ai giovani sul modello della parigina Grand Bibliothèque. Inoltre, uno spazio definito dove possano sorgere nuovi padiglioni stranieri, sfuggendo al taglieggio degli affitti nei palazzi veneziani. Da parte sua, Luca Massimo Barbero, curatore italiano della Guggenheim e suo predecessore alla Bevilacqua, sottolinea per la Biennale la necessità di tornare a una politica del rischio nelle sue attività e la creazione di un tavolo di concertazione tra le istituzioni che possa definire una strategia di rilancio culturale e artistico per una città che ne ha un disperato bisogno. Adriano Donaggio ha insistito sulla necessità che l'Asac torni a occuparsi della catalogazione del suo patrimonio e, contemporaneamente, lo metta in rete perché esso sia fruibile anche da un punto di vista virtuale. Solo un assaggio dei moltissimi interventi, che anche ieri hanno comunque testimoniato del forte interesse per la Biennale.
Biennale in crisi in una città in affitto
Ieri si è tenuto un convegno sulla "Nave pirata della Biennale" organizzato dalla Regione e coordinato dal prorettore dell'Iuav Pierluigi Sacco. Il convegno ha visto la partecipazione di molti esperti e direttori di istituzioni culturali. I temi trattati sono stati la necessità di attività permanenti per la Biennale, il rilancio dell'Asac, l'ingresso di nuovi settori e la necessità di tornare a una politica del rischio. I direttori uscenti di Teatro e Cinema Maurizio Scaparro e Marco Muller hanno espresso le loro critiche sulla Biennale, accusandola di essere in torpore progettuale.
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