Vittorio Sgarbi, sa che cosa è accaduto a Italo Spagna? È ai domiciliari. Secondo l'accusa vendeva opere false o restituiva falsi a chi gli aveva prestato originali. «Il marchio Marescalchi è legato ai grandi del '900, ha goduto di un prestigio molto alto e la sua galleria ha messo in circolazione opere importanti. Mi stupisce che siano caduti così in basso». Lei conosce Spagna? «Certo che sì. Avevo conosciuto Marescalchi, il fondatore, tanti anni fa, poi quando è morto ho avuto rapporti con Spagna. Rapporti formali, legati a richieste di prestiti di quadri. Ricordo che gli chiesi un Francis Bacon per una mostra a Torino sul male». Che opinione ha di lui? «Sarà stato abituato al regime Marescalchi, deve essersi indebitato. Potrebbe aver acquistato opere importanti a prezzi molto alti con soci ai quali poi non è riuscito a dare un profitto sufficiente, forse per difficoltà nella vendita. Non credo che l'obiettivo fossero le truffe in sé». Nell'ambiente si sapeva che la Galleria era in difficoltà. Lei ne era a conoscenza? «Prima di oggi nessuno me ne aveva parlato in questi termini, sono situazioni più note agli addetti al mercato». Il mercato. L'aspetto forse più sorprendente è che collezionisti rinomati spendessero valanghe di soldi per acquistare falsi, peraltro pacchiani, stampe su carta incollate sulla tela. Dietro, bolli e autentiche sembrerebbero perfettamente riprodotti. Insomma che succede in questo mercato? «La percezione dell'arte contemporanea è legata più all'iconografia che all'effettiva qualità di artisti e opere. A differenza dei maestri dell'800, quelli del '900 si preoccupano di rendere riconoscibili le loro opere anche senza un'applicazione particolare. Il criterio non è più la qualità ma la verifica notarile, l'autentica. Per questo il bollo è più importante, neanche si guarda a quello che c'è davanti». Ma perché? «L'opera d'arte oggi è soprattutto un investimento. Una signora che negli anni '60 avesse comprato una pelliccia oggi la butterebbe, se con la stessa spesa avesse acquistato due Morandi si troverebbe con due milioni di euro. Al piacere dell'opera è subentrato il compiacimento per aver ben investito il denaro. Così un falso autenticato può diventare importante. Le posso raccontare quello che mi successe circa dieci anni fa proprio a Bologna?». Prego. «Andai a cena a casa di una famiglia ricchissima. Appena entrato vidi un'importante collezione di maestri del '900: Chagall, Sironi, Morandi... tutti autori tipici di Marescalchi. Erano ben illuminati ma, avvicinandomi, mi sono accorto che erano tutte foto. "Gli originali mi disse la padrona di casa - li teniamo in banca nel caveau". Allora, in modo forse impertinente, chiesi: "Ma quando invitate qualcuno non potreste tirarli fuori?". E lei: "Ma no, tanto non se ne accorge nessuno"». Sicuro che li avessero davvero, gli originali? «Ma sì, erano talmente ricchi». E non sapevano di aver invitato Sgarbi, che poteva andare a vedere da vicino? «Non ricordo se mi avessero invitato o se mi avesse portato lì qualcun altro. Forse ero un ospite non richiesto».